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Esiti delle verifiche effettuate allo stabilimento Solvay di Rosignano (LI) a seguito del disservizio elettrico del 5 febbraio

21/03/2014 15:00

L'intervento del Dipartimento di Livorno a seguito del disservizio che aveva comportato l'arresto degli impianti con fuoriuscita di vapore acqueo e rumori intensi avvertiti dalla popolazione residente.

A seguito del disservizio elettrico verificatosi lo scorso 5 febbraio presso lo stabilimento Solvay Chimica Italia di Rosignano, che aveva comportato l'arresto degli impianti con fuoriuscita di vapore acqueo e rumori intensi avvertiti dalla popolazione residente, il Dipartimento di Livorno ha tempestivamente analizzato le informazioni fornite nei tempi previsti dall'Azienda, ritenendo attendibile la ricostruzione delle cause e degli effetti di tale evento prodotta dalla Società anche sulla base delle conoscenze delle varie unità produttive dello stabilimento Solvay acquisite dal Dipartimento in fase di controllo.

Tuttavia, come di prassi, il Dipartimento ha provveduto d'iniziativa ad ulteriori verifiche che sono state effettuate con un sopralluogo dei tecnici ARPAT presso lo stabilimento Solvay Chimica Italia in data 10 febbraio 2014. Durante il sopralluogo sono state raccolte informazioni sulla corretta applicazione delle procedure di fermata di emergenza delle unità produttive ed acquisite evidenze in merito alle prestazioni ambientali dell’insediamento durante la fase di fermata e di riavviamento.

Il disservizio elettrico è riconducibile alla rottura di un polo di un interruttore di manovra che lavorava alla tensione di 132 kV. Il boato avvertito dalla popolazione è riconducibile all’apertura di una valvola di sicurezza intervenuta per scaricare il gas isolante contenuto nel polo successivamente danneggiato. A seguito di tale anomalia, anche se l’assenza di energia elettrica è stata di un solo secondo, gli impianti si sono fermati e il riavviamento ha successivamente richiesto del tempo.

Per quanto riguarda l'unità produttiva sodiera la durata complessiva della fermata è stata di circa 2,5 ore, ma le operazioni di riavvio completo hanno richiesto circa due giorni. Infatti, gran parte delle utenze della sodiera possono essere riavviate in remoto da sala controllo ma la procedura prevede che il personale provveda al riavvio in campo dopo verifiche puntuali e attività manuali.
In caso di fermata di emergenza, per quanto riguarda gli impatti ambientali, i punti critici che vanno gestiti opportunamente sono rappresentati dalle emissioni di ammoniaca provenienti dal settore distillazione (sia in atmosfera che nello scarico). In sede di sopralluogo è stata pertanto verificata l'attuazione delle procedure previste e sono stati analizzati i dati, registrati in continuo dal sistema di controllo, utili alla quantificazione degli impatti.
In merito alla gran quantità di vapore scaricata in atmosfera che, sia come impatto visivo che per il forte rumore prodotto, hanno generato allarmismo nella popolazione è stato precisato che, durante la fermata, è stato necessario scaricare in aria il vapore (non utilizzato) alimentato alla sodiera dalla centrale Rosen.

In particolare il vapore è stato scaricato:

  • dalle valvole di sicurezza installate sui tre livelli di pressione dei servizi generali in prossimità della centrale Rosen in quanto il settore essiccamento della sodiera, principale utilizzatore di vapore ad alta pressione, era fermo;
  • dalle valvole di sicurezza sul circuito a pressione poste, in prossimità della sodiera, a protezione del settore distillazione anch’esso fermo.

Il rilascio ha avuto una durata di circa un’ora in quanto la centrale ha provveduto ad abbassare il carico ma non a fermare del tutto la produzione di vapore perché, data l’entità del disservizio, era noto che in poco tempo gli impianti sarebbero rientrati in marcia.

Per quanto riguarda invece le unità produttive clorometani, clorosoda e perossidati il contratto di fornitura stipulato con TERNA prevede l’interrompibilità dell’alimentazione elettrica senza preavviso e pertanto sono state applicate le normali procedure di arresto corrispondenti.

Si precisa che nel corso del 2013 l’interruzione volontaria da parte di Terna si è verificata 5 volte. In questi casi, come nel caso dell’evento del 5 febbraio, in tutte e tre le unità produttive si è provveduto alla fermata in sicurezza in automatico degli impianti. Durante la fermata non sono previste emissioni transitorie in ambiente da nessuno di questi impianti.
Dopo le opportune verifiche sull’affidabilità dell’alimentazione elettrica le tre unità produttive sono state quindi rimesse in marcia e riportate a regime entro la fine della giornata stessa.

Sulla base di quanto rilevato in sede di sopralluogo e della documentazione acquisita si è pertanto constatato che le procedure di fermata in sicurezza degli impianti sono state regolarmente adottate.
Dalle valutazioni dei dati forniti dall'Azienda è stato inoltre possibile appurare che non si sono verificati significativi incrementi dei quantitativi degli inquinanti normalmente emessi nell’ambiente.

Azioni sul documento

inquinanti

Inviato da Utente anonimo il 01/04/2014 20:21

Faccio notare che Solvay parlava di vapor acqueo. Nelle ultime tre righe del Vs comunicato si capisce che non è così, sempre secondo i dati forniti da Solvay. In pratica, sembrerebbe di capire che Solvay ha inquinato un po' più del solito (sempre secondo loro)...

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