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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 058 - Venerdì 21 marzo 2014

Il monitoraggio dell'acquifero dell'Amiata


Pubblicato il rapporto sui dati 1998-2012

E' ora disponibile sul sito dell'Agenzia il rapporto su "Acquifero del Monte Amiata. Monitoraggio ARPAT anni 1998-2012. Valutazioni statistiche per i parametri maggiormente significativi".

I dati del monitoraggio dell’acquifero amiatino trattati nel rapporto, come quelli degli altri Corpi Idrici Sotterranei Significativi della Toscana, sono liberamente consultabili e scaricabili dalla Banca Dati ARPAT del Monitoraggio Ambientale delle Acque Sotterranee 

Il rapporto rappresenta i risultati del monitoraggio dell’acquifero vulcanitico del Monte Amiata, condotto sulle 10 stazioni, 8 sorgenti e 2 pozzi riportati in figura. I dati sono stati trattati con elaborazioni statistiche per definire gli andamenti nel tempo di elementi, composti e parametri chimico-fisici di interesse per valutare lo stato chimico qualitativo della risorsa idrica (arsenico, boro, conducibilità, pH, solfati, cloruri).

Nel rapporto è svolta una dettagliata valutazione dell'evoluzione negli anni delle tecniche analitiche e dell'organizzazione del monitoraggio.

Negli anni ’90 e fino ai primi anni 2000, infatti, ARPAT eseguiva le prove di laboratorio su campioni prelevati da soggetti diversi, principalmente con finalità di prevenzione igienico-sanitaria (controlli finalizzati alla verifica della potabilità delle acque). I dati successivi al 2002 si riferiscono, invece, al piano di monitoraggio delle acque sotterranee promosso dalla Regione Toscana in ottemperanza al d.lgs. 152/99.
Su tali campioni ARPAT ha seguito direttamente l’intero processo di produzione del dato analitico, dal prelievo fino al risultato delle prove condotte con metodologie standardizzate, successivamente accreditate, che hanno sicuramente migliorato le prestazioni analitiche e la precisione dei risultati finali, rispetto al periodo precedente.

Questo miglioramento è evidente osservando la ridotta dispersione dei dati in numerosi grafici presenti nel rapporto, dove sono riportati gli andamenti dei parametri presi in esame, come ad esempio per l’arsenico.

I dati ottenuti con modalità di prelievo ed analisi dei campioni molto diverse sono per questo difficilmente confrontabili sotto il profilo statistico.

Dopo un'ampia e approfondita analisi di cui si dà conto nell’introduzione del rapporto, si è concluso che valutazioni attendibili sugli andamenti nelle concentrazioni di arsenico sono possibili, purtroppo, soltanto a partire dai dati raccolti nell’ambito del monitoraggio regionale, a partire dall’anno 2002.

I risultati del monitoraggio chimico e chimico-fisico delle sorgenti e dei pozzi sottoposti a controllo, sul periodo 2002-2012, sono stati dunque elaborati statisticamente con lo scopo di evidenziare, in maniera oggettiva, la presenza di generali andamenti monotonici (stazionario /incremento/decremento) valutati da regressione parametrica e/o non parametrica (Mann Kendall).
Nei casi di manifesta non linearità sono stati inoltre valutati possibili andamenti in inversione (incrementostazionario/incremento-decremento etc.) tramite il test a due sezioni proposto da Grath et alii (2001) nell’ambito della comune strategia di implementazione della direttiva quadro sulle acque 2000/60/CE e di quella specifica sulle acque sotterranee 2006/118/CE.

I risultati sono sintetizzati nella tabella seguente:

Lo studio degli andamenti dell’arsenico nel periodo considerato 2002-2012 ha evidenziato una prevalente condizione di stazionarietà, con trend monotonici statisticamente significativi in decremento nei casi della sorgente Ente, della sorgente Burlana e del pozzo Acqua Gialla.

Andamenti simili, non lineari, con iniziale incremento e successivo decremento, sono evidenziati dal test a due sezioni per le stazioni Ermicciolo e Crognolo con punti d’inversione collocati tra gli anni 2004 e 2005 ma, a giudicare dai grafici (riportati nel rapporto), si tratta di un andamento comune a molte stazioni, e non soltanto per il parametro arsenico.

Parametri quali boro e conducibilità evidenziano andamenti in prevalenza stazionari, mentre solfati e pH hanno tendenze contrastanti, con alcuni casi di trend monotonico in decremento ed in incremento. Un caso particolare, sicuramente da approfondire, è rappresentato dai cloruri in generale incremento in 7 su 10 stazioni e dunque in controtendenza rispetto al decremento di altre sostanze.

Il raffronto dei dati di monitoraggio chimico e quantitativo conduce, in conclusione, ad ipotizzare che il triennio 2004- 2005-2006 abbia rappresentato per il corpo idrico dell’Amiata un episodio di concentrazione di arsenico successivo a condizioni di minimo piezometrico e di deflusso delle sorgenti, maturate in almeno un decennio di afflusso deficitario.

La presenza nel 2004 di condizioni di massima criticità quantitativa, con uno sfasamento caratteristico di 1-2 anni tra precipitazioni e deflussi sotterranei per i lunghi tempi di ricarica dell’acquifero amiatino, sembra confermarsi sia dal confronto tra piogge e portate delle sorgenti dell’Amiata elaborato da Barazzuoli et alii (2008), che dagli output del modello idrologico MOBIDIC (Castelli et alii, 2011) relativi all’andamento temporale piezometrico medio nel periodo 1990-2010.

Per quanto riguarda l’andamento dei cloruri, specie tipicamente conservativa che tende all’incremento con il tempo di residenza lungo le vie di deflusso sotterraneo, si può osservare, al momento, come a fronte del notato recupero piezometrico nel periodo 2002-2012 il debole incremento potrebbe, in ipotesi, essere messo in relazione, all’opposto, con l’aumento dei volumi saturi invasati e conseguente incremento dei tempi di residenza o rinnovamento.


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