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Lo smaltimento delle acque della piscina del CISAM di Pisa

09/04/2013 16:14

Il punto su questa fase del decommissionig dell’impianto militare di San Piero a Grado

Cose’è il CISAM

Il Centro nasce nel 1956 con il nome di C.A.M.E.N. (Centro per le Applicazioni Militari dell'Energia Nucleare) all'interno del comprensorio dell'Accademia Navale di Livorno. La Marina, in quel periodo, stava infatti pensando all'impiego dell'energia nucleare nel campo della propulsione navale, sia di superficie che subacquea, e le limitate conoscenze nel settore la indussero a costituire un centro di studio e di sperimentazione, avvalendosi anche dell'esperienza dei docenti universitari pisani.

Dalla collaborazione fra Difesa e Università di Pisa nasce l'idea di dotare il centro di un reattore nucleare sperimentale, costruito poi a San Piero a Grado, vicino a Pisa, ove nel 1961 si trasferisce il Centro. Nella nuova sede, il CAMEN viene dotato di laboratori e di attrezzature sperimentali, quali appunto il Reattore Nucleare di Ricerca RTS-1 “Galileo Galilei”.

Così attrezzato il Centro ha sviluppato programmi di ricerca anche in collaborazione con Università, altri Centri di Ricerca ed Industrie Nazionali. Agli inizi degli anni ‘80, un riesame da parte del Ministero della Difesa delle esigenze nucleari delle Forze Armate porta alla determinazione di ridurre l’impegno in questo settore e quindi di bloccare di fatto l’attività principale del Centro. Il reattore ha cessato definitivamente l’esercizio nei primi anni ‘80, e fino a quella data il CISAM ha mantenuto una rete di sorveglianza della radioattività ambientale dell’area circostante l’impianto, i cui dati sono stati pubblicati nei rapporti annuali dall’autorità competente all’epoca (ENEA/DISP).

Vengono quindi avviati studi per l’individuazione di nuove potenziali attività tecniche di interesse del Ministero della Difesa verso le quali riconvertire il Centro. Nel 1985 viene trasformato in C.R.E.S.A.M. (Centro Ricerche, Esperienze e Studi per Applicazioni Militari), e poi dal 1994 viene istituito il C.I.S.A.M.Centro Interforze Studi per le Applicazioni Militari.

Oltre all’attività di ricerca nel campo dell’energia nucleare, il CISAM ospita il deposito di rifiuti radioattivi dell’Amministrazione della Difesa.

 
Lo smantellamento del reattore nucleare (decommissioning)

Dalla fine degli anni ottanta si è avviata la lunga fase di decommissioning dell’impianto, ovvero di smantellamento finale del reattore nucleare sperimentale, che comporta il trattamento e confezionamento dei rifiuti radioattivi e le verifiche finalizzate al rilascio sia di rifiuti solidi e liquidi, che del sito, senza vincoli di natura radiologica. Il termine previsto per il completamento del decommissioning è il 2020, e i costi stimati in circa 30 milioni di Euro, a carico del Ministero della Difesa.

Le prime fasi del decommissioning hanno riguardato il trasferimento del combustibile all’impianto di Saluggia a metà degli anni ottanta, e quello del combustibile mai utilizzato in Francia all’inizio degli anni duemila. Successivamente (2007) è stata smantellata una piccola parte secondaria dell’impianto, e in seguito avviate le procedure di reperimento dei fondi per lo smantellamento completo dell’impianto e la messa in sicurezza del sito. [vedi articolo su Greenreport]

L'attuale fase del decommissioning riguarda lo svuotamento della piscina di raffreddamento del reattore, con il trattamento delle acque contaminate e lo smaltimento delle stesse acque trattate entro i limiti previsti dalla normativa.

Le acque della piscina del reattore sono state preventivamente caratterizzate anche dall’ENEA, oltre che dal Cisam, e contengono in concentrazioni relativamente basse i radionuclidi a vita lunga caratteristici degli impianti nucleari: 3H (trizio), 241Am (americio), 137Cs (cesio), 90Sr (stronzio), 238U e 235U (uranio), isotopi del plutonio.

I 750 metri cubi di acqua presenti nella piscina, pari a 750.000 litri, verranno trattati all’interno dell’area del Cisam per ridurne il contenuto di radionuclidi, e successivamente smaltiti a valle del depuratore di Pisa Sud, fino a confluire nel Canale dei Navicelli. L’attività è stata affidata dal CISAM, a seguito di una gara pubblica, alla ditta spagnola Lainsa, specializzata in questo tipo di attività.

 
L’autorizzazione allo scarico delle acque della piscina del CISAM

L’autorizzazione allo smantellamento (decommissioning) dell’impianto nucleare è rilasciata dallo Stato Maggiore, secondo quanto previsto dalla normativa specifica per i gli impianti nucleari militari.

Dal momento che lo scarico avviene al di fuori dal sito del Cisam, nel dicembre 2011 il CISAM ha attivato la Provincia di Pisa al fine di individuare una procedura con tutti gli enti interessati per la gestione delle acque provenienti dalla piscina del reattore nucleare.

La Provincia, acquisita la disponibilità del gestore dell'impianto di depurazione di Pisa sud (Acque S.p.A.e Acque Industriali) per lo stoccaggio temporaneo presso l'impianto e lo scarico a valle dello stesso (considerata anche la vicinanza dell'impianto di depurazione con il sito CISAM), convoca varie Conferenze di servizio per esaminare la questione arrivando al rilascio, nel maggio 2012, dell’autorizzazione con Determinazione dirigenziale n. 2021.

In base a tale autorizzazione provinciale, lo scarico potrà essere effettuato nel rispetto di una serie di condizioni, tra le quali la principale è che le acque siano preventivamente trattate per l'abbattimento della radioattività fino a determinati limiti.

L’autorizzazione provinciale prevede inoltre che:

  • le acque della piscina dopo il trattamento siano stoccate presso l'impianto di produzione in 2 serbatoi da 40 metri cubi al fine di effettuare le analisi radiometriche, che saranno svolte da parte di ENEA prima di ogni trasporto, mediante autobotte, all'impianto di depurazione di Pisa sud;
  • le acque giunte al depuratore di Pisa sud siano stoccate in una vasca da 50 metri cubi appositamente installata e da lì siano pompate alla vasca di clorazione per essere scaricate gradualmente nella settimana con una portata da 2 a 10 metri cubi/giorno;
  • sia effettuata un'analisi trimestrale da parte di ENEA sui fanghi della vasca di clorazione ai fini della conferma dell'assenza di radioattività.

Lo Stato Maggiore dell’Esercito, che è l’organo preposto al rilascio dell’autorizzazione al Cisam per il decommissioning, pur non essendo obbligato da alcuna norma specifica, ha sottoposto ad ISPRA[1] - – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - la valutazione di tutta l’operazione e in particolare dell’impatto sull’ambiente e sulla popolazione potenzialmente coinvolta.

I limiti di concentrazione per i radionuclidi sono stabiliti in modo da garantire che lo scarico sia non rilevante da un punto di vista radiologico, ovvero, non provochi una dose alla popolazione potenzialmente interessata superiore a 10 microSievert/anno (µSv/a), secondo quanto previsto dalla normativa.

Essenziale al fine di garantire la salute della popolazione coinvolta e la conservazione della qualità dell’ambiente è quindi verificare che l’acqua già presente nella piscina sia trattata in modo adeguato.

Per garantire la trasparenza sulle condizioni di svolgimento dell’operazione e allo scopo di consultazione, il Cisam ha previsto nei prossimi giorni un incontro al quale, oltre alla ditta Lainsa ed a Ispra, sono stati invitati anche la Provincia di Pisa e ARPAT.

Al fine di verificare che lo scarico delle acque trattate non produrrà un impatto significativo da un punto di vista radiologico sull’ambiente e sulla popolazione, mettendo a disposizione delle amministrazioni locali e dei cittadini i dati e le conoscenze, i Settori competenti della Regione Toscana hanno concordato con ARPAT di includere nel piano di monitoraggio della radioattività (in corso di approvazione) anche una attività inerente il Cisam. Il piano operativo di dettaglio relativo al monitoraggio nell’area potenzialmente interessata sarà definito dopo la presentazione delle valutazioni effettuate dal Cisam e da Lainsa.



[1] organo competente alla consultazione per lo smantellamento e al controllo di tutte le operazioni e fasi di decommissioning degli impianti nucleari non militari, ai sensi degli artt. 55 e 56 D.Lgs. 230/95 e s.m.i.)
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