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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 002 - Lunedì 05 gennaio 2015

Cosa cambia con la legge di conversione del DL “Sblocca Italia”


Tra le novità, nuove disposizioni in materia di terre e rocce da scavo, bonifiche, rifiuti e inceneritori, telefonia cellulare

La legge di conversione 164/ 2014, in vigore dal 12 novembre 2014, introduce molte novità al DL 133/2014, il così detto "Sblocca Italia, entrato in vigore il 13 settembre 2014. Vi sono interventi in materia di bonifiche e dissesto idrogeologico, gestione delle risorse idriche, terre e rocce da scavo, settore energetico, trasporti, territorio e molto altro ancora.
In questa ARPAT News sono illustrate alcune delle nuove disposizioni in materia di terre e rocce da scavo, bonifiche, rifiuti e inceneritori, telefonia cellulare e conferenza dei servizi.


TERRE E ROCCE DA SCAVO

Art.8 (Disciplina semplificata del deposito temporaneo e della cessazione della qualifica di rifiuto delle terre e rocce da scavo […])
La norma, con la finalità di rendere più agevole la realizzazione degli interventi che comportano la gestione delle terre e rocce da scavo, affida ai Ministeri Ambiente e Trasporti il compito di adottare disposizioni di riordino e semplificazione entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione (entro 11 febbraio 2015).
L’incarico si svolgerà seguendo i criteri di coordinamento e coerenza logica e giuridica delle disposizioni vigenti, proporzionalità agli interventi da realizzare, razionalizzazione/semplificazione del riutilizzo.

Art. 7 (Norme in materia di gestione di risorse idriche. […])
Si includono le pertinenze idrauliche agli ambiti entro i quali si possono spostare i sedimenti fluviali in esclusione alla Parte quarta del Dlgs 152/06, inserendo al comma 3 dell'articolo 185, dopo "i sedimenti spostati all'interno di acque superficiali” anche le parole “o nell'ambito delle pertinenze idrauliche".


BONIFICHE

Art. 33 (Bonifica ambientale e rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale comprensorio Bagnoli – Coroglio)
Per le aree di rilevante interesse nazionale la bonifica e riqualificazione ambientale/urbana attiene
esclusivamente alla legislazione dello Stato.
Tali aree dovranno essere individuate con deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentita la Conferenza Stato-Regioni e, per ognuna di esse, dovrà essere nominato un Commissario straordinario con compiti di coordinamento e vigilanza e un Soggetto attuatore che avrà il compito di elaborare ed attuare uno specifico programma di risanamento ambientale, di riqualificazione ambientale e urbana e riconversione aree dismesse, in deroga agli articoli 252 e 252-bis del "Codice ambientale".
Il Commissario straordinario di Governo, ha il compito di convocare una conferenza dei servizi al fine di ottenere tutti gli atti di assenso e intesa delle amministrazioni competenti; la CdS, a cui partecipa il Soggetto Attuatore, è sede di esame del progetto di bonifica, del cronoprogramma dei lavori di cui all'art. 242-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006 e di VAS e VIA. L’obiettivo prioritario è quello di assicurare la programmazione, realizzazione e gestione unitaria degli interventi in tempi certi e brevi.
Le aree comprese nel comprensorio Bagnoli-Coroglio sono dichiarate dalla norma quale prima "area di rilevante interesse nazionale”.
Con riferimento alle deroghe (possibili per i soli profili procedimentali), la norma prevede espressamente il rispetto delle procedura di scelta del contraente previste dal Dlgs 163/2006 (Codice appalti), sia per la progettazione che per l'esecuzione delle opere.

Art. 34. (Modifiche al decreto legislativo 12 aprile 2006 n.163, per la semplificazione delle procedure in materia di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati. Misure urgenti per la realizzazione di opere lineari realizzate nel corso di attività di messa in sicurezza e di bonifica)

Commi 1-3-4-5-6 Semplificazione appalti per la bonifica dei siti contaminati
Attraverso alcune modifiche del "Codice Appalti" (Dlgs 163/2006), la norma semplifica le procedure per la bonifica e/o messa in sicurezza dei siti contaminati, introducendo una serie di deroghe al rispetto delle regole generali:
1) consente di richiedere ai soggetti possesso dei requisiti di capacità economico-finanziaria e tecnico organizzativa, previsti dal bando di gara;
2) consente la "Procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara";
3) consente di imporre termini più ristretti per la ricezione delle domande di partecipazione e delle offerte;
4) ammette le varianti in corso d'opera per tutte le operazioni di bonifica e/o messa in sicurezza di siti contaminati, con un limite di "ingresso" uguale a quello fissato per i lavori di recupero, ristrutturazione, manutenzione e restauro (10%) e per tutti gli altri lavori (5%);
5) consente agli appaltatori di far rientrare nel contratto di appalto anche la progettazione successiva al livello previsto a base dell'affidamento.

Commi 7-7-bis, 8-9-10-10-bis-10-ter (Interventi per sicurezza, manutenzione impianti e opere lineari)
Le modifiche introdotte con la conversione sono state annullate dal successivo Dl 165/14, rimane valido quanto previsto dal Dl 133/14.
La norma stabilisce che nei siti dove siano in corso o non ancora avviate le attività di messa in
sicurezza/bonifica possono essere realizzati interventi attinenti a manutenzione/adeguamenti di impianti e infrastrutture, la sicurezza dei luoghi di lavoro, opere lineari di vario genere, a condizione che siano realizzati senza pregiudicare né interferire con il completamento della bonifica e senza determinare rischi per la salute dei lavoratori e degli altri fruitori dell'area.
Le procedure e le modalità per la caratterizzazione, lo scavo e la gestione dei terreni movimentati sono le seguenti:
- Area senza caratterizzazione: deve essere analizzato un numero significativo di campioni di suolo e sottosuolo insaturo prelevati da stazioni di misura rappresentative dell’estensione dell’opera e del quadro ambientale conoscitivo; la norma detta prescrizioni sui punti di campionamento e analisi. Il piano di dettaglio della caratterizzazione, comprensivo degli analiti da ricercare, è concordato con l'Arpa che deve pronunciarsi, eventualmente dettando prescrizioni legate alla specificità del sito e dell'intervento, entro 30 giorni dalla richiesta del proponente. Il proponente deve poi trasmettere agli "Enti interessati" il piano definitivo, comprensivo del piano operativo e di cronoprogramma, trenta giorni prima dell’avvio dei lavori.

- Attività di messa in sicurezza operativa già in essere: il proponente, in alternativa alla caratterizzazione, può avviare la realizzazione degli interventi e delle opere, previa comunicazione all'Arpa con almeno quindici giorni di anticipo. Al termine dei lavori, l'interessato assicura il ripristino delle opere di messa in sicurezza operativa.
Le attività di scavo devono essere effettuate con le precauzioni necessarie a non aumentare i livelli di inquinamento delle matrici ambientali interessate e, in particolare, delle acque sotterranee.
Le eventuali "fonti attive di contaminazione, quali rifiuti o prodotto libero, rilevate nel corso delle attività di scavo, sono rimosse e gestite nel rispetto delle norme dei rifiuti."
Non è chiaro il significato della prescrizione: "I terreni e i materiali provenienti dallo scavo sono gestiti nel rispetto dei commi 3 e 4".

Il riutilizzo in sito dei materiali di scavo è sempre consentito se conformi alle CSC. Se non conformi a CSC/VF ma inferiori alle CSR possano essere riutilizzati nella medesima area se:
le CSR, all'esito dell'analisi di rischio, siano preventivamente approvate dall'autorità mediante Conferenza di servizi;
−qualora ai fini del calcolo delle CSR non sia stato preso in considerazione il percorso di lisciviazione in falda, l'utilizzo dei terreni scavati può essere consentito solo se nell'area di riutilizzo sono attivi sistemi di barrieramento fisico o idraulico di comprovata efficienza e efficacia.

Al Comma 7-bis si modifica l'articolo 242 c.7 del Dlgs 152/06 stabilendo che, nel caso l'analisi di rischio dimostri che la concentrazione dei contaminanti è superiore alle CSR, la Regione può autorizzare l’applicazione in campo a scala pilota di tecnologie di bonifica innovative per la scelta delle tecniche di bonifica più idonee e per individuare i parametri di progetto .

Ai commi 10-bis e ter si introducono modifiche all’art. 242 bis sulle procedure semplificate specificando che:
1) la caratterizzazione e progetto di bonifica sono sottoposti alle "speciali" attività di controllo validazione previsti dalla norma ma non alle procedure di approvazione "generali"di cui agli articoli 242 e 252 Dlgs 152/06;
2) nel caso di siti superiori a 15mila mq, il progetto di bonifica può essere attuato in non più di tre fasi (ciascuna di massimo 18 mesi); nel caso di siti superiori a 400mila mq, il numero delle fasi o dei lotti in cui si articola il progetto va definito tramite intesa con la l’amministrazione competente e va stabilito nel cronoprogramma;
3) per gli affidamenti comunque definiti e denominati di lavori e servizi attinenti alla materia delle bonifiche ambientali, all'Ente o all'Autorità procedente è fatto obbligo di pubblicare nel proprio sito web il curriculum del soggetto affidatario e l’ultima visura camerale disponibile relativa allo stesso


RIFIUTI E INCENERITORI

Art. 35, c. 1 – 9 (Impianti di recupero energia da rifiuti urbani e speciali di preminente interesse nazionale)
L'articolo 35 contiene una serie di disposizioni finalizzate alla realizzazione di una rete nazionale di impianti di recupero dei rifiuti urbani e assimilati, con determinate caratteristiche prestazionali che garantisca l'autosufficienza nazionale. A tal fine,

- entro il 10/02/15, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del MATTM e sentita la
Conferenza stato Regioni, individuerà con proprio decreto, la capacità complessiva degli impianti di
incenerimento esistenti (in esercizio e autorizzati) e degli impianti di recupero energetico da realizzare (per coprire il fabbisogno residuo), che vengono qualificati come “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale”;

- entro il 11/05/15, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del MATTM, effettuata la
ricognizione degli impianti esistenti, individuerà con proprio decreto, la capacità complessiva degli
impianti di recupero della frazione organica da raccolta differenziata da realizzare per coprire il
fabbisogno residuo. Sino alla realizzazione degli impianti necessari, Regioni e Province possono
autorizzare, ove tecnicamente possibile, un incremento di potenzialità fino al 10%.
Tutti gli impianti di recupero energetico sono autorizzati a saturazione del carico termico1 e in conformità alla classificazione di impianti di recupero energetico di cui al punto R12, pertanto per quelli esistenti le autorità devono verificare la sussistenza dei requisiti aggiornando, ove necessario, le AIA entro il 10/02/15.

Trattandosi di impianti di recupero energetico non sussistono vincoli di bacino, ma questi devono dare priorità al trattamenti dei rifiuti urbani prodotti nel proprio territorio regionale e in subordine a quanto prodotto in altre regioni. In via complementare sono ammessi i rifiuti speciali pericolosi a rischio infettivo nel rispetto del principio di prossimità e ove tecnicamente possibile. In tal senso andranno adeguate le relative AIA.

Nel caso di impianti che ricevono rifiuti urbani da altre regioni, i gestori dovranno versare alla propria regione un nuovo contributo, determinato dalla regione ricevente e quantificato in max 20 euro a tonnellata, destinato a finanziare un fondo per la prevenzione della produzione dei rifiuti, incentivazione della RD, interventi di bonifica e di contenimento delle tariffe. Gli oneri di tale contributo non dovranno ricadere sulle tariffe poste a carico dei cittadini.

I termini previsti per l'espropriazione per pubblica utilità, VIA e VAS sono ridotti alle metà e ,se già in corso, sono ridotti di un quarto i termini residui.

Nel caso di violazione dei tempi, verrà applicato l’esercizio del potere sostitutivo.

Comma 11 Deroga al divieto di smaltimento extraregionale dei rifiuti urbani non pericolosi
Modifica l'articolo 182 del DLgs 152/06 escludendo dal divieto di smaltimento extraregionale i rifiuti urbani non pericolosi che il Presidente della Regione avvia a smaltimento fuori dalla Regione in caso di conclamata emergenza determinata da calamità naturali.


TELEFONIA CELLULARE

Art. 6 commi 1, 3, 5, 5-bis (Agevolazioni per la realizzazione di reti di comunicazione elettronica a banda ultralarga e norme di semplificazione per le procedure di scavo e di posa aerea dei cavi, nonché per la realizzazione delle reti di comunicazioni elettroniche)
Nel comma 1 viene esplicitata la definizione di servizio a banda ultralarga, anche se è scritto che tale definizione vale (solo?) nell’ambito dell’art. 33 (Disposizioni per incentivare la realizzazione di nuove infrastrutture) del DL n. 179 del 18/10/2012, convertito dalla L 17/12/2012 n. 221.
Con il comma 3, al fine di accelerare il completamento della rete di larga banda mobile, al DLgs 259/2003 “Codice delle comunicazioni elettroniche”, viene aggiunto l’art. 87-ter, in base al quale le modifiche agli impianti già provvisti di titolo abilitativo, che comportino aumenti delle altezze non superiori a 1 metro e aumenti della superficie di sagoma non superiori a 1,5 metri quadrati, non devono più essere autorizzate, ma è sufficiente una autocertificazione descrittiva delle modifiche da inviare contestualmente all’attuazione dell’intervento ai medesimi organismi che hanno rilasciato i titoli. Tuttavia, in tale autocertificazione deve essere anche dichiarato il rispetto dei limiti, dei valori e degli obiettivi di cui all’articolo 87 del Codice.
Con il comma 5, il testo dell’articolo 14, comma 8, lettera a), numero 2), del DL 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, è modificato nella seguente maniera:

Testo originale        Testo modificato     
2) solo nel caso di utilizzazione degli edifici come ambienti abitativi per permanenze non inferiori a quattro ore continuative giornaliere, nelle pertinenze esterne, come definite nelle Linee Guida di cui alla successiva lettera d) [...] 2) solo nel caso di utilizzazione per permanenze non inferiori a quattro ore continuative giornaliere, nelle pertinenze esterne con dimensioni abitabili, come definite nelle Linee Guida di cui alla successiva letterad) [...]

 

Con il comma 5-bis, in deroga al DLgs 259/2003, vengono sottratte al regime autorizzativo dei Comuni (e, di riflesso, all’accertamento della compatibilità del progetto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità da parte delle Agenzie ambientali) l’installazione o la modifica di alcune tipologie di stazioni radio base situate su infrastrutture dell’autorità aeronautica, ovvero quelle che non comportino variazioni plano-altimetriche per dimensioni o ingombro su infrastrutture dell'autorità aeronautica competente (ad esempio impianti posti sul fianco di un edificio o di una torre).


CATASTO DELLE SORGENTI A BANDA LARGA E ULTRALARGA

Art. 6-bis (Istituzione del Sistema informativo nazionale federato delle Infrastrutture)
Viene istituito una sorta di catasto delle infrastrutture di banda larga e ultralarga presenti nel
territorio nazionale, costituito sulla base di tutte le banche dati esistenti in possesso delle varie
amministrazioni, anche locali.
Non è ancora chiaro come questo catasto si correli con il catasto nazionale delle sorgenti dei campi
elettrici, magnetici ed elettromagnetici di cui al Decreto 13 febbraio 2014 “Istituzione del Catasto nazionale delle sorgenti dei campi elettrici,magnetici ed elettromagnetici e delle zone territoriali
interessate al fine di rilevare i livelli di campo presenti nell'ambiente” (GU n.58 dell’11/3/2014).


CONFERENZA DEI SERVIZI

Art. 25 comma 1 (Misure urgenti di semplificazione amministrativa e di accelerazione delle
procedure in materia di patrimonio culturale)

1) Tramite modifica alla L 241/1990 (procedimento amm.vo) viene stabilito che tutti gli atti di
assenso, comunque denominati hanno validità alla data di adozione del provvedimento finale da parte della CdS.
2) La deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata per superare il dissenso di un’Amministrazione preposta alla tutela ambientale, viene definita atto di alta amministrazione (quindi insindacabile nel merito da parte del Giudice amministrativo).


Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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