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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 060 - Giovedì 24 marzo 2016

Progetti per la riduzione dei rifiuti marini


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Si è svolto a Livorno un incontro dedicato alla presentazione del progetto curato da CIRSPE per la riduzione dei rifiuti marini nel Tirreno centro settentrionale. Presentate da ISPRA alcune iniziative del progetto europeo DeFishGear per la riduzione dei rifiuti marini nel Mar Adriatico

Si è svolto a Livorno, lo scorso 3 febbraio, un incontro tematico organizzato dal Centro Italiano Ricerche e Studi per la Pesca (CIRSPE) nell'ambito del progetto di Sensibilizzazione per la riduzione dei rifiuti marini nel Tirreno centro settentrionale .

Obbiettivo dell'iniziativa la messa a punto di una strategia atta a ridurre l'inquinamento da rifiuti marini, attraverso il coinvolgimento diretto delle imprese della pesca professionale e la promozione di un'azione di sensibilizzazione verso le scuole e verso tutti i soggetti interessati alla tematica.

Andrea Bartoli del CIRSPE nel suo intervento ha spiegato la finalità del progetto triennale che riguarderà Lazio, Toscana e Liguria con lo scopo di creare in ciascuna di queste regioni una serie di "punti di sbarco e smaltimento" dei rifiuti raccolti dalle imbarcazioni da pesca durante la loro attività di cattura. Le strutture coinvolte sono la Fondazione Costa Crociere, il CIRSPE e le varie strutture territoriali. I porti individuati per la Toscana sono Viareggio, Livorno, Castiglione della Pescaia.

Tre sono i target del progetto:

  • educazione nelle scuole;
  • attivazione di una rete che coinvolga i soggetti che si occupano di tutela ambientale, per esempio diving, associazioni ambientaliste;
  • organizzazione di giornate con i pescatori durante le quali sarà fatto il recupero dei rifiuti con un ruolo importante dei Comuni e delle Autorità Portuali per lo smaltimento; a questo proposito sono state ricordate le normative di riferimento, ad esempio la Direttiva sulla Marine Strategy e la Convenzione MARPOL (in particolare l'Allegato 5).

Con le informazioni ottenute si potranno di definire le tipologie di rifiuti raccolti e, conoscendo le aree di pesca, anche le zone da cui arrivano. La stima attuale prevede che circa il 70-80% dei rifiuti marini arrivi direttamente da fonti terrestri attraverso lo smaltimento diretto a terra.

rifiuti-rete-peschereccioLe principali fonti marine di rifiuti sono le attività marittime. Un problema molto grande è quello della plastica visto che nell'Alto Tirreno vi sono molte zone con alta concentrazione di plastica.

Soltanto con la conoscenza adeguata del problema si può arrivare a mettere in pratica interventi mirati alla riduzione dei rifiuti presenti in mare: nuovi depuratori, sistemi di smistamento ottimali ma anche cambiamenti normativi e soprattutto comportamentali.

Nel suo intervento Francesca Rochi di ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha presentato alcune iniziative pilota che sono in corso di realizzazione in alcuni porti adriatici ed in particolare ha illustrato il Progetto europeo tranfrontaliero DeFishGear che coinvolge sette paesi affacciati sul mar Adriatico: Albania, Bosnia & Herzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro e Slovenia il cui obiettivo è la riduzione dei rifiuti marini nel Mare Adriatico.

Si è avuta una fase iniziale di monitoraggio, durante la quale sono state valutate le metodiche e l'impatto dei rifiuti, seguita da una fase di cooperazione tra i vari soggetti e la definizione di azioni pilota per arrivare ad una riduzione dei rifiuti.

Il monitoraggio ha riguardato sia le spiagge che il fondo marino.

  • Per quanto riguarda le spiagge, sono stati rinvenuti 1,8 oggetti/mq con il 92% di plastica. Un grosso problema è costituito dalle reti tubolari per l'allevamento dei mitili cossidette "calze", seguite dai cotton fioc e dagli imballaggi di plastica.
  • Il monitoraggio del fondo marino è stato effettuato sia su fondo roccioso che su fondo mobile: sul fondo mobile è stata utilizzata una rete a strascico con cale effettuate in due campagne, primavera e inverno e sono stati rinvenuti 540 oggetti/kmq con il 60% in peso rappresentato da plastica. Il 70% del rifiuto deriva da terra, dai fiumi ma anche dalle imbarcazioni mentre il 20% è riconducibile alla pesca. Per quanto riguarda i fondi rocciosi circa il 70% del materiale rinvenuto è legato alla pesca e circa il 17% all'acquacoltura.

In particolare in Italia il progetto DeFishGear è stato effettuato a Chioggia che ha una marineria costituita da 215 imbarcazioni; ha avuto una durata di 7 mesi ed ha coinvolto 6 imbarcazioni. L'attività ha riguardato la definizione di un'area dove collocare i rifiuti pescati (rimozione) e una per gli attrezzi dismessi (prevenzione). Sono state raccolte 22,6 tonnellate di rifiuti e 7,7 tonnellate di attrezzi dismessi ed è stata effettuata un'analisi quali-quantitativa dei rifiuti rinvenuti e la valutazione per un eventuale riciclo. In un subcampione di 640 kg di rifiuti raccolti è stata fatta la suddivisione per categorie ed il 77% in peso era rappresentato da plastica.

Durante lo svolgimento del progetto ci sono state alcune difficoltà nella classificazione e quindi successiva gestione dei rifiuti, poiché nel Testo Unico ambientale (art. 184 del D.Lgs 152/2006) i rifiuti pescati non sono contemplati e quindi vengono assimilati ai rifiuti speciali. Ad esempio il D.Lgs 182/2003 stabilisce che le Autorità Marittime devono garantire la presenza di strutture atte a recuperare le diverse tipologie di rifiuti provenienti dalle navi, spesso però il piano di gestione dei rifiuti portuali non è operativo. Anche in questo caso però il rifiuto pescato non è nominato nella legge.

Al riguardo è stata introdotta una importante novità per la pulizia dei fondali marini, con la Legge n.221 del 28/12/2015 (art.27), per cui il Ministero dell'Ambiente può individuare nei porti siti idonei in cui avviare operazioni di raggruppamento e gestione dei rifiuti raccolti durante le attività di gestione delle aree protette, le attività di pesca o altre attivita' legate al turismo subacqueo svolte da associazioni sportive, ambientaliste e culturali, tramite appositi accordi di programma stipulati con le associazioni citate, con gli enti gestori delle aree marine protette, con le imprese ittiche e con la Capitaneria di porto, l'Autorità Portuale, se costituita, e il Comune territorialmente competenti.

I rifiuti possono avere forte impatto sugli organismo marini, sia perché possono ingerire la plastica, sia per effetto del "ghost-fishing" delle reti abbandonate, sia per la degradazione degli habitat a cui si può andare incontro.

Le macroplastiche attraverso processi di degradazione possono trasformarsi in microplastiche e addirittura in nanoplastiche che entrano nella catena alimentare e possono anche trasportare sulla loro superficie uova, spore e quindi favorire l'introduzione di specie aliene invasive. Inoltre possono essere collettori di contaminanti come gli ftalati che vanno incontro a fenomeni di bioaccumulo.

Oltre agli impatti sull'ambiente ci possono essere anche impatti socio-economici sul turismo, sui comuni costieri, sulla pesca e acquacoltura. Sulla base di tutto questo è fondamentale prevenire riducendo ad esempio riducendo l'utilizzo di plastica, riutilizzando e riciclando e riducendo l'accumulo, come richiesto dalla direttiva sulla Strategia Marina.

Testo a cura di Michela Ria e Francesca Chiostri


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