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Eliminare le sostanze tossiche nei tessuti

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13/12/2017 07:30

L’impegno del consorzio italiano Detox

Nel 2011 una ricerca, commissionata da Greenpeace, ha rivelato come abiti e scarpe vendute a livello globale dalle più grandi marche sportive sono fabbricati impiegando sostanze pericolose durante una o più fasi del processo produttivo.

Questo studio si inserisce nella campagna a più ampio respiro “Detox” lanciata dall’associazione allo scopo di bandire le sostanze tossiche, o pericolose per l’uomo e per l’ambiente, dai capi d’abbigliamento.

L’iniziativa intende infatti spingere i grandi brand della moda a lavorare in sinergia con i propri fornitori per rendere la propria filiera produttiva eco-sostenibile ed eliminare dai capi d’abbigliamento e dall’ambiente tutte quelle sostanze estremamente inquinanti e tossiche. In concreto Greenpeace chiede ai brand di procedere all’eliminazione dei composti tossici dalla propria filiera produttiva, dando priorità a quelle sostanze particolarmente pericolose con l’obiettivo di eliminarle subito. Chiede altresì, nello spirito di trasparenza e diritto all’informazione del consumatore, di pubblicare i dati sull’eliminazione delle sostanze stesse. Sul sito di Greenpeace si possono vedere le undici sostanze chimiche pericolose da eliminare.

Per comprendere la portata del problema ed il suo potenziale impatto sulla salute dell’uomo, Greenpeace, all’interno della stessa campagna Detox, ha diffuso nel 2014 la ricerca “Piccoli mostri nell’armadio”, che ha indagato sulla presenza di sostanze chimiche pericolose in vestiti e calzature per bambini, anche al di sotto dei tre anni.

Di fronte a questa situazione, molte sono le aziende della Moda italiana che negli ultimi anni hanno risposto all’”appello” di Greenpeace, impegnandosi per l'eliminazione delle sostanze tossiche lungo tutta la filiera produttiva dei tessuti; l'industria tessile è infatti la seconda più inquinante del mondo perché impiega oltre 2000 sostanze chimiche molte delle quali nocive per l'ambiente e per l'uomo.

Data la difficoltà di convertire i propri sistemi produttivi ai principi della campagna, alcune imprese italiane hanno deciso di affrontare questo percorso insieme, unendosi nel Consorzio Detox. Nel febbraio 2016, 20 aziende del distretto tessile pratese, guidate da Confindustria Toscana Nord, decide infatti di aderire collettivamente, senza riserve ed in tutte le sue parti, agli impegni Detox di Greenpeace; nel marzo 2016, altre 7 imprese si uniscono al gruppo iniziale, incrementando in modo significativo i volumi dei prodotti interessati. Ad oggi le aziende aderenti al Consorzio sono 30 e rappresentano varie parti della filiera manifatturiera tessile: aziende produttrici di filato, di tessuto e di materie prime, aziende di tintoria e rifinizione filati o tessuti, produttori di chemicals per l’industria tessile.

Gli impegni del Consorzio prendono anche spunto da uno specifico studio condotto nel 2016 dal laboratorio di analisi BuzziLab e dal Consorzio stesso; lo studio ha preso in esame circa 1200 coloranti utilizzati comunemente nelle tintorie, da cui sono state estratte 228 materie coloranti diverse che rappresentano circa il 90% delle sostanze coloranti utilizzate a livello mondiale nelle filiere tessili. Nello specifico lo studio si è concentrato su 4 degli 11 gruppi di sostanze tossiche bandite da Greenpeace: Ammine aromatiche, Alchifenoli Etossilati, Clorofenoli e Ftalati. I risultati hanno evidenziato che il 70% delle materie coloranti esaminate risultano contaminate per presenza di sostanze chimiche pericolose, rilevate a concentrazioni superiori ai limiti previsti da Detox.

Per sostenere le imprese aderenti nel raggiungimento degli obiettivi detox, il Consorzio fornisce loro le procedure di monitoraggio e controllo da attuare nella propria catena di fornitura per eliminare o ridurre al minimo le possibili fonti di contaminazione non documentata. Le procedure sono finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo dell’eliminazione del rilascio delle sostanze chimiche nocive secondo il principio di prevenzione, ricercando cioè soluzioni mirate all’eliminazione delle sostanze chimiche nocive utilizzate alla fonte e non attraverso tecniche adottate a fine ciclo o tramite processi di gestione dei rischi. Per questo le aziende sono dotate di una specifica lista contenente l’elenco delle sostanze soggette a limitazione “di produzione” o “combinato”.

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