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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Giovedì 26 maggio 2022

La donna elettrica


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“La donna elettrica” è un action thriller ecologista, con molta musica ed una straordinaria protagonista pronta a sabotare le multinazionali. Il film presentato a Cannes nel 2018 alla “settimana della critica” mette al centro una donna di 49 anni ecoterrorista e futura madre adottiva

La protagonista della pellicola è una donna in guerra, come dal titolo originale “Woman at war”, che sabota, trancia cavi, abbatte pali elettrici, dà filo da torcere alle industrie che se ne infischiano del suolo islandese. Sabota con puntuale strategia gli impianti dell’alta tensione che vengono dislocati sul territorio, per preservare la sua Terra dalla protervia delle multinazionali e da una sprezzante espansione dell’industria siderurgica islandese e mettere in crisi gli accordi con la Cina.

Mascherata e con i guanti per non lasciare tracce, si trasforma da mite insegnante di canto in eroina ambientalista. Non si ferma davanti a niente; nemmeno quando ottiene l’adozione di una bimba, un sogno così antico che ormai lo aveva riposto in soffitta.
Il regista Benedikt Erlingsson, al secondo lungo metraggio dopo “Storie di cavalli e di uomini”, torna sul rapporto tra uomo e natura, ritrovando il tono surreale e la cifra profondamente umanista. La dimensione eroica e mitica di Halla è facilmente riconducibile all’Odissea (le pecore come nascondiglio), di animalità come forza e di antica, vichinga collaborazione tra uomo e natura, oggi costantemente negata. Oppure ai classici del cinema (Intrigo internazionale o Una pallottola per Roy nella fuga e nell’assalto tra i magnifici scenari brulli d’Islanda), il suo amore per la natura non è missione, ma necessità primaria. Eroina analogica, sa di doversi rendere invisibile ed irrintracciabile, perciò ricorre a vecchie macchina da scrivere e abbatte con arco e frecce l’insolenza panottica dei droni. Quei droni che la stanno cercando e che potrebbero rivelare alle autorità la vera identità dell’eroina ambientalista. Non serve lo sguardo dall’alto, totalizzante; ma quello sul singolo, sull’angolo di terra da amare, sulla vita di una bambina, appena giunta in adozione, che è solo uno dei motivi per cui acquista senso salvare il mondo.

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La musica ed i musicisti rappresentano il demone interiore di Halla, il coro femminile che dirige nel piccolo villaggio rappresenta lo spirito degli antenati della piccola Nika arrivata in adozione, mentre alla banda di ottoni è affidato il tema rivoluzionario, il tema del sabotaggio, che esorta e spinge Halla all’azione incoraggiandola nel suo ruolo eroico.
La guerra di Halla è privata, forse è solo nella sua testa, una guerra privata che ci riguarda tutti. Il film descrive una storia tutta al femminile, nel quale il fisico e l’intensità espressiva della protagonista sono assolute. La pellicola ripropone il concetto che le donne salvano il mondo e per questo alla domanda come lo salvi, la protagonista risponde con un’adozione. La questione femminile è all’interno del racconto, nel richiamo della maternità, nelle metafore del ventre della terra, nel patto che lega le due sorelle ed anche nella solitudine dell’impegno della protagonista.
La visione della pellicola restituisce un ritratto di “donna guerriera” come è tipico del modello nordico: donne che sanno fare tutto riuscendo ad essere tutto.

La pellicola, Benedikt Erlingsson, come molte opere cinematografiche, avrebbe, tra gli altri, anche la potenzialità di smuovere le coscienze degli spettatori, tentando di spostare valori, cambiare prospettive e mutare paradigmi.
Il film ha ricevuto il premio Lux del Parlamento europeo nel 2018 e per certi versi è stato una svolta per i politici seduti nel parlamento, mettere al centro l’obiezione civile ed il sabotaggio delle multinazionali.


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