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n. 092 - Martedì 10 maggio 2016

Energie rinnovabili in Europa nel 2016


Una crescita recente con effetti a catena

Il Rapporto, sulla base dei dati disponibili e delle proiezioni, intende verificare quali siano state le fonti di energia fossili sostituite dalle fonti rinnovabili (FER) e quale sia il grado di sviluppo delle rinnovabili in Europa e nel resto del mondo.

Nell'UE la quota di energie rinnovabili nel consumo energetico finale è progressivamente cresciuta fino a toccare il 15.2% del 2014, un incremento maggiore di quanto previsto dallo Spazio Economico Europeo.

A livello degli Stati membri le quote di FER variano da oltre il 30% di energia finale lorda al consumo in paesi come la Finlandia, Lettonia e Svezia, a meno del 5% in Lussemburgo (3,6%), Malta (3,8%) e Paesi Bassi (4,5%).

In 11 paesi il consumo di energia da fonti rinnovabili nel 2013 è stato inferiore a quello che era previsto nei loro Piani energetici nazionali (NREAPs). Ciò significa che quasi la metà dei paesi avrà bisogno di incrementare il tasso di crescita per raggiungere gli obiettivi previsti al 2020.

obiettivi previsti per il 2020 per i paesi europei

Nel 2013, il riscaldamento e il raffreddamento da fonti rinnovabili hanno continuato a rappresentare il settore di mercato dominante delle FER in Europa coprendo oltre la metà di tutti i consumi finali lordi delle fonti rinnovabili in 18 Stati membri.
I tassi di crescita più veloci dal 2005 sono stati registrati da biogas, pompe di calore e solare termico.

Anche il mercato dell'energia elettrica da fonti rinnovabili è cresciuto in modo significativo attraverso soprattutto l'eolico onshore e il solare fotovoltaico (PV).
Il settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha rappresentato più della metà di tutte le FER in solo cinque Stati membri: Croazia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Regno Unito.
Il contributo delle energie rinnovabili nel settore del trasporto varia da un massimo del 48% in Lussemburgo all'1% o meno di Estonia, Portogallo e Spagna.

Non sono invece buoni i dati sul consumo di biocarburanti per i trasporti che per la prima volta nel 2013 è diminuito rispetto agli anni precedenti.
L'aumento del consumo di energia rinnovabile ha permesso all'UE di tagliare la sua domanda di combustibili fossili di 110 Mtep nel 2013 e si stima di arrivare a 114 milioni nel 2014.
Il carbone è la fonte più sostituita (circa 45%) dalle rinnovabili in Europa nel 2013 e nel 2014, segue il gas (circa 29%).

La crescita dei consumi di energia da fonti rinnovabili dopo il 2005 ha aiutato l'UE a ridurre le emissioni di CO2 di 362 Mt nel 2013 e 380 Mt nel 2014, quota equivalente alle emissioni di gas serra annuali di un paese come la Polonia.
In termini assoluti, Germania, Italia e Spagna hanno raggiunto la maggiore riduzione del consumo di combustibili fossili e di emissioni di gas serra.

emissioni evitate.jpg

Nel 2014, l'UE-28 ha avuto le migliori performance in termini di potenza fotovoltaica solare installata a livello globale e di energia eolica.

Nel periodo 2005-2012 l'UE-28 Europa ha registrato la percentuale più alta di nuovi investimenti in risorse energetiche rinnovabili (RES), superata dalla Cina nel 2013.
L'UE resta comunque uno dei principali attori a livello mondiale per quanto riguarda il lavoro e l'occupazione nel settore delle energie rinnovabili.


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Azioni sul documento

Fonti rinnovabili

Inviato da Utente anonimo il 11/05/2016 07:04

E' opportuno che quando si parla di energie rinnovabili vengano indicate in modo analitico le varie fonti: idroelettrico, eolico, fotovoltaico, solare termico, e altre fonti assimilate alle rinnovabili. In particolare va notato che il contributo maggiore alla produzione di energie rinnovabili va accreditato all'idroelettrico, invece nei comunicati che vengono emessi da varie fonti, anche fonti governative e enti pubblici, viene lasciato intendere che le energie rinnovabili sono costituite esclusivamente o quasi da eolico e foto voltaico. Per quanto riguarda l'eolico è inoltre opportuno indicare quanta energia viene effettivamente immessa in rete e utilizzata e questo vale soprattutto per l'Italia dove in base al CIP6 viene remunerata non la energia immessa in rete ma la energia prodotta, anzi la energia che si sarebbe potuta produrre in base alla velocità del vento, secondo il principio del "ritiro dedicato". E' vero che negli anni il prezzo garantito si è ridotto, ma sono aumentati i produttori e ora ci troviamo a pagare ogni anno circa 13 miliardi di euro con la accisa A3 per pagare i produttori teorici di energia eolica.

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