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Lunedì 08 agosto 2022

SalvaMare: misure essenziali per prevenire il fenomeno dei rifiuti in mare e nelle acque interne


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Legge SalvaMare: intervista a Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana

Con la legge 17 maggio 2022 n. 60 (c.d. legge SalvaMare) l’Italia si dota di uno strumento per prevenire il fenomeno delle plastiche in mare, rendendo i pescatori protagonisti attivi per liberare il mare dai rifiuti. Un risultato atteso da anni, di cui la Toscana era stata una delle regioni ispiratrici, con il progetto Arcipelago pulito lanciato nel 2018, che ha visto coinvolta anche Legambiente. “La possibilità di riportare a terra i rifiuti recuperati in mare accidentalmente dai pescatori è un importantissimo e concreto passo avanti nella lotta all’inquinamento da rifiuti e, in particolare, da plastica, visto che il Mar Mediterraneo è tra le aree con la più alta concentrazione di microplastiche al mondo, ma perché la legge diventi efficace necessita di adeguate risorse finanziarie”, questo è il messaggio di sintesi di Legambiente Toscana. Per approfondire le varie tematiche della legge SalvaMare, abbiamo rivolto alcune domande a Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana, l’associazione che da anni investe nelle attività di educazione ambientale e nelle campagne di pulizia di spiagge e fondali.


A distanza di quattro anni dalla presentazione è stata approvata la legge SalvaMare, che consente ai pescatori di portare a terra i rifiuti raccolti durante le attività. È un primo passo, quali sono i vantaggi e gli aspetti critici della legge secondo Legambiente Toscana? Innanzitutto, mi preme ricordare che nel 2018 Legambiente ha partecipato alla prima esperienza pilota a livello nazionale di coinvolgimento dei pescatori nella rimozione dei rifiuti marini. Arcipelago pulito è stato indubbiamente un progetto precursore e ha avuto il merito strutturale di mettere tutti gli attori della filiera attorno a un tavolo. Dai pescatori, ai trasportatori, ai gestori, fino all’azienda responsabile del riciclo, Regione Toscana, Guardia Costiera, Autorità Portuale, Labromare, Unicoop Firenze, CFT Ittico (Cooperativa trasporto del pesce) e Revet hanno aperto un orizzonte nuovo su questa intricata materia e oggi siamo fieri di incassare un risultato politico che non ha precedenti nella storia della nostra Repubblica. Ora, la cosa importante è che siano approvati tutti i decreti attuativi di cui la legge necessita e che cada la clausola - a mio avviso sempre molto discutibile - dell’invarianza finanziaria per le casse dello Stato. Una legge per diventare davvero efficace ha infatti bisogno, quai sempre, di una sia pur minima dotazione di risorse!


Cruciale il tema della Posidonia oceanica trattata come semplice rifiuto urbano, qual è la vostra posizione?
Faccio prima una doverosa premessa: la Posidonia oceanica è una pianta marina che svolge una importantissima funzione ecologica per l’habitat mediterraneo. Ricordo pure che è una specie protetta ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CE. Quindi, è importante prolungare quanto più possibile il ciclo di vita della Posidonia oceanica, prima nelle sue meravigliose praterie di fondale e poi negli accumuli nei pressi della linea di battigia, perché in questa forma essa svolge un ruolo naturale di argine e fissativo dell’ecosistema spiaggia, preservandolo dal fenomeno dell’erosione costiera. Come extrema ratio, quando diventa ineludibile la sua rimozione e quindi diventa rifiuto, è importante, con opportune miscelazioni di altro materiale vegetale, valorizzarne la funzione compostabile, in vista di nuovi prodotti ammendanti naturali.

plastica nel mare
Quali incentivi sono previsti per i pescatori virtuosi che riporteranno in porto i rifiuti di plastiche e non solo?
Al momento è prevista solo la garanzia del conferimento volontario e gratuito, che solleva il pescatore virtuoso dal paradosso del precedente ordinamento giuridico, ove addirittura si era passibili di tariffa, per il solo fatto di essere i soli soggetti riconoscibili come produttori di quel rifiuto marino conferito in banchina. A nostro avviso, è evidente che una opportuna evoluzione della decretazione attuativa debba prevedere un congruo ristoro per il professionista, che comunque contribuisce alla pulizia del mare. Ma - come è evidente - deve cadere prima la clausola d’invarianza dei costi.


Come si dovranno attrezzare le autorità competenti nei porti?
Occorre aspirare a grandi orizzonti. Autorità portuali, enti locali e gestori debbono cominciare a immaginare in banchina, nei porti, delle isole ecologiche dedicate, in cui poter conferire con efficienza e rapidità tutte le varie tipologie di rifiuto pescato in mare: plastiche, vetro, alluminio, acciaio, indifferenziato.


La legge è corredata da misure altrettanto essenziali nella prevenzione del fenomeno, quali l’educazione ambientale e da un adeguato supporto alla filiera di raccolta a terra, che può rappresentare una svolta nella salvaguardia dell’ambiente e nella promozione dell’economia circolare. Come vi state attrezzando per la promozione di campagne di pulizia e per le attività di educazione?
In realtà non abbiamo bisogno di attrezzarci. Siamo sempre stati operativi sia con campagne di pulizia mirate (Spiagge e fondali puliti, Puliamo il Mondo, ed altre) che vedono ogni anno la partecipazione di moltitudini di cittadini e volontari, sia con progetti di educazione ambientale a target multiplo, quali Pelagos Plastic Free o Il mare inizia da qui…
Insomma, c’è solo da rimboccarsi le maniche e darsi da fare per pulire il mare. A ciascuno il suo. Buon lavoro e buon vento a tutti noi!


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