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Lo squaletto spiaggiato a San Vincenzo (LI) e altri squali registrati nel database del progetto Medlem

26/04/2013 15:00

Il Settore Mare di ARPAT è intervenuto domenica 21 aprile per lo spiaggiamento di un piccolo squaletto a San Vincenzo constatando che si trattava di un giovanissimo esemplare della specie Prionace glauca (verdesca)

Lo squaletto spiaggiato a San Vincenzo (LI) e altri squali registrati nel database del progetto Medlem

Prionace glauca (verdesca)

In seguito alla comunicazione della Polizia Municipale di San Vincenzo, come riportato sulla stampa locale, il 21 aprile scorso il Dr. Fabrizio Serena del Settore Mare di ARPAT ha effettuato il sopralluogo per il ritrovamento di un piccolo squaletto spiaggiatosi il giorno precedente. Si trattava di un esemplare della specie Prionace glauca (verdesca), una femmina giovanissima (meno di un mese di vita), lunga 57 cm e del peso di nemmeno 400 grammi, che è stata recuperata ed analizzata nei laboratori del Settore Mare di ARPAT, a Livorno.
Sull’esemplare è stato infatti applicato il protocollo di campionamento e rilevamento dati previsto dal progetto MEDLEM (Mediterranean Large Elasmobranchs Monitoring), progetto di respiro mediterraneo che ARPAT coordina.

Sullo squalo sono stati registrati i dati morfometrici e sono stati prelevati campioni di muscolo per indagini genetiche, sono state asportate alcune vertebre, per la determinazione dell’età dell’animale e lo stomaco per lo studio della dieta.
Sicuramente le cause di morte non sono analoghe a quelle che stanno provocando la morte dei delfini in Toscana. E’ più probabile, invece, che questi pesci vengano catturati in maniera del tutto casuale ed accidentale dai diversi attrezzi da pesca in uso nelle marinerie locali (reti da posta, palangari, reti a strascico ecc.), come è successo per lo squalo volpe all’isola d’Elba qualche giorno fa (vedi notizia del 17/04/2013) e che poi vengano ributtati in mare, a volte ancora vivi o tramortiti, perché di nessun interesse per la commercializzazione o troppo piccoli, come in questo caso.

Lo stesso giorno veniva anche segnalata la cattura accidentale, avvenuta in Sicilia, a San Vito lo Capo, di un esemplare appartenente alla specie Odontaspis ferox (cagnaccio), una femmina adulta lunga circa 3,5, rimasta impigliata nelle reti da posta di un pescatore locale. squalo cagnaccio
Il cagnaccio è uno squalo poco conosciuto, segnalato soprattutto in Liguria, Sicilia e Mar Adriatico; è definito "timido e lento", non è mai stato ritenuto responsabile di attacchi all'uomo anche perché vive di solito a grandi profondità (fino a 400 m), sempre vicino al fondo, dove si nutre di pesci e cefalopodi, soprattutto di quelli più teneri e lenti anche a causa dei suoi denti, poco differenziati e più piccoli e deboli rispetto ad altre specie.
La sua carne è considerata piuttosto pregiata localmente e quindi è utilizzato per il consumo umano.
In questo momento la specie non è soggetta a nessuna normativa o regolamenti UE specifici. Data la rarità del ritrovamento anche questo importante dato è stato inserito nell’archivio del progetto
MEDLEM.

squalo makoSempre in questi giorni gli operatori di ARPAT, gestori del data base MEDLEM ospitato proprio nel sito Web dell’Agenzia, hanno registrato un’altra cattura accidentale di uno squalo mako (Isurus oxyrinchus) avvenuta a Soverato (CZ) per mezzo di un amo di un palamito. In questo caso si è registrato il dato ed una fotografia della testa, senza poter stabilire sesso o dimensioni dell’animale (forse circa 3,5 m, dicono i presenti sul posto) perché il resto del corpo era già stato commercializzato.

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