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Mercoledì 11 maggio 2022

ARPAT prende parte al Forum Acqua organizzato da Legambiente ad Arezzo


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Presentati in anteprima i dati del monitoraggio ambientale delle acque superficiali, di transizione e sotterranee effettuato dall’Agenzia nel triennio 2019-2021

Il Direttore generale, Pietro Rubellini, e il Direttore tecnico, Marcello Mossa Verre, hanno preso parte al Forum Acqua organizzato da Legambiente Toscana ad Arezzo.

100 e più giorni di siccità in diverse parti d’Italia; in questo scenario, Legambiente ed i suoi ospiti hanno affrontato ed approfondito il tema dell'acqua.

In questo periodo siccitoso si è parlato molto, soprattutto mediaticamente, di sistemi di raccolta dell’acqua, meno di riduzione dei consumi, che rappresenta una delle possibili soluzioni per gestire la carenza di acqua sempre più frequente, non solo nei mesi estivi.

Negli ultimi anni, in media, nel nostro Paese sono stati prelevati 34 miliardi di metri cubi di acqua per tutti gli usi: civile, industriale e agricolo, ma solo 27 miliardi di questi sono stati consumati, con una perdita importante che non possiamo non solo accettare ma permetterci se vogliamo andare verso una gestione sostenibile della risorsa idrica

Se è importante ridurre i consumi e riusare l’acqua altrettanto fondamentale è tutelarla, preservarla da fonti di inquinamento. Verificare lo “stato di salute” della risorsa idrica nella nostra regione è uno dei compiti assegnati alle Agenzie ambientali.

“Il problema dell’acqua sarà uno di quelli che probabilmente affliggerà il terzo millennio”, sottolinea il Direttore generale nel suo intervento al Forum Acqua anche per le evidenti conseguenze che il cambiamento climatico ha e avrà su questa importante risorsa naturale.

I mutamenti climatici impattano sui quantitativi a nostra disposizione e sul sistema di gestione dell’acqua. La stabilità climatica è venuta meno, incidendo sulla capacità della risorsa idrica di ricaricarsi, di rigenerarsi con le piogge, in maniera costante in certi periodi dell’anno.

Dal punto di vista idrogeologico, precisa Pietro Rubellini, si parla di “tasso di rinnovamento” della risorsa idrica, questo, sino alla fine degli anni ‘80, è stato prevedibile grazie alla stabilità stagionale, poi l’anticlone delle Azzorre (sistema di alta pressione) ha smesso di posizionarsi sul Mediterraneo, durante l’estate, determinando cambiamenti del clima caratterizzati anche dall’estremizzazione dei fenomeni meteorici. Oggi, infatti, le piogge sono brevi e concentrate e non permettono una ricarica costante delle falde, quando piove rapidamente, l’acqua ruscella e finisce nei fiumi, senza penetrare nel terreno e ricaricare le falde acquifere.

I sistemi acquedottistici subiscono anch’essi gli eventi climatici estremi: il bacino, a cui arriva troppa acqua piovana in un ridotto periodo di tempo, non è in grado di contenerla ed anche in questo caso finisce nei fiumi e poi in mare.

Il clima, cambiando, determina anche il cosiddetto “inquinamento biologico”, ovvero un’alterazione della biodiversità: specie vegetali e animali aliene hanno la possibilità di svilupparsi, incidendo sulla biodiversità tipica dei nostri territori, distruggendola o alterandola gravemente. Questo fenomeno è già visibile negli ecosistemi delle acque dolci interne.

Qual è lo “stato di salute” della risorsa idrica in Toscana? Risponde a questa domanda, il Direttore tecnico di ARPAT, che nel suo intervento fa un quadro di sintesi del monitoraggio triennale, 2019-2021, effettuato dall’Agenzia sulle acque superficiali, di transizione e sotterranee della Toscana.

Il monitoraggio dell’ambiente fornisce dati utili, da cui possiamo trarre indicazioni per realizzare le mitigazioni delle pressioni ambientali. L’Agenzia svolge due tipologie di monitoraggi: quello operativo e quello di sorveglianza.

Il primo riguarda i corpi idrici più a rischio; in questo caso i controlli sono frequenti e sono finalizzati alla ricerca di una serie di inquinanti per scongiurare il pericolo che le acque, nel tempo, si compromettano, peggiorando la loro qualità. Il secondo, detto di sorveglianza, riguarda, invece, i corpi idrici ritenuti più “tranquilli”.

ARPAT è in possesso di un'enorme mole di dati, frutto di un elevato numero di prelievi e analisi svolti nel triennio 2019-2021, che confrontati con i dati dei monitoraggi degli anni antecedenti, forniscono lo stato completo della risorsa idrica in Toscana ed i suoi trend.

L’attività di monitoraggio rende visibili anche le conseguenze del cambiamento climatico, come:

  • la scarsità di acqua dovuta alla siccità e la conseguente difficoltà, in certi periodi dell’anno, di effettuare i prelievi di acqua necessari per il monitoraggio ambientale
  • la costante e sempre più numerosa presenza di specie esotiche nei corsi d’acqua: in 30 corpi idrici monitorati nella nostra regione sono state riscontrate 12 specie di macrofite esotiche e 10 specie di macroinvertebrati alieni.

Confrontando l’ultimo triennio, 2019-2021, con il precedente, 2016-2018, per quanto riguarda il monitoraggio ecologico, emerge una situazione stazionaria, con un leggero miglioramento delle condizioni generali. Si passa, infatti, da un 40% ad un 43% di acque superficiali classificate buone anche se 1/3 delle acque permangono in classe sufficiente.

infografica stato ecologico acque superficiali

Con riferimento al monitoraggio chimico delle acque superficiali, si conferma una situazione di stabilità, il 60% delle acque risultano nello stato buono ed il 40% nello stato non buono.

infografica stato chimico acque superficiali

Per quanto riguarda le acque di transizione, ovvero quelle alle foci dei fiumi, leggendo i dati dell'ultimo monitoraggio triennale emerge una situazione da tenere sotto controllo perché all’inquinamento delle acque si aggiunge quello dei sedimenti.

Gli inquinanti rilevati nei fiumi, alle foci ed in altre acque superficiali sono gli stessi: nichel, cadmio, mercurio ma anche tribultistagno, che è una sostanza bandita da tempo ma di cui troviamo ancora tracce nelle acque superficiali.

Con riferimento, invece, alle acque sotterranee, si evidenzia, come precisa il Direttore tecnico di ARPAT, una situazione migliore rispetto a quella delineata per le acque superficiali.

stato acque sotterranee

Confrontando i due ultimi trienni, emerge un trend in miglioramento, soprattutto in certe zone del territorio regionale e con particolare riferimento a certi inquinanti, come i nitrati e gli organo-alogenati, presenti in molte falde da Prato a Massa, alcune delle quali permangono in una situazione di criticità.

Guardando poi alla salinità, la lettura dei dati fa registrare un miglioramento nell’ultimo triennio di monitoraggi, mentre per quanto riguarda gli inquinanti emergenti come i FPAS, le concentrazioni riscontrate nelle acque superficiali rimangono basse, in termini di nanogrammi e i dati evidenziano un trend in lieve miglioramento nell’ultimo triennio. Le stazioni di monitoraggio, dove sono stati riscontrati questi inquinanti, passano dal 76% al 52%.

Nella maggior parte dei casi nelle stazioni di monitoraggio sono state riscontrate solo tracce di queste sostanze, non vi è quindi un pericolo imminente, tanto che si parla di concentrazioni superiori ai limiti di quantificazione. Solo nel 15% circa delle stazioni monitorate si registrano superamenti dei limiti previsti dalla normativa. Un altro aspetto importante, da sottolineare, è che i PFAS si trovano nelle acque superficiali ma non in quelle sotterranee.

Discorso analogo può essere fatto per i fitofarmaci, rinvenuti anch’essi in tracce un po’ ovunque nelle acque superficiali della nostra regione. I dati che emergono dal monitoraggio del periodo 2019-2021 mostrano, per questo inquinante, un andamento in lieve miglioramento e, anche in questo caso, non vengono trovati nelle acque sotterranee. Questi segnali positivi non devono indurci ad abbassare la guardia ma, al contrario, ci spingono a chiedere che vengano adottate politiche e pratiche agricole sempre più sostenibili per l’ambiente.

Per ulteriori approfondimenti sulla qualità delle acque superficiali e di transizione in Toscana, è possibile consultare i report Monitoraggio ambientale dei corpi idrici superficiali (fiumi, laghi, acque di transizione) - Triennio 2019-2021 e Monitoraggio ambientale acque di transizione - Triennio 2019-2021


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