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Venerdì 31 agosto 2018

Rifiuti urbani in Toscana, intervista a Fausto Ferruzza


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Produzione di rifiuti urbani e raccolta differenziata in Toscana ne abbiamo parlato con Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente in Toscana

Partendo dai dati pubblicati da ARRR sui rifiuti urbani prodotti in Toscana nel 2016, abbiamo rivolto alcune domande a Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana, per capire meglio la situazione della nostra regione. Infatti, analizzando i dati sui rifiuti urbani, emerge una realtà regionale che potremmo definire “a macchia di leopardo”, a fronte di situazioni preoccupanti vi sono realtà di eccellenza.

Fausto Ferruzza è Presidente di Legambiente Toscana dal 2011, dopo essere stato suo Direttore per 8 anni. Di formazione è architetto e, a livello nazionale, riveste anche la carica di Responsabile Paesaggio per Legambiente. Appassionato di cinema e fotografia, si occupa da sempre di tutela del territorio e sostenibilità.

In Toscana, vi sono alcuni comuni definibili come veri e propri “modelli ”,  si tratta di circa 50 comuni su un totale di 279 (al 2016, anno di riferimento degli ultimi dati sui rifiuti urbani prodotti in Toscana), sia piccoli che medio grandi. Di questi, 47 raggiungono e superano il 65% di raccolta differenziata ed attestano la loro produzione totale di rifiuti sotto i 500 kg abitante anno. A questi, si affiancano altri 6 comuni, che sono prossimi al raggiungimento del “fatidico” obiettivo del 65% di raccolta differenziata, superano, comunque, il 60% e producono una quantità di rifiuti totali, pro capite, inferiore ai 500 kg abitante.

Cosa impedisce, a suo giudizio, la replicabilità di questi modelli virtuosi in altri territori toscani dove, al contrario, la raccolta differenziata risulta bassa e la quantità di rifiuti indifferenziati alta ?

«Tutto parte da fattori culturali. Non ci sono, né potrebbero esservi cause ostative di natura tecnica. Ormai, a qualsiasi metodo ci si affidi, è pacifico che si dovrà tendere a minimizzare la quota d’indifferenziato e quasi tutti i gestori hanno messo nelle condizioni i cittadini di poter conferire al meglio i propri scarti. Tutti, dico proprio tutti (istituzioni, aziende, cittadini), debbono remare nella stessa direzione, che è obbligata e conveniente per la collettività. Questa direzione di marcia noi la chiamiamo “Economia Circolare” e presuppone un cambio di paradigma nella concezione stessa della vita dei materiali. Non più lineare: attingo, trasformo, uso e getto – bensì per l’appunto circolare: uso, riuso, trasformo, e ancora riciclo e riuso. In un certo senso, un eterno ritorno … Sembra faticoso, in realtà è il recupero della nostra atavica tradizione contadina del non si butta via nulla, che l’epoca moderna (basata su una crescita illimitata e su un materiale “controverso” come la plastica) aveva messo maldestramente in sordina. Quindi, in buona sostanza, dobbiamo investire con più coraggio nelle politiche educative e nell’infrastrutturazione tecnologica che questo sforzo epocale comporterà. Perché è di tutta evidenza che occorreranno nuovi impianti di stoccaggio, selezione e trasformazione, strategici per le azioni di riciclo della materia. Anch’essi difficilmente percepibili come ad “impatto zero”».

Sempre facendo riferimento ai dati pubblicati da ARRR, in Toscana, vi sono comuni con un’alta produzione di rifiuti urbani totali (differenziati e non) e sembra emergere, in molti casi, una correlazione tra l’elevata produzione di rifiuti urbani e l’afflusso turistico.

  • 9 comuni toscani superano i 1000 kg abitante anno, si tratta di Calenzano, Bibbona, Castiglione della Pescaia, San Vincenzo, Forte dei Marmi, Capoliveri, Abetone, Campo nell’Elba e Castagneto Carducci. Di questi 6 su 9 fanno registrare anche una percentuale di raccolta differenziata al di sotto del 50% mentre tre su nove si attestano su valori alti: Calenzano e Bibbona raggiungono circa il 60% mentre Forte dei Marmi arriva al 76,39% di raccolta differenziata.
  • 4 comuni superano i 900 kg abitante anno, si tratta di Marciana Marina, Isola del Giglio, Montemurlo e Chiusi della Verna. Montemurlo e Marciana Marina hanno una raccolta differenziata che si attesta intorno al 60% mentre Isola del Giglio e Chiusi della Verna fanno registrare una percentuale di raccolta di rifiuti differenziati intorno al 25%.
  • 17 comuni fanno registrare una produzione di rifiuti urbani superiore agli 800 kg abitante anno, anche in questo caso molti comuni in questa fascia risultano anche mete turistiche, come ad esempio, Rosignano Marittimo, Scarlino, Isola di Capraia, Viareggio, Camaiore, Capalbio ed alcuni comuni dell’Isola dell’Elba.

Quali soluzioni, a suo avviso, potrebbero essere realizzate per prevenire questa elevata produzione di rifiuti urbani prodotta dal turismo e che determina un sicuro impatto ambientale ?

«Vorrei partire però da una considerazione più generale, che emerge chiaramente dai dati ARRR 2016. Dall’idea, cioè, che anche in Toscana si viaggi a due velocità. C’è una Toscana vivace e pronta al cambiamento, penso all’Empolese Valdelsa, alla Valdinievole, alla Lucchesia, che può vantare performance ambientali in tutto simili alle percentuali lombardo/venete - e poi c’è una Toscana che arranca. Ed è la stessa parte della nostra regione che ha sofferto di più gli effetti di una Crisi ormai più che decennale. Sto parlando della Costa, della Provincia di Massa Carrara e della Maremma. Certo, queste aree sono anche quelle a naturale e a più immediata vocazione turistica, ma credo che il primo dato di cui tener conto sia quello degli indici di sofferenza economica. Se stai male, se sei scivolato inesorabilmente nella fascia di povertà, sei meno disposto allo “sforzo” di ridurre i tuoi rifiuti e a differenziarli coscienziosamente.

A questa componente, poi, si aggiunge quello che io chiamo fattore “zona franca”. Ossia l’idea che da turista in Toscana mi siano concesse deroghe rispetto alle modalità civiche che osservo nel mio luogo di residenza. E’ un atteggiamento da combattere duramente, attrezzando certo meglio i nostri presidi ricettivi, ma anche e soprattutto puntando a una maggiore sensibilizzazione dei nostri ospiti. Ancora una volta: educazione, comunicazione e tecnologia. E’ una via impervia, costellata di difficoltà, ma è obbligata. Non abbiamo scelta».

C'è chi sostiene che un’elevata produzione di rifiuti, se accompagnata ad un’alta percentuale di raccolta differenziata, favorisca il riciclo e quindi l’economia circolare. Altri, invece puntano maggiormente sulla prevenzione dei rifiuti che rimane al primo posto nella “gerarchia dei rifiuti”.

Ad un occhio poco esperto, sembra quasi esserci un dilemma tra scegliere la prima o la seconda strada.

Qual è la sua idea a proposito ? ed infine, quali soluzioni concrete prospetta per ridurre tout court i rifiuti urbani ?

«Sinceramente non vedo dicotomie al riguardo. Non si tratta di scegliere, si tratta di coordinare in modo organico le varie azioni. Tutte necessarie e imprescindibili, se vogliamo davvero entrare nell’ottica dell’economia circolare. Occorre ridurre, occorre riusare, occorre differenziare al massimo delle nostre possibilità, occorre infine riciclare.
Tutte queste azioni sono interconnesse e indispensabili l’un l’altra. Per ridurre, in particolare, che è il prerequisito di ogni buona pratica in questo campo, bisogna agire su più leve. Innanzitutto innovando il design, in modo che gli oggetti, gli utensili, gli elettrodomestici, possano durare il più a lungo possibile per poi esser riciclati. Ancora, riducendo drasticamente gli imballaggi (di ogni genere e tipologia), premiando sempre di più la grande distribuzione che incoraggia la vendita alla spina e l’acqua dei fontanelli. Infine, responsabilizzando ancor di più i cittadini/consumatori ad usare meglio il loro “voto col portafoglio”. Perché, in tempi di comunicazione social, esso è capace di condizionare rapidamente e irreversibilmente il mercato. La vicenda della scomparsa dei prodotti alimentari contenenti olio di palma, da questo punto di vista, è illuminante.
Insomma: alle istituzioni il compito di decidere e mettere nelle migliori condizioni possibili
cittadini e operatori economici per svolgere il proprio dovere, a noi tutti quello di agire. Il tempo delle chiacchiere, infatti, è finito. Dobbiamo far sì che la Toscana torni presto a presidiare i quartieri alti della classifica nazionale anche in tema di gestione integrata dei rifiuti. Quel 13° posto, infatti, non ci fa affatto onore».

SC


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Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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