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L'epilogo della balenottera spiaggiata a Rosignano (LI)

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22/03/2013 09:15

Il dettaglio delle operazioni effettuate per il recupero e la rimozione dell'animale

È arrivata all’epilogo la storia della balenottera comune (Balaenoptera physalus) che si era spiaggiata il 19 marzo in una piccola ansa del litorale di Rosignano all’altezza del bagno “ Lo Scoglietto”. (vedi notizia)

Rimuovere e recuperare la carcassa di circa 17 metri di lunghezza e 20 tonnellate di peso non è stato uno scherzo. Si è reso, infatti, necessario l’intervento di una ruspa, l’impiego della motosega, cime, fasce e l’impegno di molti, molti uomini e donne. Una squadra di veterinari si è data da fare per eseguire la necroscopia dell’animale e poter quindi stabilire le cause di morte: erano i componenti del CERT (Cetaceans Strending Emergency Response Team), la task force nazionale nata recentemente dalla collaborazione fra Ministero dell'Ambiente e l'Università degli studi di Padova per gestire le emergenze connesse agli spiaggiamenti, soprattutto di cetacei vivi o di grandi dimensioni; e i veterinari dell’IZSLT (Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e Toscana), sede di Pisa. Non è mancato nemmeno l’intervento del personale dell’Università di Siena, che eseguirà analisi di tipo tossicologico sui tessuti prelevati, e di ARPAT che, a supporto dell’OTC (Osservatorio Toscano Cetacei), ha coordinato l’intervento di recupero, collaborando con la Guardia Costiera e il Comune di Rosignano, la Polizia Municipale e molti volontari.

Sfortunatamente la balenottera era morta già da diversi giorni, anche più di dieci e lo stato troppo avanzato di decomposizione ha permesso solo un parziale campionamento di quello che restava degli organi e tessuti molli. Anche lo scheletro era compromesso, molte costole e vertebre erano rotte, forse a causa di una collisione con una nave (avvenuta quando ormai la balenottera era già morta e galleggiava in superficie) oppure a causa dello sbattere contro scogli e il basso fondale della carcassa dovuto alla mareggiata dei giorni scorsi. Lo scheletro doveva essere recuperato, nella sua interezza, dal Museo di Storia Naturale di Rosignano che, fin da subito, aveva fatto formale richiesta affinché questo potesse essere recuperato, ripulito, rimontato e un giorno esposto al pubblico nel luogo del suo ritrovamento.

Questo non sarà possibile, ma è stato preservato comunque ciò che era ancora integro: un paio di vertebre, una costola, una pinna completa di scapola e il grande cranio (lungo circa 4 m). Soprattutto questo avrà bisogno di una lunga fase di pulitura e sarà, per il momento, interrato presso un appezzamento di terreno messo a disposizione dal Comune di Rosignano.

Lo spiaggiamento della balenottera di Rosignano (denominata Giusy, perché ritrovata nel giorno di San Giuseppe), pur essendo un evento eccezionale e che richiama indubbiamente l’attenzione di tutti, scatenando anche un acceso dibattito mediatico, non sorprende gli addetti ai lavori. Rientra nella “normalità” delle cose che questi animali muoiano per diverse cause e che poi la carcassa venga sospinta verso le coste e spiaggiata.

Negli ultimi 5 anni, in Toscana, abbiamo registrato una media di uno spiaggiamento di una balenottera l’anno; e il fatto non ci sorprende anche perché questo grande mammifero marino nuota abitualmente nei nostri mari e non sono rari gli avvistamenti di esemplari vivi. Inoltre questo esemplare di Rosignano, una femmina di 16,40 m, non rappresenta nemmeno un record per le dimensioni visto che le femmine di questa specie, più grandi dei maschi, raggiungono i 24 m di lunghezza massima. Nel 1992 una femmina di balenottera comune si era spiaggiata in analoghe condizioni (sotto una pioggia battente!) a Calambrone: adesso il suo grande scheletro, dell’eccezionale lunghezza di quasi 24 m, può essere ammirato al Museo di Storia Naturale di Livorno.

Per conoscere le cause di morte della balenottera di Rosignano dovremo aspettare diversi giorni. L’evento, comunque, non sembra riconducibile in alcun modo a cause ambientali e tanto meno ai fusti tossici persi dall’Eurocargo Venezia. Come sembra anche casuale il fatto che nelle giornate di ieri e oggi (20 e 21 marzo) siano state ritrovate le carcasse di due tartarughe e di un delfino. Il delfino, un tursiope maschio di circa 2 m di lunghezza, è stato ritrovato a Marina di Donoratico. Grazie alla segnalazione della Capitaneria di Porto nel pomeriggio di ieri i veterinari dell’IZSLT di Pisa, dopo essere intervenuti sulla balenottera, si sono recati sul posto ed eseguito la necroscopia anche di questo esemplare. Le tartarughe, una ritrovata a Vada, in località La Mazzanta, ed una a Livorno, presso il bagno Paolieri, erano in avanzato stato di decomposizione e sono state smaltite dopo aver acquisito la documentazione fotografica, alcune informazioni di base e le dimensioni.

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