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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 091 - Venerdì 02 maggio 2014

Le attività di ARPAT - Dipartimento di Arezzo, per esalazioni maleodoranti nel Casentino


Le emissioni odorigene sono oggetto di gran parte delle segnalazioni che arrivano all'Agenzia. Indagini complesse e non sempre risolutive per le incertezze normative.

In alcuni casi i cattivi odori sono derivati da eventi particolarmente eclatanti o eccezionali ed è quindi relativamente facile individuarne la causa. Altrettanto relativamente facile è quando nelle zone interessate insistono strutture o impianti a rischio di maleodoranze. Nonostante le attività di questo tipo siano regolate da procedure e protocolli fissati per evitare qualsiasi inconveniente, compreso quello odorigeno, possono sempre verificarsi situazioni imprevedibili o problemi tecnici nelle fasi dei vari processi.

Più complicato è quando le maleodoranze sono diffuse in aree più o meno vaste, a volte più per effetto della circolazione dei venti che per la vicinanza dalla fonte emissiva, o quando si tratta di zone nelle quali insistono più insediamenti che potenzialmente possono esserne causa.

È il caso di alcune segnalazioni pervenute al Dipartimento di Arezzo che hanno interessato le località Pagliarese, Corsalone e Terrossola, del comune di Bibbiena.

Si tratta di un’area in cui si registra una certa densità di insediamenti potenzialmente a rischio di emissioni maleodoranti, per le tipologie di lavorazioni e produzioni, incassata in una valle chiusa da rilievi di modesta entità, ma in grado di influenzare la stagnazione e la circolazione dei venti.

Il lavoro di indagine è dunque partito da una ricognizione amministrativa e tecnica delle principali aziende considerate possibili fonti di maleodoranze che operano nelle aree in oggetto e dai dati in possesso del Dipartimento.

Un lavoro di analisi che si basato sui nostri pareri, resi agli organismi competenti al rilascio delle autorizzazioni, sui monitoraggi e controlli che sono stati effettuati nel corso del tempo, sui risultati dei sopralluoghi e delle ispezioni effettuate a seguito delle molte segnalazioni ricevute e che è stato propedeutico a nuovi sopralluoghi, effettuati in più riprese e in condizioni meteo diverse.

Sono state ispezionate le ditte TLF, Lincoln Electric e Lap, ma non si sono rilevate anomalie nei cicli di lavorazione o presenza di materiali ai quali ricondurre il fenomeno dei cattivi odori.

Si è quindi nuovamente presa in esame l’attività di una ditta locale per la produzione di calcestruzzo, Airbeton, sulla quale ARPAT aveva già fornito parere segnalandola, nell’ottobre 2012, come fonte di maleodoranze.

A seguito delle valutazioni tecniche e degli accertamenti eseguiti al tempo, si era ipotizzato che le emissioni odorigene fossero da collegare all’utilizzo di olii disarmanti (sostanze di consistenza oleosa con le quali vengono irrorate le pareti delle casseforme in legno prima della gettata del calcestruzzo) e alle emissioni degli sfiati di depressurizzazione delle autoclavi, che in una prima fase autorizzativa erano stati classificati come non significative.

Il nostro parere, visto che come Agenzia il nostro ruolo è consultivo e propositivo e spetta poi alle varie istituzioni e amministrazioni il rilascio delle autorizzazioni e l’indicazione di eventuali prescrizioni, aveva attivato da parte della Ditta un contenzioso verso i soggetti pubblici preposti alle autorizzazioni, in particolare verso la prescrizione del locale Comune di eliminare dalla lavorazione gli olii disarmanti.

L’impegno di ARPAT a validare con campionamenti e analisi l’ipotesi formulata ha incontrato diverse difficoltà, dovute al fatto che la classificazione delle emissioni come non significative non prevede l’approntamento di strutture idonee all’accesso agli impianti in modo agevole e in sicurezza per effettuare i campionamenti. Dopo diversi tentativi, lo scorso settembre si è prelevato un campione della condensa dei vapori emessi. Le analisi hanno confermato la nostra ipotesi: le emissioni odorigene sono causate da sostanze organiche riconducibili a olii disarmanti, aldeidi e chetoni.

In base a tali risultanze, in sede di Conferenza dei servizi del 21 ottobre 2013, ARPAT ha proposto alla Provincia di modificare l’autorizzazione alle emissioni cambiando la classificazione “non significativi”.

Resta da rilevare che, pur trattandosi di emissioni significative, queste non sarebbero tuttavia soggette all’applicazione del limite di concentrazione, previsto dalla vigente normativa solo per emissioni prive di umidità, in quanto in questo caso si tratta di emissioni di vapore acqueo misto alle sostanze rilevate in assenza di aria.

Trattandosi di emissioni olfattive dovrà pertanto essere la AUSL 10 a proporre le misure per il loro contenimento che dovranno essere poi deliberate dai soggetti preposti al rilascio delle autorizzazioni.

ARPAT ha comunque individuato possibili trattamenti del vapore che sarebbero in grado di eliminare il rilascio in atmosfera di sostanze, ma richiederebbero un adeguamento degli impianti da parte dell’Azienda.

Vista la complessità del tema, sia dal punto di vista ambientale che sanitario, la Provincia di Arezzo, in questo caso ente autorizzativo, di concerto con AUSL locale e ARPAT, lo scorso 20 febbraio ha inoltrato due quesiti. Uno al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in cui si chiede di inquadrare giuridicamente questa tipologia di emissioni e indicare la relativa normativa da applicare, e l’altro all’Istituto Superiore di Sanità per un parere sull’influenza di questa tipologia di emissioni sulla salute umana.

Testo a cura di Debora Badii


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