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Mercoledì 19 dicembre 2018

Pesci delle acque dolci italiane: comunità ittiche e specie aliene


Intervento formativo su analisi della componente ittica nella classificazione dello stato ecologico dei fiumi rivolto al personale di ARPAT addetto all’attività di monitoraggio delle acque superficiali ed al personale tecnico e ricercatori del Museo di Storia Naturale e dell’Acquario di Calci

Pesci delle acque dolci italiane: comunità ittiche e specie aliene

materiale docenza del prof. Sergio Zerunian

Si è svolto al Museo di Storia Naturale di Calci, Università di Pisa, un intervento formativo su "Pesci delle acque dolci italiane: comunità ittiche e specie aliene" rivolto al personale di ARPAT addetto all’attività di monitoraggio delle acque superficiali ed al personale tecnico e ricercatori del Museo di Storia Naturale e dell’Acquario di Calci.

aula corsoL’Agenzia ha organizzato l’evento formativo tenuto dal Prof. Sergio Zerunian Professore a contratto di Ecologia presso l'Università La Sapienza di Roma, esperto in tassonomia e biologia delle specie ittiche di acqua dolce, per consolidare ed incrementare le conoscenze di coloro che già operano nel campo del monitoraggio delle acque dolci superficiali ed individuare le specie più problematiche sia dal punto di vista tassonomico, sia da quello ecologico utilizzando gli indici biologici secondo i criteri stabiliti dal DM 260/10.

Per determinare la qualità ambientale delle acque superficiali attraverso il monitoraggio biologico si utilizzano i bioindicatori, organismi appartenenti al mondo animale e/o vegetale, sensibili quindi ai cambiamenti apportati al loro ambiente.

Tra gli indicatori che ARPAT già utilizza per determinare la qualità biologica ai sensi della direttiva europea 2000/60 EU, vi sono:

  • Macroinvertebrati bentonici,
  • Fitoplancton,
  • Macrofite,
  • mentre per quanto riguarda l’Indicatore Fauna ittica, ad oggi non è stata studiata ma

a partire dal 2019 la Regione Toscana dovrebbe attivare un accordo con La Specola dell’Università di Firenze, per iniziare l’applicazione dell’Indice NISECI su alcuni punti in sorveglianza della rete di monitoraggio ambientale, con il contributo dell’Agenzia.

Da qui l’esigenza dell’Agenzia di continuare a formare il personale sul Nuovo Indice dello Stato Ecologico delle Comunità Ittiche (NISECI) come risultato del processo di intercalibrazione a livello europeo. Tale metodo, quindi, deve considerarsi il metodo ufficiale per l’analisi della componente ittica nella classificazione dello stato ecologico dei corpi idrici fluviali e risponde alle richieste della Direttiva Quadro sulle Acque, 2000/60/CE ribadite nelle norme di recepimento a scala nazionale (D.Lgs 152/06 e s.m.i) le quali prevedono che per la definizione dello stato ecologico dei corpi idrici fluviali debba essere considerato l’Elemento di Qualità Biologica "Fauna ittica”, valutandone composizione, abbondanza e struttura di età.

NISECI utilizza come principali criteri per la valutazione dello stato ecologico di un determinato corso d’acqua la naturalità della comunità ittica (intesa come completezza della composizione in specie indigene attese in relazione al quadro zoogeografico ed ecologico) e la condizione biologica delle popolazioni presenti (quantificata positivamente per le specie indigene attese e negativamente per le aliene), in termini di abbondanza e struttura di popolazione tali da garantire la capacità di autoriprodursi ed avere normali dinamiche ecologico-evolutive.

In particolare nel corso di formazione sono state trattate le specie ittiche alloctone, provenienti da aree più o meno lontane dal territorio italiano, introdotte nei nostri corpi idrici e il loro impatto sulle specie indigene italiane. Questo fenomeno, causato dall’uomo, risulta estremamente dannoso dal punto di vista ecologico, infatti le specie aliene sono ritenute la seconda causa di minaccia per la biodiversità a livello planetario, dopo la distruzione degli habitat; un esempio trattato è quello del siluro, predatore alloctono molto vorace e capace di incrementi ponderali individuali (fino ad oltre 100 kg) e di popolazione elevatissimi, con conseguenze drammatiche sulle popolazioni ittiche autoctone.

cartinaInoltre è stata ricordata la differenza tra specie ittiche alloctone e specie transfaunate, cioè le specie che, pur non essendo originarie del nostro distretto ittico (Regione Italico-peninsulare), provengono da un altro distretto ittico italiano, la Regione ittica Padana. Le transfaunazioni, molto comuni negli ambienti della nostra regione, possono essere ugualmente dannose in termini di competizione alimentare e di occupazione degli spazi.

Tra le specie transfaunate si è parlato del triotto, che spesso sostituisce la rovella nei nostri ambienti, e del ghiozzo padano, che entra in competizione con il ghiozzo di ruscello (nella foto) o ghiozzo dell’Arno. Queste specie sono state introdotte in Toscana soprattutto negli anni ‘70-’80 con le immissioni di “pesce bianco” acquistato da enti ed associazioni presso ditte dell’Italia settentrionale che commercializzavano ghiozzo ruscellopesce da ripopolamento catturato nel Po; questa pratica, condotta con la finalità di procurare un maggior numero di prede ai pescatori ricreativi, è risultata dannosa per la biodiversità dei nostri fiumi.

graficoIn generale, la presenza di specie ittiche alloctone e transfaunate nelle nostre acque dolci ha determinato una contrazione di quasi tutte le specie ittiche autoctone della nostra regione.

Infine sono state condotte prove pratiche, con materiale ittico di confronto, per distinguere le specie autoctone da quelle invasive, soprattutto nei casi in cui tali differenze morfologiche non sono particolarmente evidenti.

Sono disponibili le presentazioni del Prof. Sergio Zerunian e sul sito del CISBA gli articoli L’ittiofauna aliena nei fiumi e nei laghi d’Italia (Annamaria Nocita, Sergio Zerunian) e La fauna ittica del bacino dell’Arno (Annamaria Nocita) 

Testo di  Alessandro Voliani e Francesca Chiostri


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