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Valutazione impatto sanitario

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28/11/2019 07:30

Nuove linee guida

Valutazione impatto sanitario

Determinanti salute e benessere popolazione (Fonte: Linee guida Istisan)

In virtù dell’esigenza esposta nel DLgs 104/2017 riguardo alla tutela della salute umana, nel rapporto ISTISAN 2019 il Ministero della Salute ha introdotto nuove linee guida sull’impatto sanitario (VIS), volte a completare le vecchie direttive per l’impatto ambientale o VIA in merito ad opere pubbliche e private.

La trasformazione del concetto di salute, inteso a tutt’oggi come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, ha generato la necessità di prevedere o ipotizzare con il più basso margine di errore possibile gli eventuali o potenziali danni sanitari in seguito alla realizzazione di progetti coinvolgenti il territorio.

Oltre alla tutela della salute, le VIS mirano a ridurre i conflitti tra impresa e territorio, date le moderne e sempre maggiori consapevolezze della popolazione in merito al legame salute-ambiente; l’ambizione sarebbe poi quella di effettuare anche un’analisi economica integrata costi-benefici dell’opera stessa.

Le nuove VIS si esplicano per ora all’interno del Sistema sanitario nazionale, organizzato a livello regionale: la direzione auspicata a lungo termine è invece un’integrazione nelle VIA nazionali.

Le direttive propongono di coinvolgere un team di esperti nella valutazione della previsione del rischio, tra cui diverse categorie operanti sul territorio come ASL e ARPA, industrie di rilievo, agenzie pubbliche, gruppi di ricerca scientifica e professionisti, ma anche gli stessi cittadini e residenti.

L’esigenza di una VIS emerge già durante la prima fase detta screening, concomitante alla verifica di assoggettabilità di un piano di costruzione; vige comunque un regime di obbligatorietà di VIS per alcune categorie di progetti, primi fra tutti i vari impianti di combustione e le centrali termiche.

La proposta di realizzazione, il rapporto con il territorio e la caratterizzazione sociosanitaria della cittadinanza esposta costituiscono i passaggi principali di questo primo step.

Una volta standardizzata la popolazione, è necessario scegliere gli indicatori di salute (fase di scoping), ovvero predisporre un bagaglio di conoscenze utili a quantificare i potenziali impatti sulla salute:

  • determinazione degli “inquinanti indice” prodotti dall’opera proposta,
  • valutazione degli aspetti di sensibilità logistica e sanitaria del substrato su cui si collocherà l’opera in questione,
  • successiva determinazione degli esperti necessari.

Di primo rilievo è quindi l’identificazione di macro o microinquinanti prodotti, le dosi supposte, la via di esposizione (orale o respiratoria), gli eventuali effetti sulla salute.

Questo momento impone inoltre un’accurata identificazione geografica della cittadinanza esposta, la tipologia di esposizione, l’analisi sanitaria e socioeconomica delle comunità circostanti, la sua “sensibilità” nei confronti degli inquinanti del caso, la caratterizzazione preesistente del suolo e dell’aria.

Per tutta la profilazione sanitaria e territoriale descritta vengono usate le basi epidemiologiche, tossicologiche e socioeconomiche dell’ultimo SENTIERI, utili ad avere ben chiari quali siano rischi e suscettibilità preesistenti, condizioni sanitarie collaterali ed eventuali situazioni di fragilità sociale.

Una volta stabiliti tutti questi parametri, si entra nel merito del vero e proprio risk assessment, la valutazione complessiva del rischio e quindi il fulcro centrale dello studio sull’impatto sanitario.

Il risk assessment si esplica nel

  • definire la pericolosità tossicologica ed epidemiologica delle sostanze chimiche prodotte dall’azienda,
  • misurare l’effetto dose-risposta nel caso di composti non cancerogeni,
  • quantificare il livello di esposizione della popolazione osservata,
  • utilizzare questi primi 3 approfondimenti come parametri per una quarta complessiva fase di risk characterization, in cui si calcolano matematicamente la reale probabilità, incidenza e gravità dei danni sulla salute.

C’è da aggiugere poi che al rischio di malattia vengono sommati anche altri determinanti di salute, come stile di vita, fattori sociali, economici, disponibilità di servizi e risorse ambientali. Infatti durante il passaggio successivo, le valutazioni scientifico-sanitarie sul rischio si confrontano con l’opinione degli stakeholders che solitamente riguardano proprio gli aspetti sociali e ambientali ed è in questa fase che VIS e VIA vengono integrate.

Una volta completo il quadro e approvato il progetto, prima dell’inizio dei lavori è necessario che gli esperti formulino una check-list degli aspetti tossicologici ed epidemiologici da monitorare post operam, azione chiamata monitoring: un vero e proprio progetto di controllo successivo alla realizzazione effettiva, stabilito sulla base delle criticità riscontrate nello studio sull’impatto sanitario.

Il resoconto finale o reporting riguarda la descrizione dettagliata dell’opera e di tutto ciò che le ruota intorno: territorio, ambiente, popolazione, rischi, monitoraggio post-operam e soprattutto l’analisi delle incertezze, diverse ma sempre presenti in ogni valutazione, quindi da inserire come costanti variabili nella formula generale.

Come già accennato, la prospettiva auspicata è quella di standardizzare le linee guida a livello nazionale e creare un sistema partecipativo di valutazione dell’impatto sanitario e ambientale, che coinvolga industria, cittadinanza, stakeholders e istituzioni.

Per approfondimenti: Linee guida per la valutazione di impatto sanitario

Testo di Alessia Marcocci

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