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Giovedì 23 novembre 2017

I dati ISTAT sulla mobilità urbana


Una panoramica dei dati più significativi, aggiornati al 2015, da cui emergono molte ombre e poche luci per la mobilità delle nostre città

L'ISTAT ha pubblicato tutti i dati disponibili riguardo alla mobilità nelle nostre città (aggiornati al 2015). Si tratta di 30 tavole con i dati relativi agli anni 2011-2015, per tutti i capoluoghi di provincia italiani.

Il tema della mobilità, ed in particolare della mobilità sostenibile, è stato più volte affrontato su queste pagine, perché è strettamente connesso a quello della vivibilità urbana in senso lato, oltre che, naturalmente, per l’inquinamento (atmosferico ed acustico) che determina; per questo abbiamo cercato di "entrare" nei dati resi ora disponibili da ISTAT.

Le centinaia di dati contenuti nelle tabelle, in qualche modo, “parlano” e danno un’idea di cosa cambia e di quali sono le tendenze in atto.

Abbiamo provato ad estrapolare alcuni di questi numeri per evidenziare possibili “segnali” che vanno, però, letti con cautela e – se di interesse – ulteriormente approfonditi.

Da molto tempo viene invocata la necessità di una “cura del ferro” per le nostre aree urbane, a base di tranvie e metropolitane, visto che su questo piano siamo in grave ritardo rispetto ad altri paesi europei. I dati ISTAT mostrano come su questo versante ci si muova con grande lentezza, come risulta evidente dalla tabella seguente.

tranvie e metropolitane nelle città italiane

D’altra parte, in assenza di infrastrutture su rotaia, l’alternativa per rendere più efficace ed “appetibile” il trasporto pubblico locale sarebbe quello di dargli priorità e scorrevolezza nel traffico urbano, prevedendo “corsie preferenziali”, possibilmente in “sede protetta”, visto che altrimenti è assai probabile il loro non rispetto da parte di molti automobilisti indisciplinati.

In questo caso i numeri sono ancora meno confortanti, visto che nel complesso di tutti i capoluoghi di provincia italiani, fra il 2013 ed il 2015, si è assistito addirittura ad una diminuzione del numero di km di corsie preferenziali: da 928,5 a 912,7 (di cui 456,2 in sede protetta).

Peraltro quasi l’80% delle corsie preferenziali esistenti nel 2017 erano concentrate in sole 16 città, come si vede dalla tabella seguente (dove sono riportate le città che hanno almeno 10km di corsie preferenziali).

Per le stesse città si riportano i dati relativi alla velocità commerciale dei mezzi pubblici su gomma, in genere piuttosto ridotta.

velocità commerciale

Con un trasporto pubblico locale effettuato essenzialmente su gomma (ad eccezione delle poche città in cui la metropolitana ha un peso rilevante), come si ricava dalla seguente tabella, nella quale sono indicate le prime 16 città per quantità complessiva di offerta di trasporto pubblico,

sarebbe auspicabile un orientamento verso mezzi a minore impatto ambientale, quali filobus, autobus elettrici e a metano o gpl; ma anche in questo campo non emergono tendenze significativamente positive. Nel periodo 2012-2015 la percentuale a livello nazionale di queste tipologie di mezzi sul complesso delle flotte dei bus pubblici urbani oscilla sempre intorno al 20%.

mezzi ecologici

Guardando la situazione nelle 16 città che hanno un maggior numero di autobus, si registrano però casi significativamente “virtuosi”, come si può osservare nella seguente tabella.

In conclusione il panorama descritto non è certo molto incoraggiante. Così come evidenziato su queste pagine in una intervista, è davvero necessario porre all'ordine del giorno dell'agenda dei decisori il tema della mobilità sostenibile, con una prospettiva che si misuri sul medio e lungo periodo, se si vuole davvero cambiare la situazione descritta fin qui.


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