Vai ai contenuti. | Spostati sulla navigazione

Sei in: Home Notizie Notizie brevi 2014 Biomassa e filiera corta

Dove Siamo

 

Biomassa e filiera corta

02/10/2014 13:00

Le principali criticità

Con il termine filiera corta s’individua tutto l’insieme di pratiche finalizzate al recupero di un rapporto diretto tra produttori e consumatori, anche al fine di contenere e ridurre i costi al consumo dei prodotti (in questo caso trattasi di energia). Nelle filiere corte rientrano sia le micro-filiere di autoconsumo per la produzione di energia termica e acqua sanitaria destinata al fabbisogno di locali con volumetrie ridotte, sia le esperienze di microgenerazione. Questa tipologia di filiera ben si adatta all’interno di aziende agrarie, zootecniche o a vocazione serricola. Per quanto riguarda le prime, infatti, lo sfruttamento del cascame termico prodotto nei piccoli impianti consente non solo di garantire la sostenibilità economica dell’investimento, ma anche di valorizzare le potenzialità energetiche delle biomasse, nonché la stretta congiunzione che lega il territorio di produzione della materia prima all’utenza finale.

Sulla base delle esperienze fino ad oggi condotte nel settore della bioenergia, si può affermare che gli aspetti critici di maggior rilevanza sono quelli relativi alla fattibilità economica, al consenso sociale ed all’effettiva disponibilità di biomassa. In particolare:

  • per quanto riguarda la produzione di energia elettrica da biomasse vegetali, le principali motivazioni che rendono negativa l’economicità dei progetti sono gli ingenti costi di investimento in fase di realizzazione e gli elevati costi della biomassa in fase di gestione. Anche per il settore dei biocombustibili liquidi (biodiesel e bioetanolo) e gassosi, strettamente legati al comparto agricolo, non sono poche le difficoltà da risolvere per rendere economicamente vantaggioso il bilancio dell’intera filiera di produzione. Si può immaginare un percorso di sviluppo delle filiere agro-energetiche, solamente attraverso l’affermazione di adeguati meccanismi di incentivazione a sostegno del reddito degli agricoltori, primo anello della filiera, fino alla defiscalizzazione del prodotto finito;
  • in merito al problema dell’accettabilità sociale, questo rappresenta oggi la seconda delle barriere per lo sviluppo delle biomasse come FER ed, in particolare, è ormai riconosciuto che l’accettabilità sociale è, ed è stata, la causa più frequente di insuccesso delle varie iniziative, in particolare per impianti di produzione di energia elettrica alimentati da biomasse vergini. La biomassa è l’unica fonte rinnovabile che, prima di essere utilizzata, deve essere prodotta (coltivata se di origine agricola o comunque curata se forestale), raccolta e trasportata.

La normativa della Regione Toscana prevede l'individuazione di alcune aree non idonee per gli impianti di produzione di energia elettrica da biomasse (Allegato 2 alla Scheda A.3 della Proposta di PAER). Con l’approvazione delle aree non idonee nel Piano Ambientale ed Energetico Regionale (PAER) e con l'attuale sistema incentivante a livello nazionale, si privilegiano fortemente gli impianti che si approvvigionano da filiera corta (entro 70 km) e gli impianti di piccola e media taglia (<1MW).

Ricordiamo infatti che il concetto di filiera corta per le biomasse a fini energetici ha trovato un riconoscimento e una qualificazione normativa con il DM 2 marzo 2010, approvato in attuazione della legge finanziaria 2007 (n. 296) e del collegato Decreto Legge 1 ottobre 2007, n.159. Il Decreto 2 marzo 2010 definisce le modalità per tracciare e rintracciare le biomasse destinate alla produzione di energia elettrica per ottenere il coefficiente di moltiplicazione dei certificati verdi. La condizione per ottenere questo beneficio era che le biomasse utilizzate dovessero provenire da filiera corta, cioè ottenute entro un raggio di 70 km dall’impianto che le utilizza.

In alternativa le biomasse potevano provenire da accordi di filiera o contratti quadro ai sensi degli art. 9 e 10 del D.lgs 102/2005. Il provvedimento definisce come “biomassa da filiera corta” la “parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura, comprendente sostanze vegetali e animali, e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, prodotti entro il raggio di 70 km dall'impianto di produzione dell'energia elettrica. La lunghezza del predetto raggio è misurata come la distanza in linea d'aria che intercorre tra l'impianto di produzione dell’energia elettrica e i confini amministrativi del Comune in cui ricade il luogo di produzione della biomassa”.

Testo a cura di Andrea Villani

Azioni sul documento
Strumenti personali