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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 012 - Giovedì 21 gennaio 2016

Ridurre la frammentazione urbana per migliorare la qualità dell'aria


Uno studio promosso dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico

La concentrazione dell’inquinamento atmosferico è ampiamente influenzata dalla struttura delle aree urbane, in particolare dalla loro dimensione, forma e composizione. Lo studio dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico indaga proprio l'impatto della morfologia urbana sulla concentrazione degli inquinanti atmosferici. Attraverso un set unico di dati relativi a 249 grandi aree urbane europee analizza l'influenza delle varie componenti della struttura urbana sulla concentrazione di tre inquinanti (biossido di azoto, PM10 e biossido di zolfo).

Il modello analizza anche gli effetti di altri fattori che influenzano l’inquinamento, come le dimensioni dell’economia locale, le attività industriali e agricole, le condizioni climatiche locali, nonché altri indicatori di copertura del suolo. Si analizza anche il rapporto tra la densità della popolazione e la concentrazione di inquinanti specifici. Poiché l'inquinamento atmosferico è influenzato da diversi tipi di attività economiche e ogni inquinante ha le sue fonti, le aree urbane saranno caratterizzate da diversi modelli di concentrazione di inquinanti atmosferici.

I principali risultati dello studio

  • La frammentazione urbana sembra essere associata a maggiori concentrazioni di PM10 e biossido di azoto, sostanze inquinanti cioè che dipendono molto dal trasporto su strada.
  • La densità della popolazione sarebbe correlata alla concentrazione di biossido di zolfo, che a differenza di PM10 e biossido di azoto, in Europa proviene dalla combustione in centrali elettriche e nel riscaldamento domestico. Pertanto, le aree urbane densamente popolate possono produrre maggiori emissioni, e di conseguenza concentrazioni, di biossido di zolfo residenziali.
  • Le aree urbane ad alto reddito sperimentano concentrazioni più basse di PM10 e biossido di zolfo. Ciò può derivare da normative ambientali più severe o una maggiore spesa pubblica per il miglioramento della qualità dell'aria in queste aree.

Questi risultati rivelano che le preoccupazioni circa un aumento dei livelli di biossido di azoto e PM10 derivanti da un'ulteriore espansione delle aree urbane in Europa potrebbero essere in parte oggetto di politiche territoriali mirate alla riduzione della frammentazione urbana.

Le aree urbane caratterizzate da un continuo sviluppo del tessuto urbano (così dette aree urbane continue) migliorano i collegamenti, riducono le esigenze di spostamento e la dipendenza dall'automobile e facilitano l'uso di modalità di trasporto non motorizzato. Oltre ai miglioramenti ambientali, le aree urbane continue possono quindi portare ad un risparmio energetico, ad una riduzione dei costi di manutenzione dei sistemi energetici e di trasporto, ad una migliore qualità della vita attraverso servizi locali, posti di lavoro ed investimenti in infrastrutture efficienti.

Oltre alla riduzione della frammentazione urbana, le politiche che portano alla diminuzione della densità di popolazione potrebbero in parte alleviare le preoccupazioni per l'impatto dell'espansione urbana sulle emissioni di biossido di zolfo.

Nel complesso, i risultati dello studio suggeriscono che gli strumenti volti ad aumentare la continuità e ridurre la densità di popolazione sono da prendere in considerazione nelle politiche volte ad evitare un ulteriore degrado della qualità dell'aria causata dall'espansione delle aree urbane in Europa. Tali strumenti possono integrare altre politiche utilizzate per la riduzione dell'inquinamento atmosferico urbano, come le norme sulle emissioni dei veicoli.

Per approfondimenti: il documento Air Pollution and Urban Structure Linkages: Evidence from European Cities - Cárdenas Rodríguez, M., L. Dupont-Courtade and W. Oueslati (2015), OECD Environment Working Papers , No. 96, OECD Publishing, Paris


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