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Lunedì 13 dicembre 2021

Tutela della biodiversità: la gestione delle risorse naturali


I principi enucleati dall'International Resource Panel del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente per trasformare la perdita di biodiversità in valore di biodiversità attraverso la gestione delle risorse naturali

Il quadro economico in cui i settori pubblico e privato oggi operano non riconosce formalmente il valore della biodiversità per l’umanità e per tutti i suoi bisogni, dal cibo, alla medicina, alla resilienza climatica. I nostri sistemi economici non riescono quindi a tenere conto del costo reale del danno ambientale e dell'uso dannoso delle risorse. E finora, gli sforzi per proteggere e ripristinare la natura hanno trascurato il più importante fattore di perdita di biodiversità: l'uso inefficiente e irresponsabile delle risorse naturali nel mondo.

L’11 ottobre si è aperta la 15° riunione della Conferenza delle parti per la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (Cop15) sul tema "Civiltà ecologica: costruire un futuro condiviso per tutta la vita sulla Terra"; al centro dell’incontro l’esame del Quadro globale della biodiversità post-2020 con lo scopo di delineare un progetto di conservazione per il futuro.

L'International Resource Panel (IRP) del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) ha recentemente pubblicato un rapporto che esorta i paesi riuniti in Conferenza affinché giungano ad un accordo globale ed ambizioso sulla biodiversità.

Gli obiettivi fissati dal Piano strategico per la biodiversità 2011-2020 affermavano che i governi e le parti interessate avrebbero dovuto attuare, tra gli altri, piani per la produzione e il consumo sostenibili. Questi obiettivi avevano lo scopo di mantenere gli impatti dell'uso delle risorse naturali entro limiti ecologici sicuri. Purtroppo ciò che è stato fatto non è sufficiente, ma è possibile fare di più, secondo gli autori del rapporto, ovvero utilizzare approcci di gestione delle risorse naturali per comprendere ed affrontare i fattori diretti e indiretti della perdita di biodiversità su clima, natura, sviluppo economico e sociale.

Utilizzare un approccio di gestione delle risorse naturali, nel Quadro globale della biodiversità post-2020, significa trasformare i fattori alla base della perdita di biodiversità, compresi il consumo e la produzione di risorse naturali, in opportunità, promuovendo strategie che consentano la protezione attiva, il ripristino e la rigenerazione della biodiversità per guidare lo sviluppo sostenibile.

gestione-sostenibile-risorse.jpgAttraverso la gestione delle risorse naturali, i decisori possono applicare quattro principi per trasformare la perdita di biodiversità in valore di biodiversità. Questi principi sono anche illustrati da una selezione di casi di studio implementati con successo in tutto il mondo.

Conoscere il vero impatto - Trasparenza della catena del valore: ogni settore ed ogni consumatore deve conoscere il proprio impatto sulla natura, deve sapere da dove provengono i materiali e come ogni fase del ciclo di vita di un prodotto influisce sulla biodiversità. La produzione, l'utilizzo, il riutilizzo e lo smaltimento dei prodotti fatti in modo circolare ed efficiente sotto il profilo delle risorse può ridurre il loro impatto sulla biodiversità o addirittura avere un effetto positivo. Con una sufficiente trasparenza in merito all'impatto, i decisori possono progettare politiche che incentivino la domanda di questi prodotti positivi per la biodiversità.

catena-valore-alimentare.jpg

Pianificare insieme - Pianificazione paesaggistica integrata: i responsabili politici possono interagire con le imprese e gli amministratori locali e consultarsi con gli scienziati per mappare gli usi simili delle risorse naturali, nell'oceano e sulla terraferma. È la combinazione di conoscenze locali e scientifiche che consentirà di sostituire l’ordinaria amministrazione con politiche innovative e integrate, indispensabili per soddisfare contemporaneamente le esigenze di biodiversità, climatiche, socio-economiche ed infrastrutturali.

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Crescere con la natura - Soluzioni circolari e basate sulla natura: le politiche che incentivano una bioeconomia circolare fondata su soluzioni basate sulla natura sosterranno un'economia globale che sfrutta i servizi ecosistemici naturali per migliorare la qualità della vita riducendo e, ove possibile, invertendo la perdita di biodiversità.

Valorizzare la natura - Riconosci i benefici della natura: valorizzare il capitale naturale non significa sminuire il valore intrinseco della natura, consente invece al sistema economico di riconoscere i benefici della natura e consentire investimenti, come i pagamenti per i servizi ecosistemici. Questa valutazione del capitale naturale richiederà standard internazionali chiari e un'attenta regolamentazione.


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Azioni sul documento

Valorizzare la natura - luoghi comuni vs. ragionamenti

Inviato da Utente anonimo il 13/12/2021 12:18

"valorizzare il capitale naturale non significa sminuire il valore intrinseco della natura, consente invece al sistema economico di riconoscere i benefici della natura e consentire investimenti, come i pagamenti per i servizi ecosistemici. Questa valutazione del capitale naturale richiederà standard internazionali chiari e un'attenta regolamentazione." Questo è un discorso tanto ambiguo quanto pericoloso. Che vuol dire "valorizzare"? Ci si riferisice a delle attività da svolgere utilizzando la natura come capitale, oppure a "riconoscerne il valore" attraverso una valutazione puramente contabile e - ovviamente - in termini monetari? Sembra proprio ci si riferisca qui a quest'ultima accezione (e meno male!). Ma questa valutazione non può che poggiare sull'osservazione del valore attualmente riconosciuto (anche solo implicitamente come componente del prezzo di merci derivate) alla natura (rectius: ai servizi ecosistemici) dal mercato e dalle istituzioni (appunto attraverso i PES, ad esempio), oppure essere "soggettiva", "arbitraria" o meglio: esplicitamente politica e fondata su informazioni diverse da quelle sul valore economico attualmente riconosciuto alla natura. La prima ipotesi rende circolare il ragionamento: la natura ha valore monetario (di scambio) se e in quanto il mercato o le istituzioni gliene riconoscono; una valutazione basata sui "prezzi" effettivi (espliciti o impliciti che siano) non fa che rivelare (si potrebbero citare al riguardo innumerevoli studi empirici) QUANTO POCO valga la natura al momento in termini economici. La seconda ipotesi mette in evidenza la scarsa utilità di questo tipo di valutazione, essendo senza dubbio possibile (e più trasparente) utilizzare le "informazioni diverse" di cui sopra direttamente per le politiche (ad esempio per stabilire delle compensazioni o dei PES) anziché per fissare dei valori monetari con valenza puramente contabile. La contabilizzazione di per sè non cambia nulla, sono gli incentivi e i disincentivi reali quelli che contano! Quanto ai chiari standard internazionali, la recente vicenda dei capitoli del SEEA EA dedicati alla valutazione monetaria parla chiaro: sono stati tenuti fuori dallo standard, non tanto perché le metodologia di calcolo non sono mature per la statistica ufficiale (c'è anche questo) ma perchè ci sono problemi metodologici considerevoli ("outstanding"), di fondo, come quello sopra evidenziato. Si vedano al riguardo la decisione della Commissione Statistica delle Nazioni Unite di marzo scorso, e i contributi italiani alla precedente Global Consultation.

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