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Giovedì 27 aprile 2017

Gestire il consenso nell'era digitale


Ottenere un'adesione verso un progetto, prodotto o servizio, significa prima di tutto saper ascoltare le istanze di opposizione e le posizioni critiche di cittadini e consumatori, interpretarne la prospettiva, accoglierne le ragioni

Le modalità con cui i cittadini, consumatori, utenti si informano, interagiscono e comunicano il loro dissenso e consenso sono molto cambiate negli ultimi anni. L'accettazione sociale di un nuovo prodotto, insediamento, progetto risulta infatti oggi molto più complessa, soprattutto per il ruolo e l'uso diffuso della “rete” come forma di interazione privilegiata.

L'attuale era digitale permette infatti di partecipare in modo molto più agevole e diffuso, ma le organizzazioni, siano esse private o pubbliche, devono saper pianificare e gestire questa partecipazione, governare i processi di comunicazione e rendere autorevoli e credibili le informazioni in “rete”, trovando nuove forme di costruzione del consenso.

Si è parlato di questi aspetti nel corso del convegno “Consenso e dissenso Con la retecrazia cambiano le regole d’ingaggio”, organizzato il 3 aprile 2017 dall’Università Luigi Bocconi, in collaborazione con Allea e l’Erm.

Il convegno, realizzato nell’ambito delle attività di GEO - Green Economy Observatory dello IEFE Bocconi e in occasione del 60º anniversario dello IEFE, ha portato la testimonianza di imprese, ricercatori e comunicatori sul tema.

Luciano Floridi, professore di Filosofia ed Etica dell’Informazione presso la Oxford University, ha analizzato il tema della costruzione del consenso nella politica e nella democrazia rappresentativa.

Tanto più infatti c'è separazione e distribuzione del potere (il potere di chi lo detiene è staccato da chi lo esercita), quanto più è difficile riunire e raccogliere adesione attorno ad un'idea o progetto (costruire cioè il consenso).

Le strade che si possono perseguire, secondo Floridi, sono tre:

  • cercare di portare alle urne il maggior numero di persone così da avvicinarsi il più possibile alla scelta giusta,
  • optare per un esercizio di voto controllato, per esempio tramite un “patentino”,
  • rendere motivati i cittadini, migliorando anche il prodotto che la politica “vende” loro.

Il presidente del Nimby Forum Alessandro Beulcke ha portato l'esperienza dell'Osservatorio che monitora le opere di pubblica utilità che subiscono contestazioni, constatando come negli ultimi anni, con l'avvento dei social network, siano aumentati i casi di opposizione registrati. La “rete”, tra l'altro, risulta la fonte informativa principale delle motivazioni che spingono i cittadini ad opporsi.

La risposta, suggerisce Beulcke che auspicherebbe anche in Italia il ricorso ad un vero e proprio Dibattito pubblico alla francese, deve essere nella prevenzione, ovvero nel raccontare il progetto/prodotto/idea, prima che esso sia realizzato.

Ed in primis è il proponente che deve fare ciò, fornendo una “scatola” piena di informazioni, senza che a riempirla siano altri, magari con informazioni non corrette.

Chicco Testa, presidente Sorgenia, autore del recente libro “Troppo facile dire no”, ha identificato in quella che lui chiama “caduta delle élite” un problema urgente da affrontare: oggi infatti non c'è più una persona che sa di più, di cui fidarsi, e questo crea necessariamente un rumore di fondo, soprattutto in “rete”, dove si amplificano i saperi e dove diventa difficile individuare l'informazione corretta ed autorevole.

Per Federico Pistono, della Singularity University e tra i fondatori del movimento Zeitgeist Italia, la politica presenta oggi dei problemi strutturali: senza una struttura infatti non si gestiscono le persone e quindi non se ne riesce a governare le forme di consenso e dissenso.

Riprendendo poi il concetto di Testa della “caduta delle élite, ha sostenuto che la soluzione sta nel cambiare l'attuale modello educativo che non forma sufficientemente lo spirito critico, non permettendo quindi di distinguere e stabilire chi e cosa merita fiducia.

Maurizio Crippa de Il Foglio riconosce come oggi la stampa tradizionale non sia più in grado di contrapporre un'informazione completa e complessa rispetto a quanto proposto e veicolato dalla “rete”. L'informazione tradizionale non sarebbe più un autorevole stakeholder, in primis della politica.

Il mondo è cambiato perché ormai sui social network si dice qualsiasi cosa e il dissenso è autoreferenziale perché non cerca la corrispondenza con la realtà.

Ma visto il ruolo dei social network nell'interazione, nella diffusione di informazioni e nello sviluppo di forme di dissenso, tra i relatori si avanza l'ipotesi che questi media forse andrebbero utilizzati se non addirittura coinvolti nel sistema decisionale.

Per Carlo Cerami, Avvocato e componente dell'Osservatorio per la semplificazione amministrativa della Camera di Commercio di Milano, la decisione fino a qualche tempo fa spettava alla politica in modo autonomo; per prendere parte al procedimento era necessario rappresentare un interesse qualificato, inoltre si parlava solo di partecipare e non di opporsi alle decisioni.

Tutta questa opacità del processo decisionale ha portato alla sfiducia da parte dei cittadini, che, invece, sostiene Cerami, devono essere resi consapevoli, anche se alla fine la decisione deve essere una e capo dell'istituzione eletta.

Alessandro Sestagalli, Partner ERM Environmental Resources Management, ha parlato della gestione dei rischi non tecnici da parte di un'azienda che si appresti a lanciare un'opera.

Prima di prendere una decisione ed avviare un progetto, l'organizzazione dovrebbe infatti analizzare tutte le opzioni, nonché i costi, e porsi tre domande fondamentali:

  • quanto conosco la percezione degli interessati?
  • i soggetti interessati hanno istanze a cui non vogliono rinunciare?
  • tutte le conseguenze - non solo economiche - sono ben comprese e considerate?

Per Fabio Iraldo, Coordinatore GEO - Green Economy Observatory IEFE dell'Università Bocconi, per l'impresa è importante partire dal concetto di rischio anche per la propria organizzazione, oltre che per l'ambiente, etico, etc.

Naturalmente per un'azienda il rischio maggiore si basa sul business, sua priorità.

Prima di lanciare un prodotto/servizio/progetto, l'impresa dovrebbe scavare tutte le problematiche, individuare le parti interessate e chiedere loro la percezione. Le parti interessate possono essere sia quelle attente al comportamento dell'azienda, che quelle toccate direttamente da un impatto dell'azienda stessa.

Hanno infine portato la loro esperienza nel campo della costruzione di consenso e gestione del dissenso Luca Montani, Responsabile comunicazione della Metropolitana milanese, Giovanni Milani, Direttore HSE Eni, e Francesca Pasinelli, Direttore generale Fondazione Telethon.


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Azioni sul documento

PROBLEM SETTING, DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE

Inviato da Utente anonimo il 28/04/2017 10:22

Iniziativa, mi sembra, sostanzialmente di parte e nella gran parte degli interventi sintetizzati, poco capace di tematizzare (ci sono studi, ricerche ed esprienze da diversi decenni...) le tematiche relative alla partecipazione, ad un sistema di governance partecipato per l'ambiente e sulla cura e valorizzazione dei beni comuni, così come il tema del conflitto, e quindi di una diversità di punti di vista e di rappresentazioni della realtà, come elemtno di vitalità della democrazia. Alfonso Raus

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