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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 115 - Martedì 14 giugno 2016

Gli esiti della consultazione del Senato sull’economia circolare


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Definizione di rifiuto, raccolta differenziata e soggetti coinvolti nell'economia circolare: questi i temi più critici

Non molti giorni fa, il Senato ha reso disponibili gli esiti della consultazione pubblica, avviata in data 1° febbraio e terminata in data 1° aprile 2016, sul pacchetto in materia di economia circolare.

Come ha ricordato Pietro Grasso, il fine della consultazione era quello “di rappresentare gli interessi nazionali nell'ambito del dialogo politico e nel processo decisionale europeo, con particolare riferimento al tema dell'economia circolare, che mira a sviluppare un modello produttivo nel quale le risorse vengono utilizzate da imprese e consumatori in modo più sostenibile, mantenendo quanto più a lungo possibile il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse e riducendo al minimo la produzione dei rifiuti”.

Il lavoro si è articolato sia in audizioni, ne sono state fatte complessivamente 21, che in questionari (domande con risposta aperta) sui cinque documenti che compongono il pacchetto dell’economia circolare voluto dall'Europa (UE).

Università, centri studi, consorzi, federazioni di categoria, associazioni di consumatori, imprese private sono i soggetti che hanno preso parte, rispondendo al questionario online.

Nel dettaglio hanno manifestato il loro interesse al tema:

  • 2 Regioni;
  • 10 Fondazioni, Università, Centri studi, Società di consulenza;
  • 25 Federazioni e Associazioni rappresentative di categorie produttive;
  • 9 Consorzi;
  • 2 Associazioni di consumatori;
  • 5 Imprese private;
  • 2 Cittadini.

In particolare 3 punti sono risultati critici:

  • poca chiarezza sulla definizione di rifiuti urbani, sottoprodotti ed end of waste,
  • poca chiarezza sul ruolo dei soggetti coinvolti nell’economia circolare, sulla definizione di responsabilità estesa del produttore e costi di gestione,
  • poca attenzione alla raccolta differenziata, che non viene resa obbligatoria.

Altre questioni emerse risultano:

  • la mancanza di sistemi adeguati di gestione dei rifiuti,
  • la scarsa operatività del Sistri,
  • la carente applicazione della normativa vigente,
  • l'assenza di indirizzi chiari per l'azione degli operatori di settore,
  • l'obsolescenza di alcune disposizioni,
  • la limitazione della raccolta differenziata a cinque categorie di rifiuti, con risultati non omogenei a livello territoriale,
  • la scarsa chiarezza nel quadro informativo, tale da ingenerare difficoltà per i cittadini nella gestione dei rifiuti.

Sono state segnalate anche le seguenti possibili integrazioni:

  • inserimento a livello europeo dell'obiettivo di incremento del 30% nell'efficienza dell'uso delle risorse al 2030;
  • inserimento nei "semestri europei" di indicatori sul consumo delle risorse;
  • introduzione di obiettivi legalmente vincolanti di riduzione nella produzione dei rifiuti urbani, commerciali, industriali e alimentari;
  • divieto di conferimento in discarica entro il 2030;
  • divieto di incenerimento entro il 2020, salvo che per rifiuti non riciclabili e non biodegradabili.

Il Parlamento italiano è l'unico che ha promosso un'iniziativa di partecipazione democratica per la valutazione delle proposte della Commissione Europea sull'economia circolare. L'idea è stata apprezzata e definita "best practice" dal Commissario europeo per l'ambiente Karmenu Vella in occasione della Conferenza interparlamentare tenutasi a l'Aja il 3 e 4 aprile 2016.

Visualizza il dossier relativo alla consultazione pubblica della 13a Commissione (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato sull'economia circolare


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