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Martedì 29 gennaio 2019

Campagna Marevivo#stopmicroplastiche


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Un solo carico di 5 kg di materiale in poliestere produce tra i 6 e i 17,7 milioni di microfibre

#stopmicropastiche è la campagna lanciata, di recente, da Marevivo per fare conoscere gli effetti sull'ambiente, in particolare quello marino, delle microplastiche e nanoplastiche rilasciate dai tessuti in fase di lavaggio.

Ma cosa sono le microplastiche ?

I rifiuti plastichi sono suddivisi in

  • macroplastiche (>200 mm)
  • mesoplastiche ( 4,76-200 mm)
  • microplastiche di medie dimensioni (1,01-4,75 mm)
  • microplastiche più piccole (0,33-1,00 mm).

consigli_campagnamarevivoLe nanoplastiche hanno dimensioni ridottissime, secondo alcuni autori si può parlare di nanoplastica quando si ha un frammento plastico di dimensioni inferiori a 20 microns, ovvero un millesimo di millimetro, secondo altri addirittura al di sotto dei 100 nm, ovvero un millesimo di micron.

Gli indumenti che compriamo sono sempre di più composti da fibre sintetiche come poliestere, nylon, acrilico, che in fase di lavaggio rilasciano microplastiche che finiscono nei corsi d'acqua e poi in mare oppure vengono trattati in impianti di depurazione delle acque, che sono in grado di intrappolare macroplastiche e frammenti di varie dimensioni mediante vasche di ossidazione o fanghi di depurazione, ma non una larga porzione di microplastiche, che riescono a bypassare il sistema di filtraggio.

In particolare l'acrilico è uno dei tessuti che crea i maggiori problemi, addirittura cinque volte in più rispetto al tessuto misto cotone-poliestere. Questo è quanto emerso dallo studio “Evaluation of microplastic release caused by textile washing processes of synthetic fabrics”, pubblicato su Environmental Pollution (2017), secondo cui "un solo carico di 5 kg di materiale in poliestere produce tra i 6 e i 17,7 milioni di microfibre".

Un ulteriore studio effettuato dall'Università di Plymouth, pubblicato nel 2016, ha confrontato i diversi tessuti e le variabili durante il lavaggio. Se non si sono ottenuti risultati chiari rispetto al tipo di detersivo e all’aggiunta o meno di ammorbidente, è emerso però che dai capi completamente sintetici si staccano più microfibre, "su un carico da 6 chilogrammi, infatti, i capi in tessuti misti cotone e poliestere rilasciano quasi 138mila fibre, contro le oltre 496mila del poliestere e le quasi 729mila dell’acrilico".

Una ricerca (Accumulation of microplastics on shorelines worldwide) guidata da Mark Browne dell’University College di Dublino, nel 2011, ha stimato che "in media un normale lavaggio in lavatrice genera oltre 1900 microplastiche per capo d’abbigliamento, circa il 180% in più delle fibre rilasciate da abbigliamento in lana". A questi dati bisogna aggiungere che, utilizzando in inverno un maggior quantitativo di indumenti, il rilascio di microplastiche fibrose aumenta di circa il 700% durante questa stagione.

Quest'ultimi dati appaiono superati dalla ricerca effettuata da Mermaid, nel 2015, nella quale si evidenzia come la quantità di microfibre sintetiche rilasciate per lavaggio sia molto superiore a quella stimata nello studio di Browne. Dai test effettuati su tessuti acrilici, come nylon e poliestere, è emerso che un grammo di tessuto rilascia in un solo lavaggio più di 3.000 microfibre per grammo. Una felpa in pile dal peso di 680 grammi può perdere circa 1 milione di fibre a lavaggio, un paio di calze di nylon quasi 136.000.

Il lavaggio degli indumenti non è la sola causa di produzione di microplastiche, anche lo scrub facciale, l'uso di alcuni shampoo e saponi, il dentifricio, l'eyeliner, la crema solare, i detergenti esfolianti, che contengono microbeads e frammenti spigolosi di polietilene, possono generare questo nefasto fenomeno. A tale proposito ricordiamo che nel 2020 entrerà in vigore, nel nostro Paese, il divieto di usare microplastiche nei cosmetici. Divieto già previsto in altri paesi come, ad esempio, gli USA, dove nel 2015 è stato firmato il "Microbeads Free Water Act", che vieta l'uso di microsfere di plastica come esfolianti nei prodotti per la cura della persona.

Altra fonte significativa di microplastica risulta il logorio dei pneumatici, le cui particelle arrivano nei mari tramite il vento ed i reflui stradali.

Una volta in mare questi piccolissimi frammenti di plastica vengono ingeriti dai pesci e si accumulano nei loro tessuti, finendo nella catena alimentare con effetti potenzialmente dannosi anche per l'uomo.

Mermaid ha individuato alcune strade che dovrebbe portare a ridurre, se non proprio eliminare, questo problema:

  • creare nuovi filtri interni o esterni alle lavatrici in grado di trattenere i frammenti tessili
  • progettare tessuti acrilici che non presentino questo inconveniente attraverso tecnologie e trattamenti che non siano dannosi per la salute uomana e per l’ambiente
  • sviluppare tutte le possibili tecniche, a differenti livelli, che forniscano soluzione al problema.

Per quanto riguarda i marchi di abbigliamento, alcuni stanno già correndo ai ripari come, ad esempio, G-Star e Vaude che si stanno impegnando nella lotta all'inquinamento da microplastiche.

Purtroppo, il problema non sarà risolto nel breve periodo, ma ciascuno di noi può iniziare a modificare le proprie abitudini per contribuire a ridurre questo tipo di inquinamento, seguendo i suggerimenti del Presidente di Marevivo: "ridurre gli acquisti superflui, usare più a lungo i capi acquistati e riciclarli correttamente, effettuare lavaggi meno frequenti usando programmi per la lavatrice brevi, a basse temperature e con una velocità della centrifuga ridotta".

Per approfondire: Le microplastiche: microfonti...di macroinquinanti !

Testo di Stefania Calleri


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