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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Mercoledì 02 maggio 2018

Anche ISPRA impegnata al tavolo della new plastic economy


Sempre più frequenti gli allarmi sulla presenza di rifiuti e plastica negli oceani; un fenomeno destinato a crescere in modo esponenziale ma che dobbiamo impegnarci a fermare quanto prima

Le plastiche sono entrate prepotentemente nella nostra vita, basta guardarsi attorno e vediamo che ne siamo circondati, tentare di farne a meno è un'operazione quasi impossibile. Molti degli imballaggi che utilizziamo sono in plastica e spesso nel giro di pochissimi minuti divengono dei rifiuti, spesso finiscono in mare. A questo proposito, i dati parlano di oltre 8 milioni di tonnellate di plastica disperse nei mari ogni anno, mentre le operazioni di bonifica interessano circa lo 0,5% di tale volume.

Un team internazionale di scienziati, riconducibile al The Ocean Cleanup Foundation, ha da poco concluso il lavoro sulla mappatura della Great Pacific Garbage Patch, la conclusione è impressionante: la grande isola di plastica che naviga nell'oceano Pacifico ha dimensioni intorno a 1,6 milioni di chilometri quadrati, che significa tre volte la superficie della Francia!

Anche il Mediterraneo non è da meno, come sostine il WWF in un articolo apparso su “Nature Scientific Reports”, in cui parla di "una zuppa di plastica", stimando che un chilometro quadrato nei mari italiani ne contenga in superficie fino a 10 chilogrammi, in particolare nel Tirreno settentrionale, tra Corsica e Sardegna, mentre attorno alla Sicilia e alle coste pugliesi si stima la presenza di almeno 2 kg di plastica. Sacchetti e bottiglie sono alcuni dei prodotti all’origine di questo fenomeno drammatico.

I dati sulla presenza delle plastiche negli oceani e nei mari spaventano, come conferma anche la mappa interattiva, commissionata da 5 Gyres Institute, un’organizzazione no profit statunitense impegnata nella sensibilizzazione sui temi ambientali. Sailing seas of plastic mostra quanta plastica galleggia negli oceani del mondo: ogni punto sulla mappa rappresenta 20 chilogrammi di rifiuti. Il problema non si riduce alla plastica visibile in superficie, infatti, si stima che tre quarti della spazzatura, di cui molta plastica, sia negli abissi marini.

Tutto questo non rappresenta solo un problema di inquinamento ambientale ma può arrivare ad incidere sulla salute umana. Infatti molte delle plastiche che si trovano in mare sono micro o nano plastiche, ovvero piccoli frammenti di plastica, che vengono facilmente ingerite dai pesci finendo nella catena alimentare dell'uomo.

Bisogna agire almeno su due fronti:

  • il primo riguarda il nostro modo di consumare che è frenetico e impostato alla produzione di rifiuti e non alla prevenzione degli stessi
  • il secondo coinvolge l'industria della plastica chiamata a realizzare una filiera virtuosa, grazie alla quale le materie plastiche verranno riutilizzate, riciclate o compostate in modo sicuro.

Se nel primo caso il cambiamento deve partire da noi, dalla nostra coscienza, nel secondo è necessario un forte coinvolgimento dell’industria delle plastiche che, nel prossimo futuro, dovrà fare fronte ad un’importante sfida: minimizzare l’impronta ecologica dei prodotti e ridurre l’impatto sull’ambiente che deriva dalla dispersione dei rifiuti di plastica causata da cattivi comportamenti di consumatori ed imprese.

Una grossa spinta in questa direzione viene dalla “Plastic Strategy” dell’Unione Europea che affida prioritariamente al riciclo dei prodotti in plastica al termine del ciclo di vita il compito di massimizzare la vita utile del materiale attraverso l’economia circolare, riducendo così i consumi di petrolio e di energia derivanti dall’impiego di materiale vergine, contenendo le emissioni di CO2 e riducendo la quantità di rifiuti plastici dispersi nell’ambiente o smaltiti in discarica.

Anche a livello nazionale la sfida è stata raccolta: per raggiungere questi obiettivi, è nato un tavolo multi-stakeholder, formato da sei componenti fissi, Federazione Gomma-Plastica, Conai, l’Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo, Corepla, Enea, ISPRA e Legambiente. Sono altresì previste partecipazioni in rappresentanza di altre categorie di stakeholder (consumatori, grande distribuzione, settori merceologici, utilizzatori, amministrazioni, riciclatori, altro), che verranno coinvolti su singoli temi e progetti.

Il tavolo dovrà focalizzare la sua attenzione sulla predisposizione di un’azione condivisa su temi di particolare interesse:

  • miglioramento dei polimeri derivanti dal riciclo in modo che possano essere utilizzati in modo più diffuso in sostituzione di materiali vergini
  • ampliare la gamma e la quantità di impiego dei polimeri riciclati
  • progettare i prodotti in materiale plastico in modo da allungare la loro vita
  • predisporre un’attività di educazione ambientale per cittadini ed imprese, per sensibilizzare a non abbandonare i rifiuti nell’ambiente ed effettuare la raccolta differenziata sia in casa che nell’azienda.

Tutto questo, in poche e semplici parole, significa usare la plastica in modo più intelligente di quanto finora abbiamo fatto.

Testo a cura di Stefania Calleri

 

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