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Controllo della qualità delle acque destinate al consumo umano

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19/12/2014 10:00

Chi fa cosa: i compiti dei vari soggetti coinvolti

Le principali norme che regolano la materia del controllo delle acque destinate all'uso umano sono il Decreto legislativo n. 31/2001 e, in Toscana, la Delibera della Giunta Regionale n. 320/2005, che detta le "Linee guida per l'applicazione del D. Lgs. 31/2001 relativo alla qualità delle acque destinate al consumo umano."

Il sistema dei controlli (vedi tabella riepilogativa dei compiti dei diversi enti) definito nella DGR 320/2005 è finalizzato alla tutela della salute pubblica dai rischi derivanti dal consumo di acque non conformi agli standard di qualità fissati dalle vigenti norme.

La DGR distingue fra due tipi di controllo, quello interno, a cura del gestore dell'acquedotto e quello esterno, a cura delle Aziende USL.

"L’obiettivo principale del controllo interno del gestore è quello di garantire la distribuzione di acqua potabile di ottima qualità, che al minimo deve rispettare gli standard di qualità fissati dalle vigenti norme. Detto controllo interno, oltre a verificare la qualità dell’acqua distribuita, deve favorire azioni preventive tese ad ottimizzare la captazione, il trattamento e la distribuzione delle acque . Riguarda, innanzitutto, l'acqua fornita dai pubblici acquedotti, ma anche l'acqua delle fonti di approvvigionamento sfruttate a scopo potabile, in relazione alle conseguenze dirette o indirette che una loro contaminazione potrebbe determinare sulla qualità dell'acqua destinata al consumo umano. "

L'Azienda USL è responsabile del controllo della qualità delle acque erogate ai sensi del D.Lgs 31/2001 e delle acque prelevate ad uso idropotabile prelevate da corpi idrici sotterranei.

Il controllo dei Servizi delle Aziende USL, definito esterno, non è sostitutivo di quello definito interno ai sensi dell'art. 7 del D. Lgs. 31/2001 che il titolare dell'acquedotto è tenuto ad effettuare, e non deve quindi essere organizzato in modo da supplire ad eventuali inadempienze.

In molte zone della nostra Regione le acque utilizzate per gli usi potabili hanno origine sotterranea e quindi sono soggette al controllo del gestore e della Azienda ASL.

Per quanto riguarda l'Agenzia, la DGR circoscrive i compiti in modo molto chiaro: "L'Agenzia Regionale di Protezione Ambientale - ARPAT - è responsabile del controllo della qualità delle acque destinate all’uso idropotabile prelevate da corpi idrici superficiali".

Quindi l'ARPAT controlla, ai fini della loro classificazione, le acque superficiali (fiumi e laghi) prima che siano rese potabili dai gestori degli acquedotti e le ASL dopo questo processo di potabilizzazione, prima dell'immissione nella rete.

ARPAT cura inoltre il monitoraggio delle acque sotterranee a fini ambientali ai sensi del D. Lgs. 30/2009, attraverso una rete di stazioni di monitoraggio (Rete MAT) definita in accordo con la Regione, che comprende principalmente captazioni destinate alla produzione di acqua potabile ma non rappresenta la totalità di queste.

La Regione con un proprio atto individua periodicamente (vedi ad esempio DD 1800/2011 e relativo allegato con l'elenco dei corsi d'acqua e dei punti di prelievo) tutte le acque superficiali che sono captate per essere immesse, dopo opportuni procedimenti di potabilizzazione, nelle reti degli acquedotti. ARPAT svolge il proprio compito di controllare la qualità di queste acque mediante una rete di monitoraggio costituita dai dei punti di campionamento definiti POT.

Il numero dei POT da monitorare richiesto ad ARPAT viene annualmente recepito negli Indirizzi che la Giunta Regionale fornisce all'Agenzia in vista della programmazione delle attività.

I punti di prelievo definiti POT sono poco più di 120 e, come detto, sono stabiliti con provvedimento regionale; detti punti, rappresentativi di altrettanti corpi idrici superficiali le cui acque sono destinate alla produzione di acqua potabile sono costantemente monitorati da ARPAT; nel triennio 2011-2013 sono stati analizzati oltre 3700 campioni d’acqua per un totale di oltre 155.000 determinazioni analitiche.

ARPAT, nell'ambito del proprio impegno per assicurare la massima informazione ambientale, pubblica a disposizione di tutti:

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