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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 258 - Giovedì 17 dicembre 2015

A proposito di ritagli tessili da confezioni nel pratese


Una questione affrontata dal Progetto speciale ARPAT, su cui è necessario anche un approfondimento normativo.

ARPAT, ormai da quasi due anni è impegnata nella realizzazione del progetto speciale che persegue il potenziamento dei controlli, su tutto il territorio regionale, sulla complessiva gestione dei rifiuti in alcuni settori di attività produttive e di servizio, in particolare tessile, rottami metallici, rifiuti da trattamenti con antiparassitari nelle attività vivaistiche (solo nel 2014), rifiuti liquidi trasportati su gomma e (dal 2015) inerti,  attraverso azioni di indagine, ispezioni, controllo analitico, incrocio e valutazione dei dati e delle informazioni inerenti le fasi di raccolta, trasporto, recupero, ricilo e smaltimento dei rifiuti.

In particolare sono verificate le connessioni tra le realtà di produzione e servizio ed evidenziate le responsabilità di attività e comportamenti illegali, illeciti o elusivi. In questo senso l’attività di controllo è rivolta non solo alle imprese conosciute ma soprattutto a quelle che eludono il sistema dei controlli.

Uno degli ambiti di indagine è appunto quello tessile. A questo proposito l'Agenzia riceve di frequente segnalazioni da parte dei cittadini riguardo a sacchi neri contenenti scarti di lavorazione tessili provenienti da aziende della comunità cinese abbandonati in diverse zone della città di Prato.

A questo proposito, ARPAT vuole fornire alcuni elementi che possono aiutare la comprensione di questo fenomeno attraverso la ricostruzione degli effetti del mutevole quadro normativo che disciplina la materia dei rifiuti.

Dobbiamo prima di tutto chiarire che la gestione dei ritagli tessili derivanti dagli scarti delle lavorazioni delle numerose confezioni, che negli anni sempre più vanno affermandosi nel distretto tessile pratese ad opera della comunità cinese, possono rientrare nella tipologia dei rifiuti speciali non pericolosi (ritagli tessili, pelurie ecc...) oppure negli assimilati ai rifiuti urbani.

Questo vuol dire che il Comune gestisce i ritagli tessili delle confezioni nello stesso modo in cui gestisce i rifiuti urbani (rifiuti domestici...). Ciò ovviamente mediante il Gestore (ASM) incaricato della raccolta, trasporto recupero e smaltimento e quindi il Comune dovrebbe anche stabilire il numero ed ubicazione dei contenitori, frequenze ed orari delle operazioni di raccolta, tenuto conto delle esigenze delle utenze, comprese, quindi, anche le confezioni.

Infatti, in attesa della determinazione da parte dello Stato (art. 195, co. 2 lettera e) del Dlgs n. 152/2006) dei criteri qualitativi e quantitativi per l'assimilazione dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani, tale assimilazione può operare solo attraverso una delibera comunale.

Pertanto, il Comune di Prato, avendo stabilito attraverso una deliberazione l'assimilazione di alcuni tipi di rifiuti speciali (vedi i ritagli) ai rifiuti urbani anche in base alle proprie potenzialità di smaltimento, ha reso legittima la duplice possibilità di smaltimento dei ritagli delle confezioni.

Un duplice percorso che rende inevitabilmente per ARPAT difficoltoso il controllo di competenza, come quelli nell'ambito del Gruppo interforze, condiviso e rafforzato dalla Regione Toscana con il progetto speciale “lotta alla illegalità” .

Anche i Comuni della Provincia di Prato hanno regolamentato, ormai da moltissimi anni (ancora prima della trasformazione imprenditoriale avviata dalla comunità cinese), la gestione di tali tipologie di rifiuti come rifiuti speciali assimilati agli urbani, una volta costituiti prevalentemente da cascami tessili, oggi, prevalentemente da ritagli da confezione.

Tale quadro di riferimento consente quindi una gestione dei ritagli tessili come assimilati agli urbani con la conseguenza inevitabile che la confezione, ma anche il tessitore, può smaltire i propri residui di lavorazione usufruendo dei cassonetti urbani (ormai sempre più rari a seguito dell'istituzione del servizio di raccolta rifiuti “porta a porta”).

Il paradosso di questa duplice modalità di gestione (speciali e/o assimilati) delle stesse tipologie di rifiuti (ritagli tessili, pelurie ecc..) è il risultato delle successive disposizioni normative che, per la loro complessità tecnico-giuridica, hanno reso difficile, come sopra ricordato, lo svolgimento delle funzioni di controllo in quanto si è creato un vero e proprio vuoto normativo poiché è stata gradualmente distrutta ogni definizione di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani derivanti dalle imprese.

La gestione dei rifiuti assimilati dovrebbe far riflettere sulla opportunità del ripristino dei cassonetti per i rifiuti urbani e assimilati al fine di evitare gli abbandoni di cui si ha quotidianamente notizia attraverso la stampa.

E' auspicabile, quindi, che lo Stato emani quanto prima nuovi criteri di assimilazione dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani, ai sensi di quanto previsto dall'art. 195 c. 2 lettera e) del DLgs n. 152/06, in quanto l'attuale disciplina è sostanzialmente ancora quella stabilita dalla normativa emanata nei primi anni '80. Lo stesso articolo ha subito negli anni numerose modifiche senza di fatto diventare esecutivo in mancanza del relativo decreto attuativo.

Occorre anche rilevare che inizialmente, prima delle successive modifiche, l'art. 195 c. 2 lettera e) del DLgs n. 152/06, escludeva di norma l'assimilazione ai rifiuti urbani per quei rifiuti che si formano nelle aree produttive (vedi nota).


NOTA
Si riportano di seguito le successive versioni dell'art. Art. 195 co. 2 lettera e) D.Lgsl 152/2006 dalle quali emerge la graduale eliminazione degli indirizzi per la determinazione dei criteri qualitativi e quanti-qualitativi per l'assimilazione.
  • Art. 195 co. 2 lettera e) D.Lgsl 152/2006 (abrogato dal D.Lgs n°4 del 13/02/2008) Sono di competenza dello Stato la determinazione dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per l'assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani, derivanti da enti e imprese esercitate su aree con superficie non superiore ai 150 metri quadri nei Comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti, o superficie non superiore a 250 metri quadri nei Comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti. Non possono essere di norma assimilati ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico;
  • Art. 195 co. 2 lettera e) D.Lgsl 152/2006(testo modificato dal D.Lgs n°4 del 13/02/2008 ed abrogato dal DL n°201 del 06/12/2011) Sono di competenza dello Stato la determinazione dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per l'assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali e dei rifiuti urbani. Ai rifiuti assimilati entro un anno (“entro diciotto mesi” testo aggiunto da DL n°208 del 30/12/2008 ed abrogato dalla L. n°166 del 20/11/2009) (“entro due anni” testo aggiornato dalla L. n°166 del 20/11/2009 ed abrogato dal D.L. 201 del 06/12/2011), si applica esclusivamente una tariffazione per le quantità conferite al servizio di gestione dei rifiuti urbani. La tariffazione per le quantità conferite che deve includere, nel rispetto del principio della copertura integrale dei costi del servizio prestato, una parte fissa ed una variabile e una quota dei costi dello spazzamento stradale, è determinata dall'amministrazione comunale tenendo conto anche della natura dei rifiuti, del tipo, delle dimensioni economiche e operative delle attività che li producono. A tale tariffazione si applica una riduzione, fissata dall'amministrazione comunale, in proporzione alle quantità dei rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero tramite soggetto diverso dal gestore dei rifiuti urbani. Non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico; allo stesso modo, non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle strutture di vendita con superficie due volte superiore ai limiti di cui all'articolo 4, comma 1, lettera d), del decreto legislativo n.114 del 1998. Per gli imballaggi secondari e terziari per i quali risulti documentato il non conferimento al servizio di gestione dei rifiuti urbani e l'avvio a recupero e riciclo diretto tramite soggetti autorizzati, non si applica la predetta tariffazione. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con il Ministro dello sviluppoeconomico, sono definiti, entro novanta giorni, i criteri per l'assimilabilità ai rifiuti urbani;
  • Art. 195 co. 2 lettera e) D.Lgsl 152/2006 (vigente) Sono di competenza dello Stato la determinazione dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per l'assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali e dei rifiuti urbani. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con il Ministro dello sviluppo economico, sono definiti, entro novanta giorni, i criteri per l'assimilabilità ai rifiuti urbani.

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Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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