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Mediterraneo in pericolo

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30/10/2017 07:30

Decenni di eccessivo sfruttamento stanno mettendo a rischio l’economia e la vita di coloro che dipendono dal mare

Il report “Reviving the Economy of the Mediterranean Sea: Actions for a sustainable future”, elaborato dal WWF in collaborazione con The Boston Consulting Group (BCG), è stato presentato in occasione del convegno Our Ocean tenutosi a Malta ad inizio ottobre e risulta essere, ad oggi, il quadro più aggiornato sui principali “asset” naturali del Mar Mediterraneo come piante marine, specie ittiche, cattura del carbonio, coste produttive, pesca, ecc..

Il WWF ha calcolato che, pur coprendo appena l’1% della superficie degli Oceani del mondo, il Mediterraneo è capace di fornire il 20% del Prodotto Marino Mondiale Lordo, indicatore contabile del livello dei “servizi naturali”, sostenendo circa 150 milioni di persone che vivono lungo i suoi 46.000 chilometri di costa.

Il rapporto rileva, tuttavia, che molte risorse principali nel Mar Mediterraneo stanno diminuendo a causa dello sfruttamento non sostenibile e che il loro utilizzo si sta accelerando, infatti per l’arco temporale 2025-2030 è previsto un’ulteriore rapida crescita di attività, che vanno dai trasporti marittimi alla realizzazione di nuove infrastrutture sulle coste, all’incremento della pesca e del turismo che potranno condurre ad un rapido declino di tanta ricchezza.

L’obiettivo del WWF alla conferenza è stato quello di sollecitare il confronto e la discussione, proponendo 6 priorità strategiche per raggiungere un futuro sostenibile per il Mediterraneo fra cui implementare piani di gestione degli oceani integrati ed attenti agli ecosistemi, assicurare la sostenibilità del settore della pesca, ridurre l’impatto del turismo di massa pensando a nuovi modelli di turismo sostenibile, etc.

Solo per limitarsi al settore turistico, per il prossimo decennio, gli studiosi prevedono un incremento annuo di visitatori internazionali pari al 3% nell’area mediterranea che aggiungerà altri 200 milioni di persone ai 300 milioni attuali, con il conseguente aumento di impianti, servizi e lavoratori impiegati; un fenomeno che richiederà certamente molta attenzione, vista la pressione a cui l’ambiente è già sottoposto.

Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia, ha dichiarato, senza mezzi termini: “Il rapporto chiarisce quanto rilevante sia il valore economico, ambientale e sociale del Mediterraneo e quale sarà il costo che la grande comunità mediterranea dovrà sostenere se non verranno avviate le necessarie politiche di conservazione, mitigazione e tutela. La pressione esercitata sulle risorse ittiche, sulle aree costiere e gli ecosistemi marini è insostenibile e senza precedenti, in Mediterraneo come nella maggior parte dei mari e degli oceani del pianeta. I leader europei e del mondo, riuniti a Malta, devono cogliere questo momento per impegnarsi affinché siano raggiunti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e dell’accordo globale sul clima del 2015. Non c’è tempo da perdere”.

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