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Accertate le cause dell’inquinamento delle acque del fosso Poggiale e del canale di San Rocco (Grosseto)

14/04/2015 07:45

I risultati dell'indagine congiunta ARPAT e NOA della Polizia Municipale di Grosseto sulle cause di inquinamento

Accertate le cause dell’inquinamento delle acque del fosso Poggiale e del canale di San Rocco (Grosseto)

scarico sul fosso Poggiale

In seguito alla segnalazione pervenuta al Dipartimento ARPAT di Grosseto alla fine del mese di febbraio, circa la presenza di acqua scura, torbida e maleodorante lungo il fosso Poggiale e lungo il Canale Emissario San Rocco con la presenza di schiume persistenti, sono stati effettuati sopralluoghi congiunti da parte del personale ARPAT e del Nucleo Operativo Antidegrado (NOA) della Polizia Municipale di Grosseto, che hanno permesso di rinvenire le cause del degrado ed inquinamento delle acque del fosso Poggiale e del Canale Emissario San Rocco.

Durante il primo sopralluogo, nel quale sono stati prelevati campioni di acqua in vari punti del fosso, si è scoperto uno sversamento nel fosso Barbanella di acqua di colore bianco, proveniente da uno scarico, risultante poi di un Caseificio di un'azienda agricola del luogo, che è stato a sua volta campionato. Le analisi dello scarico hanno evidenziato un forte apporto inquinante alle acque del corpo idrico (BOD51 superiore a 4000mg/L di O2; Azoto ammoniacale 3,7 mg/L; Fosfati totali 220 mg/L; COD2 superiore a 10000mg/L ; Azoto totale 87 mg/L). Le prime analisi del refluo del caseificio hanno pure evidenziato concentrazioni, per i parametri BOD5 COD, superiori ai limiti di legge per lo ccarico industriale in acque superficiali.

E' stato quindi deciso di ispezionare l'intera azienda agricola, che oltre al caseificio, comprendeva al suo interno anche un impianto di produzione del biogas e un allevamento di bufale da latte, e di effettuare ulteriori campionamenti delle acque presenti nelle canalette di scolo dei campi dell’azienda per la verificare lo stato del corpo idrico circostante.
L'ispezione ha rilevato varie violazioni di legge, segnalate ai diversi enti competenti; è stato infatti riscontrato che:

  • i sistemi di raccolta e di stoccaggio degli effluenti dell'allevamento di bufale, dei liquidi di sgrondo dei materiali palabili in fase di stoccaggio e/o le eventuali acque di lavaggio delle platee, non garantivano la protezione dei corpi idrici circostanti. Tutto questo, oltre la presenza di colaticci di digestato liquido, derivante dall'impianto a biogas, rinvenuti nelle scoline agricole attorno all'azienda e nel fosso Poggiale;
  • non è stata presentata la documentazione richiesta dalla norma relativa all'obbligo dell'autocontrollo alle emissioni in atmosfera negli anni 2013 e 2014, dell'impianto a biogas, in quanto avente potenza termica nominale inferiore a 3 MW;
  • i risultati analitici dello scarico del Caseificio, hanno portato a ritenere che non siano state rispettate le prescrizioni autorizzative allo scarico in quanto non è stato garantito “il mantenimento in perfetto stato di conservazione e funzionamento degli impianti di trattamento autorizzati, effettuando tutte le operazioni di periodica manutenzione e conduzione necessarie”. 

B.O.D. 5 (Biochemical Oxyge Demand) - Il parametro rappresenta un indicatore del potenziale di riduzione dell'ossigeno disciolto nei corpi idrici ricettori degli scarichi con possibili effetti ambientali negativi.
C.O.D. (Chemical Oxygen Demand) Un alto valore di COD di uno scarico comporta una riduzione dell'ossigeno disciolto nel corpo idrico ricettore e quindi una riduzione di capacità di autodepurazione e di sostenere forme di vita.
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