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Rumore: uno studio analizza le criticità del criterio differenziale utilizzato nelle normative ambientali

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22/01/2020 07:30

Poche le prove a supporto dell'uso di limiti di rumore differenziali rispetto a quelli assoluti

In gran parte delle normative relative al rumore ambientale a livello mondiale, il metodo di misura utilizzato per esprimere i valori limite si basa sui livelli di pressione sonora (al quadrato) mediati nel tempo.

Alcuni paesi tra cui l’Italia hanno però introdotto anche valori limite a fenomeni di “emergenza” sonora (incremento del livello sonoro di fondo all’attivazione di una sorgente disturbante).

La conformità di un'attività rumorosa è quindi verificata misurando la differenza massima tra il livello di rumore presente quando la sorgente disturbante è accesa (livello di rumore ambientale) e quello misurato in condizioni analoghe quando la sorgente disturbante è spenta (livello di rumore residuo). Tale valore viene confrontato con un limite chiamato “differenziale di immissione” che è pari a 5 dB(A) di giorno e 3 dB(A) di notte.

Lo studio Challenges of the Use of Sound Emergence for Setting Legal Noise Limits, condotto da un team di ricerca composto tra gli altri da Gaetano Licitra di ARPAT e pubblicato sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health, dopo una rassegna delle varie modalità con cui il criterio è applicato in vari paesi nel mondo, indaga le basi scientifiche e valuta i problemi collegati all’utilizzo di questi valori limite di rumore differenziale.

La revisione della letteratura indica che ci sono pochissime prove a supporto dell'uso di limiti di rumore differenziale rispetto a quelli assoluti. Mentre i limiti di emergenza sonora sembrano infatti originarsi da considerazioni sull'udibilità della fonte di rumore, il superamento di questi limiti non sempre si correla con la comprensione di ciò che è udibile e di ciò che non lo è.

Inoltre, sia la definizione che la misurazione pratica del criterio differenziale sollevano diversi problemi, che ne compromettono la riproducibilità: in primo luogo, il riferimento al rumore di fondo rende molto difficile innanzitutto accertare la conformità a lungo termine delle installazioni rumorose, potendo il rumore di fondo cambiare anche senza che la sorgente disturbante abbia cambiato le sue caratteristiche. È possibile quindi che la riduzione dell’impatto sonoro di una sorgente diversa da quella in indagine porti ad un superamento dei limiti, senza alcuna responsabilità del gestore di quest’ultima. Ciò ovviamente non depone alla certezza del diritto per chi esercita un'attività produttiva o utilizza sorgenti sonore.

In secondo luogo valutare la conformità al limite sulla base di simulazioni è particolarmente difficile, anche perché i parametri necessari alle simulazioni numeriche non sempre sono disponibili ed il soggetto disturbato può non collaborare ad una verifica dei modelli di simulazione, lasciando nell’incertezza sia il controllato che il controllore che valuti in maniera preventiva un nuovo progetto di impianto.

Lo studio fornisce quindi raccomandazioni per un uso più affidabile del criterio differenziale tenendo conto delle esperienze dei vari paesi, che hanno cercato di inserire vari vincoli e modalità di applicazione.

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Azioni sul documento

Differenziale, anomalie di competenza

Inviato da Utente anonimo il 22/01/2020 18:27

A norma di legge il differenziale non può essere effettuato da chi produce rumore; ci sono tre aspetti fondamentali e cioè : 1) la compatibilità di chi produce rumore è relativa al limite del sito; 2) l'accesso in altra sede o situ per conto di chi produce rumore è in contrasto con la posizione del disturbato; 3) nel procedimento di eventuali controversie il differenziale esige il contraddittorio. Questo è diritto procedimentale civile e penale e non interpretazioni tecniche. Creo

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