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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Giovedì 22 novembre 2018

Prevenire la produzione di rifiuti tessili


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Quando decidiamo di disfarci di un vestito optiamo per soluzioni che allungano la vita dei capi di abbigliamento

Nella settimana della riduzione dei rifiuti, SERR2018, ci siamo occupati della riduzione dei rifiuti alimentari, ora proponiamo qualche riflessione sulla prevenzione dei rifiuti tessili che produciamo come cittadini.

Nel mondo si comprano sempre più capi di abbigliamento ma si utilizzano sempre meno. Il consumo eccessivo di prodotti tessili, che sta dando alla moda una connotazione sempre più usa e getta, è un problema anche ambientale. Infatti i nostri abiti, una volta dismessi e gettati via, si trsformano in rifiuti, inoltre l’intera catena di produzione del tessile impatta fortemente sull’ambiente. Per questo, in quest'ambito, si parla molto della necessità di una transizione da un modello di economia lineare ad uno circolare.

Come consumatori possiamo fare molto, orientare, con la scelta di consumi consapevoli, le aziende verso la gestione sostenibile delle produzioni ma anche indirizzare i nostri sforzi nella direzione indicata dall’economia circolare. Questo significa, in primo luogo, allungare la vita dei capi di abbigliamento: utilizzarli il più possibile ma anche ripararli, se possibile.

Portare i nostri vestiti in un negozio di riparazioni potrebbe non sembrare un’azione dirompente, ma rappresenta una delle misure più efficaci in difesa dell’ambiente. Questi negozi, negli ultimi anni, sono sempre più presenti in quasi tutte le città italiane, anche alcuni brands hanno iniziato ad offrire il servizio di riparazione, come nel caso di Nudie Jeans.

Un altro modo per allungare la vita ai nostri vestiti è la donazione, rivolgendosi a strutture riconosciute o utilizzando i cassonetti della raccolta differenziata dell’abbigliamento ormai presenti in molte parti del territorio. Uno studio commissionato da Humana People to People ha messo in evidenza che le motivazioni dei cittadini a conferire abiti usati negli appositi contenitori stradali è alta, le motivazioni cardine del conferimento di abbigliamento usato al sistema di raccolta differenziata sono di natura ambientale e solidaristica.

Il pacchetto economia circolare approvato dall’UE prevede che entro il 2025 i rifiuti tessili siano raccolti separtamente, ma già in Italia si sta facendo, tanto che, secondo quanto riportato dal report “Indumenti usati come rispettare il mandato del cittadino”, nel 2016, sono stati raccolti, attraverso la raccolta differenziata, 133.000 tonnellate di rifiuti tessili, pari a 2,2 kg abitante anno, destinati per

  • per il 25% ad azioni di recupero
  • per il 68% al riutilizzo
  • per il 7% allo smaltimento

Altra valida soluzione è quella di rivendere i nostri capi di abbigliamento inutilizzati a negozi specializzati o mercatini dell’usato, già oggi il riuso rappresenta un mercato parallelo a quello del nuovo. Secondo i dati raccolti dal Conau, in Italia, il settore della raccolta e recupero degli abiti usati ha vissuto una forte crescita negli ultimi anni, passando dalle 72 mila tonnellate del 2009 alle 110mila attuali. Molti anche i siti Web e le APP dedicate allo scambio e alla compravendita di abiti usati:

  • Girotondoweb portale specializzato nella vendita di capi di abbigliamento.
  • Armadio verde servizio online a domicilio, facile e veloce che ti permette di rinnovare il guardaroba.
  • Depop, sviluppata nell’incubatore veneto H-Farm, è conosciuto in tutta Europa e molto facile da usare: basta iscriversi, scattare alcune foto al capo che si vuole vendere, fare una dettagliata descrizione, inserire i tag, scegliere il prezzo e condividere su tutti i social per aumentare la visibilità. In più c’è anche l’opzione per barattare oggetti di uguale importo.
  • Shpock: il suo nome, non facilissimo da pronunciare, è la contrazione di Shop in your Pocket (SHop in your POCKet) ovvero un negozio nella vostra tasca. Funziona in tutta Europa, ma ha un sistema di localizzazione geografica del compratore. Il servizio è del tutto gratuito.
  • Svuotaly: altra piattaforma gratuita per liberare l’armadio, è una startup italiana che per il momento non applica nessuna tariffa alle transazioni (il sito guadagna attraverso le pubblicità). Sulla piattaforma si può ricreare il proprio armadio da svuotare. C’è anche un’opzione scambio alla pari, come su Depop.
  • Vestiaire Collective, Rebelle e Videdressing:  "strizzano l'occhio" all'alta moda, qui infatti si possono comprare e vendere capi firmati.

Infine è sempre possibile organizzare uno Swap-party, ovvero una giornata o una serata in cui ci si incontra e si scambiano abiti tra amiche e non ... !

Testo di Stefania Calleri


Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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