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Micromobilità, un pezzo di mobilità sostenibile del futuro

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08/05/2019 07:30

Previsto a breve l'avvio della sperimentazione, nelle città, di mezzi leggeri e a bassissima emissione, in grado di favorire la mobilità sostenibile e l’intermodalità, in quanto facilmente trasportabili su un treno, metropolitana, autobus o tramvia

Cosa si intende per micromobilità? quando si usa questo termine facciamo riferimento agli spostamenti che si possono effettuare con tutti quei veicoli assimilabili alla bicicletta, in particolare ci si riferisce a tutti quei mezzi di piccolo peso ed ingombro come i monopattini elettrici (spesso definiti come E-scooter, kick scooter o solo scooter), i Segway, gli Hoverboard, i monoruota a bilanciamento assistito (con seduta o in piedi) e il triciclo.

Tutti questi mezzi aiutano a ridurre gli impatti sull’ambiente e sulla salute, originati dagli spostamenti, oggi effettuati in prevalenza con veicoli a motore, come auto o moto, per lo più di proprietà.

La micromobilità in ambito urbano risponde alle esigenze proprie di moltissime persone, che hanno bisogno di effettuare brevi o brevissimi spostamenti, in genere quelli che vengono definiti "di primo e ultimo miglio".

La Legge di Bilancio 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145) prevede, all’articolo 1, comma 102, che questi dispositivi leggeri possano circolare in via sperimentale, sul sito del Ministero dei Trasporti si legge che “il decreto attuativo per avviare la sperimentazione nelle città della micromobilità elettrica è pronto".

La sperimentazione sarà piuttosto lunga, si prevede da uno a tre anni, al fine di valutare con attenzione rischi e benefici e coinvolgerà solo hoverboard, segway, monopattini e monowheel, dotati di marchio di conformità CE (ai sensi della direttiva 2006/42/CE). Non possono essere dotati di posto a sedere per l'utilizzatore e sono destinati a essere utilizzati in piedi.

Il testo proposto dal Ministero, di cui sono circolate anticipazioni, trova dubbiosi i rappresentanti di Legambiente, che ritiene il decreto eccessivamente complesso e quindi, per molti aspetti, disincentivante ed auspica, invece, che questi mezzi vengano equiparati alle biciclette per quanto riguarda le regole di circolazione su strada.

Chi ha avuto modo di leggere il testo del decreto riporta che i quattro mezzi, oggetto di sperimentazione (monopattini elettrici, segway, monowheel e hoverboard) potranno circolare solo su piste ciclabili e aree pedonali, zone 30 e strade assimilabili, ma con differenze nell’accesso tra i diversi mezzi a patto che la velocità sia sotto i 6 km/h. Nelle zone 30, dove appunto vige il limite di velocità di 30 km/h, sono ammessi, ad esempio, solo segway e monopattini a velocità dai 6 ai 20 km/h.

Saranno i Comuni ad individuare le aree di sperimentazione indicandole con relativa cartellonistica. Inoltre il decreto fissa limiti di velocità di 20 km/h, inferiori a quelli di una qualsiasi bicicletta a pedalata assistita, ma con limiti di potenza assolutamente abbondanti per quelle velocità.

Per quanto riguarda i conduttori, i mezzi per la micromobilità elettrica potranno essere condotti solo da utilizzatori che abbiano compiuto la maggiore età o, se minorenni, che siano titolari almeno di patente di categoria Am; sarà inoltre vietato trasportare passeggeri o cose ed ogni forma di traino.

Finita la sperimentazione, sarà necessario prevedere anche modifiche all’attuale Codice della Strada, che non prevede l’utilizzo di questi particolari mezzi in città; a questo proposito l’Osservatorio nazionale sharing mobility ha già proposto una serie di integrazioni all’art 50 e 68 del Codice della Strada.

Maggiori informazioni sul Dossier circolazione stradale de Il Sole 24 ore

— archiviato sotto: ,
Azioni sul documento

micromobilità con mezzi elettrici

Inviato da Utente anonimo il 09/05/2019 10:43

Credo proprio che immettere tali mezzi elettrici sulle piste ciclabili sia un grande errore di valutazione! Le piste ciclabili non sono il luogo dove scaricare i problemi non risolti. I mezzi elencati monopattini elettrici, Segway, gli Hoverboard, i monoruota a bilanciamento assistito, come pure le e-bike purtroppo non viaggiano a velocità compatibili con le biciclette normali a propulsione muscolare, ma sono spesso troppo veloci ed invasivi, sorpassano e si infilano ovunque. Comportamento che nessun vigile sanzionerà o potrà controllare in modo inequivocabile, se non ci saranno rilevatori di velocità ad hoc! Poi le piste ciclabili sono spesso poco curate, più strette di quanto previsto dal Codice della Strada (2,50 m) oppure assenti in tratti spesso critici per la mobilità. Per di più sono invase anche dai pedoni, dagli anziani che ci camminano meglio per l'assenza di scalini, da chi ha un passegino con un bimbo, da chi ha il cagnolino a guinzaglio, ... con grande disagio per i cilisti che talvolta preferiscono la strada a questa promiscuità! I pedoni sono una componente del traffico completamente imprevedibile, non sai mai che fanno, sono distratti e soprattutto non sono educati a rispettare regole e nessuno li sanziona mai se sbagliano. Credo che sarebbe opportuno avere una corsia dedicata ai mezzi elettrici, ben separata dalla pista ciclabile, e maggiori controlli da parte dei vigili. Se vogliamo favorire la mobilità alternativa ed ecologica (non troppo ecologica se è elettrica!), dobbiamo sacrificare lo spazio alle auto e lasciare in pace i ciclisti che sono ecologici davvero. Graziana Fiorini graziana.fiorini@unifi.it

micromobilità con mezzi elettrici

Inviato da Stefania Calleri il 09/05/2019 12:54
Per ora si tratta solo di una sperimentazione che interesserà alcune città coinvolgendo piste ciclabili e aree pedonali.
L'esigenza di una mobilità "alternativa" da effettuarsi anche con questi nuovi mezzi è sentita non solo nel nostro paese ma anche in altri europei, come ad esempio in Francia, dove esiste già una specifica normativa che regola questa materia.
Penso anch'io che la vera rivoluzione sarebbe quella di destinare strade specifiche a mezzi meno inquinanti, come le biciclette ma anche i mezzi elettrici che comunque possono essere ricaricati anche con energia prodotta da fonti naturali, come il sole, in questo caso sicuramente meno inquinanti di mezzi che si approvvigionano da fonti fossili.
Per avere più piste destinate a biciclette o altri mezzi comunque alternativi alle auto, bisogna ridurre il numero di automobili in circolazione, così facendo potremmo seguire il modello Amsterdam, dove solo il 22% della popolazione usa l'auto e quindi le strade possono essere "convertite", destinandole alla mobilità alternativa. Stefania Calleri
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