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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 073 - Venerdì 10 aprile 2015

Spiaggiamenti di cetacei e tartarughe marine in Toscana nel 2014


L'attività svolta da ARPAT nell'ambito della rete regionale, Osservatorio Toscano Cetacei, per il recupero di cetacei e tartarughe spiaggiate lungo le coste toscane. Il 2014 si è mostrato un anno in linea con la media del trend storico di cetacei spiaggiati in Toscana

Nell’ambito della convenzione tra Ministero dell’Ambiente e del Mare e ISPRA, inerente le attività relative agli adempimenti italiani per la Direttiva quadro sulla Strategia Marina (MSFD) il gruppo ISPRA sui "Mammiferi marini” è stato incaricato di redigere una valutazione iniziale dello stato delle specie di cetacei in l’Italia, analizzando le informazioni esistenti e/o indispensabili per procedere ad una “descrizione della dinamica di popolazione, dell’areale naturale ed effettivo e dello stato” di ciascuna specie, nelle tre sottoregioni MSFD rilevanti per l’Italia; tale valutazione è necessaria per poter compilare opportunamente i formulari del reporting italiano alla Commissione europea. Alcune indicazioni di massima sulla distribuzione generale delle specie di cetacei possono essere ricavate dai dati di spiaggiamento (fonte: banca dati sugli spiaggiamenti).

Per quanto riguarda alcune specie, i dati relativi agli spiaggiamenti (1986-presente), raccolti da ARPAT e comunicati in tempo reale alla banca dati nazionale, potrebbero permettere di stimare alcuni parametri demografici, soprattutto per le specie più comuni (per esempio, la stenella).

La rete regionale per il recupero di cetacei e tartarughe spiaggiate lungo le coste toscane, ed il conseguente intervento sugli esemplari in difficoltà o ormai morti, consolidata anche grazie alle attività del progetto transfrontaliero Gionha (2009-2011), è oggi in via di definizione soprattutto grazie alle attività di coordinamento della Regione Toscana e del suo OTC (Osservatorio Toscano Cetacei). Recentemente, ottobre 2013, è stato approvato l’ampliamento delle competenze di OTC anche in materia di tutela e conservazione delle tartarughe marine in conformità alla L.R. 56/2000 e D.G.R. 1175/2004.

Con la costituzione dell’Osservatorio, la Regione Toscana ha inteso creare un sistema integrato e coordinato con ARPAT, quale strumento tecnico scientifico della Regione Toscana, e le sue Università, i Centri di ricerca, le Associazioni di categoria delle attività produttive e quelle coinvolte nello studio e nell’osservazione dei mammiferi marini, delle tartarughe marine nonché di tutti i settori interessati alle problematiche della conservazione e dello studio dell’ambiente marino operanti in toscana. L’Osservatorio può essere pertanto considerato il coronamento naturale di anni di lavoro e di studio di molte realtà presenti sul territorio, che hanno messo a disposizione il loro patrimonio scientifico e le esperienze svolte per condividere un sistema integrato di approccio allo studio dei cetacei e delle tartarughe, ma anche al loro ruolo di indicatori di qualità delle acque marine.

In qualità di organo tecnico della Regione Toscana, e relativamente alle attività di monitoraggio dei grandi vertebrati marini proprie dell’Agenzia, ARPAT ogni anno produce un Report sulle attività svolte in merito al recupero dei cetacei e delle tartarughe in Toscana.

Per quanto riguarda i cetacei, nel 2014 si sono registrati 19 eventi di spiaggiamento:
6 stenelle, 8 tursiopi, 1 capodoglio, 1 globicefalo e 3 individui che sono rimasti indeterminati a causa del pessimo stato di conservazione della carcassa, che non ne ha permesso una esatta determinazione della specie (da attribuire comunque a piccoli cetacei odontoceti).

 Anche per quanto riguarda le tartarughe l’attività di ARPAT, come per i cetacei, è quella di intervenire sull'animale, raccogliere le informazioni, compilare le schede ed, eventualmente, conservare ed analizzare il contenuto stomacale. Nel corso del 2014 sono state recuperate 61 tartarughe marine, 60 appartenenti alla specie più comune Caretta caretta, e solo 1 alla molto rara, e solo occasionale per il nostro mare, tartaruga verde Chelonia mydas. Si conferma che spesso la causa di morte per questi animali è rappresentata dalla cattura accidentale da parte di attrezzi da pesca, soprattutto reti da posta e palamiti. Le indagini necroscopiche condotte su 7 tartarughe hanno inoltre spesso evidenziato segni legati ad un grave traumatismo, probabilmente rappresentato da collisioni con natanti.

Il report 2014 sugli spiaggiamenti toscani contiene la scheda dettagliata di ogni esemplare recuperato e, per otto cetacei e sei tartarughe, il referto necroscopico redatto a cura dei veterinari dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana (IZSLT), sede di Pisa. Su questi esemplari, benché non sempre le carcasse presentassero buone condizioni di conservazione, è stato eseguito, a cura dei veterinari dell'IZSLT, un esame anatomo-patologico completo, ricerche batteriologiche, virologiche, parassitologiche, istologiche, sierologiche, genetiche e biotossicologiche. In relazione a queste ultime va specificato che i contaminanti specifici per i cetacei quali PPCB, Mercurio (Hg) e pesticidi sono stati ricercati dall’Università di Siena.

L’attività sui cetacei e le tartarughe marine propria di ARPAT è anche relativa allo studio delle abitudini alimentari (attraverso l'analisi del contenuto stomacale), argomento specifico dell’attività del Settore Mare, che già svolge sui pesci, e che ha lo scopo di fornire informazioni per lo studio e la ricostruzione della rete trofica marina, sulla base anche di quanto richiesto dalla Direttiva sulla Marine Strategy. Nel 2014 si sono recuperati ed analizzati 9 stomaci di cetacei. Sia per il tursiope che per la stenella tra i pesci ossei la specie maggiormente predata è il nasello (Merluccius merluccius) mentre, per quanto riguarda i cefalopodi, le specie che hanno avuto un maggior ruolo nella dieta della stenella sono risultate i due totanetti A. lichtensteinii e T. sagittatus, mentre per il tursiope sono il totano I. coindetii e il polpo O. vulgaris.

I risultati ottenuti per la tartaruga comune C. caretta (8 stomaci analizzati), ad esempio, confermano come questa specie abbia un comportamento alimentare generalista ed essenzialmente opportunista. Questo fatto la rende particolarmente incline all’ingestione dei detriti marini, soprattutto plastiche di vario tipo, e la espone agli effetti nocivi delle sostanze tossiche in essi presenti. Gli studi condotti da ARPAT confermerebbero l’opportunità di considerare C. caretta come un utile bioindicatore per misurare i livelli di contaminanti e per monitorare l’efficienza delle misure di mitigazione (come espresso anche dalla Marine Strategy, vedi Descrittore Q 4 - Reti Trofiche marine).

Tutto il lavoro svolto durante quest’anno sottolinea, ancora una volta, la complessa e proficua collaborazione tra l’IZSLT sezione di Pisa ed i diversi soggetti (Ministeri Ambiente e Salute, ARPAT, OTC, IIZZSS, Università di Siena, Banca Dati Spiaggiamenti e Università di Padova, ASL) sia a livello di intervento che di indagini.

 

Conclusioni

Relativamente ai soli cetacei, a differenza dello scorso anno, che con 42 ritrovamenti era stato definito un anno di “moria” eccezionale di cetacei non solo nella nostra regione ma in tutta Italia (il valore più alto mai registrato per la Toscana), il 2014 si è concluso abbastanza in linea con la media del trend storico toscano: 16 animali/anno.

ritrovamenti di cetacei in Toscana - 1986-2014

Trend storico dei ritrovamenti di cetacei in Toscana

 

Per quanto riguarda le tartarughe si è registrato un progressivo incremento nei recuperi in Toscana a partire dal 1990. Questo non è da attribuire ad un reale aumento della mortalità di questi animali ma piuttosto ad una maggiore efficienza della rete regionale di recupero, che ha avuto un incremento della sua attività ed una migliore organizzazione, soprattutto nel flusso dell’informazione, a partire dal 2007, grazie alle attività del progetto Gionha ed alla costituzione dell’OTC.

numero di tartarughe marine ritrovate in Toscana

Trend storico dei ritrovamenti di tartarughe marine in Toscana

  

Testo di questo numero a cura di Cecilia Mancusi del Settore Mare di ARPAT


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