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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 008 - Mercoledì 11 gennaio 2012

La perdita del carico tossico a largo della Gorgona


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La comunicazione che l'Assessore all'Ambiente, Annarita Bramerini ha presentato in Consiglio regionale, redatta anche con il contributo di ARPAT

Premessa
La ricostruzione più completa dei fatti è quella rilasciata dalla Capitaneria di Porto di Livorno il 4 gennaio 2012. Da questa si evince che la motonave Eurocargo Venezia ha perso in mare due semirimorchi trasportati in coperta, contenenti fusti di catalizzatori esausti utilizzati per la desolforazione del petrolio. La perdita del carico, avvenuta nelle prime ore del mattino del 17 dicembre è localizzata in un intervallo di tempo di circa tre ore e su un percorso compiuto dalla nave in quell'intervallo di tempo di circa 20 miglia.

La Capitaneria di Porto assistita dalla sezione di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), dislocata a Livorno, che si occupa di “emergenze ambientali in mare” ha curato sia le immediate ricerche dei materiali sia la valutazione degli effetti ambientali e dei rischi connessi con lo smarrimento del carico.

Il 29 dicembre u.s. la Regione è stata interessata da ARPAT e dall'ASL 6 che avevano ricevuto la prima informativa scritta sul problema, trasmessa dalla Capitaneria di Porto con un fax del tardo pomeriggio del 27 dicembre.

I contatti tenuti successivamente con tutte le autorità e gli Enti coinvolti hanno portato alla convocazione di una riunione di coordinamento presso la Prefettura di Livorno che si è tenuta il 30 pomeriggio, ed ha visto la partecipazione per la Regione Toscana dell’Assessore al Diritto alla Salute, Daniela Scaramuccia, del dirigente regionale competente per gli aspetti sanitari e dei dirigenti tecnici di ARPAT, dell’Az. USL 6 di Livorno e dell’Istituto Zooprofiliattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana.

La regione Toscana ha attivato ai massimi livelli il Dipartimento della Prevenzione dell’Az. USL 6 di Livorno e ARPAT per garantire agli organismi regionali il massimo di conoscenze possibili sulla natura dei rischi e sulle prevedibili conseguenze. Al tempo stesso è stata avviata una valutazione di tutte le iniziative che potevano essere assunte dagli organismi regionali per garantire una ulteriore tutela dell'ambiente e della salute rispetto a quanto già attuato dai competenti organi del governo. A tal fine è stata inviata in data 5 gennaio us una nota da parte dell’Assessore all’Ambiente e all’Energia della Regione Toscana, Annarita Bramerini, al Ministro dell’Ambiente ed al Direttore Generale competente del medesimo Ministero.

Natura dei rischi per l'ambiente e la salute
La quantità di prodotti caduti in mare è pari a circa 30-35 tonnellate di catalizzatori. La documentazione inizialmente fornita ne individuava due tipi, simili tra loro: uno a base di nichel e molibdeno e l’altro a base di cobalto e molibdeno. Le ultime note della capitaneria di porto circoscrivono al solo primo prodotto quello imbarcato. le sostanze pericolose sono comunque essenzialmente metalli pesanti, prevalentemente sotto forma di solfuri, e rappresentano circa il 10% della massa totale del prodotto (il restante 90% è il substrato poroso inerte sul quale vengono depositati gli ossidi metallici che formano il materiale catalizzatore). Il materiale si presenta sotto forma di granuli allungati di piccole dimensioni (alcuni millimetri) ed una volta disperso in acqua precipita lentamente sul fondo.
Solo una piccola parte di queste sostanze è solubile in acqua.

Nel corso degli incontri che si sono svolti, la ricostruzione fatta dalla Capitaneria di Porto sulle modalità più probabili di perdita del carico, alla luce anche dell'esito delle ricerche aeree svolte nei giorni successivi, ipotizza come molto plausibile il fatto che la gran parte del carico sia affondato assieme ai rimorchi che lo contenevano.

Due sono i possibili rischi sanitari:

  1. rischio immediato di autocombustione per esposizione all’aria del materiale (asciutto) che arrivasse sugli arenili; a tal fine sono stati diramati comunicati stampa il 30 dicembre da parte della Prefettura mentre la Capitaneria ha avvertito i Sindaci della costa e le Associazioni di pescatori; la diffusione della notizia e dell’avvertenza di non toccare materiale spiaggiato si presenta congrua con il rischio evidenziato.
  2. Per quanto riguarda gli effetti sul pesce e la contaminazione della catena alimentare una valutazione analitica dei rischi appare complessa. In questa fase si possono fare le seguenti considerazioni:
  • tenuto conto della forma e della natura chimica delle sostanze, la loro immissione nella catena trofica può avvenire essenzialmente attraverso gli organismi detritivori e, successivamente, attraverso i loro predatori;
  • in questa fase una possibile contaminazione può avvenire solo da quei sacchi che si fossero aperti durante la caduta in mare o, successivamente, al momento di un loro spiaggiamento su una scogliera. Tenuto conto delle condizioni del mare, in entrambi i casi è verosimile una rilevante diluizione del materiale che rende minimo il rischio di una contaminazione significativa dei pesci di una zona;
  • per quanto sopra, la contaminazione della catena alimentare appare remota, ma impossibile da escludere;
  • il rischio potrebbe invece diventare più consistente se il carico in fondo al mare, che si presume contenga la gran parte dei fusti dispersi, dovesse rimanervi a lungo senza essere recuperato: infatti, prima o poi, per l'aggressività dell'ambiente marino, la tenuta dei fusti e dei sacchi verrà meno, rendendo così disponibile una quantità rilevante è concentrata di materiale inquinante;
  • in quel caso gli effetti dell'ambiente e la biodiversità potrebbero essere assai gravi, non solo per le implicazioni per la salute umana legata al consumo di pesce, ma anche per la presenza in quell'area di una rilevante nursery di naselli, e per l'interessamento della zona della riserva marina santuario dei cetacei.

Iniziative intraprese
La Regione si è immediatamente attivata appena pervenuta la notizia, prendendo contatto con la Capitaneria di Porto ed allertando le proprie strutture tecniche (ASL, IZS e ARPAT). Nella stessa sera del 30 dicembre, come detto in precedenza, si è svolta una riunione presso la Prefettura di Livorno per acquisire informazioni più dettagliate, fare il punto della situazione e accordare gli interventi.

Successivamente in Regione la problematica è stata approfondita con i tecnici di ASL e Laboratori di riferimento, valutando le possibilità di intervento e monitoraggio sul breve e lungo periodo.
Da notare che nessuna delle strutture regionali ha a disposizione strumenti che consentano di collaborare alle ricerche del carico disperso ed a svolgere campionamenti diretti dei fondali in acque così profonde, come quelle dove si ipotizza si trovi il carico in questo momento.
ARPAT sta collaborando con la Capitaneria di Porto e con il servizio chimico del porto per migliorare la caratterizzazione chimica delle sostanze trasportate e per verificarne il comportamento in ambiente marino.

Si sono inoltre attivate forme di monitoraggio indiretto dell'ambiente che, a scopo cautelativo, possono evidenziare anomalie significative nella presenza dei metalli pesanti contenuti nei catalizzatori, e controlli aggiuntivi su alimenti di origine animale, a scopo precauzionale per la salute pubblica:

  • ARPAT si è già attivata per svolgere nelle prossime settimane un campionamento mirato delle specie marine che essendo indicatori ambientali, più direttamente potrebbero manifestare tracce di una eventuale contaminazione disponibile sul fondale. Tali campioni saranno analizzati dai laboratori dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Firenze;
  • ARPAT estenderà le analisi, che ordinariamente vengono fatte per il monitoraggio ambientale dei sedimenti marini e della colonna d’acqua, ai metalli contenuti nei catalizzatori in questione (tale analisi riguardano punti di prelievo più vicini alla riva rispetto al luogo dove è stato disperso il carico) [nota della redazione: sono 19 i punti, posti tra 500 e 1000 metri circa dalla costa, che ARPAT monitora da 10 anni: ogni due mesi per quanto riguarda le acque e una volta l'anno per quanto riguarda i sedimenti];
  • Il Dipartimento di Prevenzione, attraverso i Servizi Veterinari, effettuerà prelievi supplementari rispetto ai controlli ordinari di pescato avvalendosi della procedura prevista per i campionamenti eseguiti nell'ambito del piano di monitoraggio dei contaminanti ambientali in alimenti di origine animale prodotti nei siti di interesse nazionale (SIN). Le procedure e le metodiche analitiche predisposte dal Ministero della Salute, saranno adattate sia alle matrici coinvolte che alla ricerca dei metalli indicatori della potenziale contaminazione.


Conclusioni
Il Presidente e la Giunta Regionale esprimono estrema preoccupazione per quanto accaduto, e, soprattutto, per i possibili sviluppi che potrebbero coinvolgere il nostro ambiente, la salute della popolazione e l’economia del territorio. Nonostante, le considerevoli iniziative intraprese dagli organi tecnici regionali per monitorare le condizioni ambientali e sanitarie, si ritiene fondamentale accelerare le operazione di ritrovamento e recupero del materiale disperso, considerato che le sostanze depositate sul fondo potrebbero causare in futuro contaminazione delle acque e degli organismi viventi acquatici.

A tale riguardo si segnala che la Capitaneria di Porto di Livorno, in seguito ad un sollecito all’armatore per il recupero del carico disperso, ha ricevuto da quest’ultimo un piano mirato per la ricerca ed il recupero delle merci cadute in mare, e successivamente ha chiesto tempi urgenti e certi per l’attuazione del programma di recupero.

Il Presidente e la Giunta Regionale, considerato il rischio ambientale che potrebbe derivare dalle merci disperse, chiedono la massima attenzione a tutti i livelli tecnici e politici nazionali e locali, affinché la vicenda sia risolta positivamente e velocemente e non sia rallentata da mere formalità riguardanti le attribuzioni delle competenze. A tal fine sarà chiesta al Governo l’istituzione di una commissione politica nazionale di coordinamento che monitori lo sviluppo della vicenda e “sede” di confronto con tutti gli enti interessati.


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