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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 162 - Giovedì 07 agosto 2014

Le acque di balneazione della Versilia


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Il punto sulle criticità da risolvere con interventi strutturali

Premessa

ARPAT è un ente tecnico-scientifico che ha come propria finalità la salvaguardia dell'ambiente attraverso il controllo del rispetto delle normative e la costruzione di conoscenza ambientale. Per sua natura è un ente terzo rispetto alle parti politiche ed istituzionali, economiche e sociali. Per questo ARPAT non esprime opinioni, come le forze politiche, economiche e sociali, così come non compie scelte, di competenza delle istituzioni. Ha tuttavia il dovere di mettere a disposizione di tutti i dati e le informazioni di cui dispone, in modo che le opinioni e le decisioni si formino tenendo conto di tali conoscenze.

In queste settimane si è sviluppato un vivace dibattito in merito alla situazione del mare della Versilia e sugli interventi necessari. Riteniamo doveroso diffondere le notizie di cui disponiamo in proposito, come ente preposto al controllo della qualità delle acque di balneazione della Toscana. (vedi sezione del sito Web con tutte le informazioni ed i collegamenti con i risultati del monitoraggio tempestivamente aggiornati)

I controlli dell'agenzia attestano che 580,8 dei 594 chilometri di costa controllata (quasi il 98%) raggiunge il livello di qualità eccellente (vedi infografica con la classificazione 2013)  - rispetto ad un dato europeo dell'83% ed italiano dell'89% -  ma ci sono anche alcuni tratti che presentano delle criticita'.

Si tratta di n. 10 aree permanentemente vietate alla balneazione per motivi igienico sanitari (vedi elenco completo, comprendente anche divieti per aree portuali ed altri motivi) e 4,3 km (1%) di costa classificati con una qualità scarsa o sufficiente.

In quasi tutte queste zone la causa dei problemi è dovuta a corsi d'acqua che sfociano in mare portando i propri carichi di acque non depurate. Aree non servite da fognature, allacci alle fognature mancanti, insufficiente funzionamento del sistema depurativo, ecc.

Con questo numero di ARPATnews facciamo il punto sulla realtà versiliese (già affrontato anche nel 2013), nella quale (dati classificazione 2013) sono costantemente controllati da ARPAT 19,4 km di costa, dei quali 17,9 km risultano eccellenti (92%). (vedi dati monitoraggio 2014 aggiornati)

 

I controlli delle acque di balneazione

Analizzando i risultati dei controlli sulle acque di balneazione effettuati negli ultimi 13 anni nelle diverse aree della Versilia emerge una percentuale di superamenti (rispetto ai campioni routinari prelevati) ben superiore alla media regionale (2%) che appare particolarmente elevata nell’ultimo periodo (2010-13).

Questo incremento di casi di inquinamento potrebbe essere stato determinato anche dalle modifiche normative intervenute a partire dal 2010, per cui, ad esempio, il rispetto del calendario di campionamento1  obbliga ad effettuare i prelievi anche in giorni di abbondanti precipitazioni o altri eventi atmosferici, circostanze prima impedite2. Infatti, le precipitazioni, anche non direttamente localizzate sulla fascia costiera, possono mettere in difficoltà, ad esempio, il sistema di depurazione (by-pass e scaricatori di piena entrano in azione per evitare danni agli impianti di trattamento delle acque reflue) o movimentare carichi inquinanti accumulati in precedenza, determinando un rapido degrado della qualità (in termini igienico-sanitari) delle acque costiere che ricevono tali apporti.

Un problema presente anche altrove in Europa, come ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell'EEA: "Le acque di balneazione in Europa sono migliorate negli ultimi vent'anni: non si versano più ingenti quantità di acque reflue direttamente nei corpi idrici. Oggi il problema principale sono i picchi di inquinamento di breve durata occasionati da piogge violente e inondazioni, che possono provocare tracimazioni dei sistemi fognari e conseguente riversamento di batteri fecali provenienti dai terreni agricoli nei fiumi e mari."


 

I dati rilevati mostrano chiaramente che il principale fattore di criticità delle acque di balneazione è dato dall’immissione a mare di alcuni piccoli corsi d’acqua (fossi), che attraversano zone più o meno densamente abitate dei comuni della Versilia: le foci dei fossi dell’Abate, Fiumetto e Motrone sono le aree di balneazione con il maggior numero di casi di inquinamento (Figura 1), in ogni periodo considerato, e nelle quali anche le concentrazioni batteriche medie sono più elevate (Figura 2), seguite dall’area denominata “Galleria Nettuno” [oggi Tito del Molo], che, a sua volta, risente del Canale Burlamacca e del vicino Porto di Viareggio, nel quale esso sfocia.

Anche la classificazione di qualità delle acque di balneazione risente di queste criticità ed è andata progressivamente peggiorando, tanto che alla fine della stagione 2013 le aree di foce del Fiumetto e del Fosso dell’Abate sono state le uniche 2 in classe “scarsa” (la peggiore) di tutta la regione e quella alla foce del Motrone è scesa a “sufficiente”.

In particolare, l’area di balneazione "Foce del fosso dell'Abate"3, in comune di Camaiore, è risultata in classe "scarsa" per la quarta stagione balneare consecutiva e, se ciò venisse confermato anche nel 2014, dovrebbe essere sottoposta a divieto permanente per motivi igienico-sanitari4.

Per meglio tutelare la salute dei bagnanti e per verificare eventuali miglioramenti della qualità delle acque dal 2013 sono stati aumentati i punti di controllo in prossimità delle aree di foce (100m a Nord ed a Sud di ognuno) dei 3 fossi (Abate, Fiumetto e Motrone) e , nella stagione 2014, oltre alla introduzione di una nuova area di balneazione a Sud della fossa dell'Abate (Comune di Viareggio), sono stati incrementati i controlli in quest’area (da 6 a 11), sulla base della richiesta del Comune di Camaiore, approvata dalla Regione Toscana.

E' anche importante focalizzare l'attenzione sul significato dei controlli delle acque di balneazione determinati dall'entrata in vigore della nuova direttiva europea (2006/7/CE). Questa norma (recepita con D.Lgs 116/08) è incentrata sulla gestione delle acque e del territorio, sulla conoscenza e sulla prevenzione dei fenomeni di inquinamento, introducendo lo strumento della classificazione per la verifica delle misure attuate e per un corretta informazione ai cittadini sui rischi connessi all'uso ricreativo di queste acque.

Infatti, la classe di qualtà ("eccellente", "buona", "sufficiente" e "scarsa") viene attribuita ad ogni area di balneazione alla fine di ogni stagione sulla base di un'elaborazione statistica delle analisi degli ultimi 4 anni e, tenendo conto delle fluttuazioni stagionali e di diverse condizioni meteorologiche, rende evidenti miglioramenti o criticità nella gestione dei diversi fattori (depurazione, scarichi, fognature, ecc.) relativi al ciclo delle acque.

La direttiva prevede (art. 8 comma 3 D.lgs 116/08) che, entro la fine del 2015, "tutte le acque di balneazione siano almeno «sufficienti»" e che si adottino "misure appropriate per aumentare il numero delle acque di balneazione classificate di qualità «eccellente» o «buona»".

Il fatto, poi, che in Italia sia stato ripristinato il divieto temporaneo di balneazione (DM 30/03/2010) in seguito ad 1 singolo campione prelevato, al fine di tutelare la salute dei bagnanti, tenuto conto che è del tutto casuale che il campionamento mensile possa intercettare una situazione contaminata, non sminuisce assolutamente la necessità che si faccia prevenzione attraverso la gestione e la programmazione degli interventi. (vedi anche Balneazione: il monitoraggio ARPAT è finalizzato alla tutela della salute delle persone)

D'altra parte, se simili contaminazioni sono "prevedibili", allora la legge stabilisce la possibilità/necessità di diramare divieti di balneazione preventivi in presenza di evidenti contaminazioni del mare, anche in assenza di campionamenti da calendario. Le amministrazioni comunali, in attesa dei necessari interventi strutturali, potrebbero quindi valutare di stabilire (come accade in altre regioni) divieti temporanei di balneazione preventivi (es, della durata di 48h) in presenza di giornate di pioggia e nelle zone dove è prevedibile l’apporto significativo di inquinanti fecali da parte dei corsi d’acqua.
 

Gli approfondimenti sui fossi

Per meglio capire l’origine della contaminazione delle acque di balneazione della Versilia, a partire dal 2011, ARPAT, in coordinamento con la Regione Toscana ed i Comuni competenti, si è impegnata ad effettuare indagini aggiuntive sulle situazioni di maggior criticità.

Tutti i controlli e le analisi effettuate, direttamente dall’Agenzia o da strutture private su incarico delle amministrazioni comunali competenti, hanno confermato molte delle ipotesi già fatte, evidenziando la seguente situazione:

  • la maggior parte di immissioni (attraverso “caditoie” e idrovore) di acque “bianche” sono contaminate da reflui di origine domestica (per commistione delle reti fognarie, per allacciamenti abusivi, ecc.);
  • nelle vasche di tutte le idrovore le concentrazioni microbiche tendono ad accumularsi e ad aumentare, riversando nei fossi carichi ancora maggiori;
  • le reti fognarie non sono ancora state completate in alcune zone (“Roma Imperiale” a Forte dei Marmi, “La Versiliana” a Pietrasanta, ecc.) e vi sono problemi di obsolescenza delle condotte esistenti;
  • vi sono numerosi impianti di trattamento privati (fosse biologiche) poco efficienti e/o in cattivo stato di manutenzione ed alcuni casi di mancanza di autorizzazione, già oggetto di provvedimenti da parte dei Comuni;
  • le precipitazioni di una certa intensità costituiscono un fattore di rischio per la qualità delle acque di balneazione e, quindi, per la salute dei bagnanti, perché movimentano questi carichi inquinanti e costringono i gestori ad attivare i by-pass dei depuratori.

Nel corso del 2013, oltre a continuare controlli ed approfondimenti, si sono tenute varie riunioni per individuare possibili interventi che, compatibilmente con le risorse a disposizione, fornissero delle prime risposte, in attesa di soluzioni definitive con tempistica più lunga.

Tali interventi (collettamento delle acque chiare agli impianti di depurazione, trattamenti di disinfezione all’interno delle vasche di raccolta, miglioramento dei sistemi di spandimento a mare delle acque dei fossi, manutenzione impianti privati, ecc.) costituiscono interventi temporanei e non risolutivi, in attesa della completa rimozione delle cause (completamento e rinnovamento rete fognaria, potenziamento impianti di depurazione) e che, tuttavia, potrebbe non risolvere il problema della contaminazione delle acque di balneazione in caso di pioggia.

Nella stagione in corso, fino a luglio si erano registrati solo 2 casi (2.5%) di valori oltre limite alla Foce del Fiumetto (Pietrasanta) ed a Marina di Torre del Lago (Viareggio), nonostante il periodo sia stato caratterizzato da numerosi ed intensi eventi piovosi. In particolare, poi, la zona interessata dagli apporti del fosso dell'Abate non ha mai mostrato alcun segnale di criticità, con concentrazioni microbiche rilevate sempre ampiamente al di sotto dei limiti normativi per entrambi i parametri, tanto che si poteva supporre un miglioramento stabile determinato dalla realizzazione di alcuni degli interventi sopra citati.

Invece, ai primi di agosto si è verificato un caso di inquinamento in 3 aree limitrofe ( “Foce Fosso dell'Abate” nel Comune di Camaiore; “Fosso dell'Abate Sud” e “Marina di Ponente” in Comune di Viareggio) lungo quasi 3 km di litorale che ha messo in dubbio i progessi realmente raggiunti, per quanto non sia stato possibile identificarne con certezza la causa nella contaminazione apportata dal fosso dell'Abate. 
 

L'impianto di trattamento (ionizzatore) delle acque del Fosso dell'Abate

Alla fine del 2013 i Comuni di Camaiore e Viareggio hanno ipotizzato di installare un impianto di trattamento delle acque del fosso dell’Abate, attraverso un sistema di immissione forzata di ossigeno ionizzato, per cercare di minimizzare i rischi per la salute dei bagnanti.

Dato che questo tipo di trattamento non ha motivazioni di protezione ambientale ed è un vero e proprio sistema di disinfezione (per ossidazione) da effettuarsi al di fuori di impianti di depurazione, non è chiaro se sia permesso dalla normativa vigente e, comunque, è necessario che sia certificato che non provochi effetti indesiderati di carattere ambientale e nocivi per la vita acquatica. Da questo punto di vista, infatti, l’abbattimento del 99,9 % delle alghe (che fanno parte della flora), oltre che di batteri e virus (obbiettivo dell’intervento) potrebbe alterare gli equilibri delle biocenosi e dell’ecosistema fluviale, anche in modo irreparabile.

Inoltre, le problematiche relative alla disinfezione efficace di grandi quantità di acque correnti, come potrebbero esserci durante le piogge, pongono dei seri dubbi sull’efficacia di tale impianto, dato che una disinfezione imperfetta, eliminando, ad esempio, solo gli indicatori batterici di contaminazione (come E. coli ed enterococchi), ma non i patogeni, rimuoverebbe il segnale di pericolo senza ridurre il rischio sanitario per i bagnanti.

Infine, questo impianto non può essere la soluzione del problema della contaminazione microbiologica delle acque del fosso dell’Abate, ma va inteso, ammesso che sia efficace, come un rimedio temporaneo ed eccezionale in attesa della realizzazione degli adeguamenti strutturali necessari su scarichi abusivi, fognature, ecc.

 

Conclusioni

Le esperienze maturate in questi ultimi anni (2011-2013) consentono di formulare le seguenti considerazioni sulle acque di balneazione della Versilia:

  • ogni evento meteorico di una certa intensità può causare un aumento della contaminazione nei fossi e, di conseguenza, nei punti di immissione a mare, con pregiudizio della qualità delle acque di balneazione (divieto temporaneo);
  • saltuariamente, anche in assenza di precipitazioni, si sono verificati limitati casi di contaminazione delle acque di balneazione, ma quasi sempre nelle aree influenzate dagli apporti dei fossi;
  • nelle vasche di tutte le idrovore che recapitano nel fosso dell’Abate vi è un accumulo di effluenti fognari di origine domestica, che possono contaminare le acque del fosso, unitamente ad altri fonti dirette e indirette nel tratto più a monte;
  • le acque degli altri fossi che sfociano lungo il litorale versiliese (Fiumetto e Motrone e loro affluenti) sono risultate spesso contaminate, anche in modo elevato, da cariche batteriche di origine domestica, a causa di scarichi abusivi o di impianti di trattamento carenti;
  • le indagini suppletive sulle acque di balneazione, effettuate per la conferma dei superamenti, hanno dimostrato che, quando la cosa è episodica, già dopo 48 ore le condizioni di qualità rientrano ampiamente nella norma, consentendo la rimozione dell’ordinanza;
  • in questi casi i tempi tecnici necessari all’emissione del dato e della relativa ordinanza da parte del Sindaco, fanno sì che il divieto temporaneo venga ad attuarsi quando ormai il rischio si è attenuato o dissolto.


 1 art. 6 comma 4 D.lgs 116/08

2 all. 2 al DPR 470/82

3 Cod. IT009046005002

4 D.Lgs 116/08 art. 8 comma 4 punto b  


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