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Legambiente: 10 proposte per sviluppare l'economia circolare in Italia

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07/03/2019 07:30

Cosa è necessario fare per rendere concreta l'affermazione dell'economia circolare nel nostro Paese?

Nel 2018 è stato approvato il pacchetto europeo sull’economia circolare, ma affinché l'economia circolare divenga realtà è necessario rimuovere gli ostacoli che nel nostro Paese ancora esistono.

Secondo gli ultimi dati dell’Ispra (Rapporto rifiuti urbani 2018) in Italia la​ produzione​ dei rifiuti rimane ancora alta, con 487 kg/ab/anno, sebbene in diminuzione rispetto all’anno precedente dell’1,7%. La ​raccolta differenziata intercetta, come media nazionale, oltre la metà dei rifiuti prodotti con il 55,5% raggiunto nel 2017, registrando però differenze importanti da un territorio ad un altro. Ai primi posti troviamo il Veneto (74%), il Trentino Alto Adige (72%), la Lombardia (70%) e il Friuli Venezia Giulia (65,5%). Rovesciando la classifica troviamo, invece, la Sicilia (22%), il Molise (31%) e la Calabria e la Puglia (40%).

La raccolta differenziata però è solo il primo passo ma non sufficiente per archiviare i vecchi sistemi di smaltimento. Per questo Legambiente ha introdotto nella sua classifica annuale i​ Comuni rifiuti free​, ovvero quelli dove la raccolta differenziata funziona correttamente, ma soprattutto dove ogni cittadino produce, al massimo, 75 chili di secco residuo all’anno, ovvero di rifiuti indifferenziati avviati a smaltimento.

Sono stati 505 nel 2018, per un totale di 3.463.849 cittadini, circa 200.000 in più rispetto al 2017. Nel Rapporto Comuni Ricicloni 2018 di Legambiente emerge l’aumento dei Comuni rifiuti free al Sud: erano 43 (pari al 10% del totale) nel 2017 e sono 76 (15%) nel 2018; il Centro si conferma sostanzialmente  stabile  (passando da 38 a 43 Comuni, passando dall’8% al 9%).

L’obiettivo Comuni rifiuti free non può prescindere dall’insieme delle buone politiche di prevenzione, da un buon sistema di impianti di riciclo per il recupero di materia, da un sistema di raccolta porta a porta efficace e da una ​tariffazione puntuale.

Su 505 comuni a bassa produzione di secco residuo, ben 264 appartengono infatti all’area del nord est del Paese, in cui, non a caso, la raccolta e la gestione dei rifiuti sono basate, quasi totalmente, su sistemi consortili con una raccolta organizzata esclusivamente con il sistema porta a porta.

Sono inoltre 260 i comuni rifiuti free che hanno adottato un sistema di tariffazione puntuale e 101 quelli che hanno introdotto la tariffa normalizzata, con notevoli benefici ambientali e sociali ma anche per le tasche dei contribuenti.

Con l’approvazione del​ pacchetto di direttive europee dell’economia circolare sono stati introdotti obiettivi di preparazione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti: 50% al 2020, 60% al 2030 e 65% al 2035.

Su questi come Paese siamo ancora indietro, come indica l’Ispra nel suo ultimo rapporto. In Italia, la percentuale di preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio si attesta al 43,9%, considerando tutte le frazioni contenute nei rifiuti urbani.

A pesare la mancanza di un’adeguata rete impiantistica a supporto di queste operazioni, da cui deriva la necessita di trasferire i rifiuti raccolti in altre regioni o addirittura all’estero. Ne è un esempio la situazione di Roma, come riportato nel rapporto Ecosistema Urbano 2018 di Legambiente. Infati i rifiuti capitolini viaggiano per tutta Italia e anche all’estero; elaborando i dati Ama si può stimare che su 100 sacchetti di rifiuti gettati dai romani ben 44 vengano portati a spasso verso altre province o oltre regioni.

Per raggiungere i nuovi target di riciclo dettati dalla normativa europea appena approvata, servono gli ​impianti, a partire da quelli di digestione anaerobica e compostaggio per il trattamento della frazione organica, che rappresenta il 40,3% del quantitativo raccolto con la raccolta differenziata (6,6 milioni di tonnellate su 16, 4 totali, con un incremento del 10% circa negli ultimi 10 anni).

L’ultimo rapporto del CIC (Consorzio italiano compostatori) indica che gli impianti di digestione anaerobica per il trattamento dell’organico hanno una capacità di trattamento di 3 milioni di tonnellate, meno della metà. Considerando che nei prossimi anni la raccolta differenziata dell’umido aumenterà ancora, soprattutto al centro sud, è evidente che siamo difronte ad una carenza impiantistica, con una forte disparità tra Nord, dove è concentrata la quasi totalità degli impianti, e Centro-Sud dove sono praticamente assenti.

Senza considerare che questa rete impiantistica consentirebbe la produzione di biometano, da immettere in rete o destinare come carburante, e compost di qualità.

Oltre agli impianti serve poi garantire un impiego della materia ottenuta con le operazioni di riciclo, approvando i​ decreti​ End of waste​,​ a partire da quelli che sono in dirittura d’arrivo, e attuando quanto previsto dalla normativa sul​ GPP ​(GreenPublicProcurement), i cui obblighi sono disattesi ancora dal 30% delle amministrazioni comunali, come dimostra la recente indagine dell’Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi.

Senza tutto questo il rischio è l’intasamento del sistema, con impianti e siti di stoccaggio pieni di materiale che non trova destinazione e, come sta già accadendo, l’illegalità pronta ad infilarsi nel sistema. Ne è un esempio il fenomeno degli ​incendi ​sempre più frequenti negli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti, a cui la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse con il ciclo dei rifiuti ha dedicato una relazione pubblicata nel marzo 2018. Per la Commissione tra gli elementi alla base del fenomeno c’è anche il sovraccarico degli impianti e la mancata chiusura del ciclo dei rifiuti.

Eppure l’economia circolare crea investimenti, occupazione ed economia sul territorio. Lo studio di Legambiente e Università di Padova su industria 4.0 ed economia circolare evidenzia come le aziende che hanno investito in questo settore abbiano incrementato il livello occupazionale. Inoltre questi investimenti hanno portato ad un aumento del valore del prodotto e ad un miglioramento della reputazione dell’impresa. Al tempo stesso le aziende lamentano che, fino ad oggi, sono state lasciate sole, in assenza di una politica industriale a livello nazionale che punti su questo settore, e sono in forte difficoltà per un quadro legislativo inadeguato e contraddittorio.

Per superare l'impasse attuale sono 10 le proposte di Legambiente per rimuovere gli ostacoli e sviluppare l'economia circolare in Italia:

1. Più riciclo con l'End of waste

È ormai più che urgente approvare una norma semplice ed efficace sull'End of waste (Eow)  per aumentare il riciclo dei rifiuti urbani e speciali e superare la crisi aperta con la sentenza del Consiglio di Stato che ha centralizzato le competenze allo Stato.

Il riciclo dei rifiuti va semplificato al massimo altrimenti il rischio di dovere aumentare i rifiuti di origine domestica o produttiva destinati alla discarica, al recupero energetico o all'estero diventa sempre più concreto.

È urgente anche che il ministero dell'Ambiente emani una circolare per tutte le Regioni per confermare che la produzione del biometano da digestione anaerobica non ha nulla a che fare con la normativa Eow.

Per velocizzare l'iter di definizione e condivisione dei decreti Eow serve costituire una task force al ministero dell'ambiente che si occupi esclusivamente di questo.

2. Rifiuti zero, impianti mille

Per archiviare la stagione delle discariche e degli inceneritori serve completare il sistema impiantistico per il riciclo e il riuso dei rifiuti, urbani e speciali, rendendo autosufficiente ogni regione.

Serve approvare una norma sul dibattito pubblico per aumentare il consenso e facilitare la realizzazione degli impianti industriali per l'economia circolare italiana. Ci sono alcune priorità che vanno affrontate con la massima urgenza. Nel Centro Sud Italia è fondamentale realizzare almeno un impianto di compostaggio e di digestione anaerobica con produzione di biometano per ogni provincia (oggi i rifiuti organici differenziati dei Comuni ricicloni del Centro Sud vanno in impianti di riciclo del Nord Italia su gomma, aumentando i costi, l'inquinamento atmosferico, il consumo di gasolio e l'insicurezza delle autostrade).

Serve anche autorizzare almeno una discarica per regione per smaltire i rifiuti contenenti amianto

3. L'apertura al mercato non migliora le performance dei sistemi consortili

Nel passato in Italia ci sono stati recepimenti di direttive sui rifiuti piuttosto maldestri che non hanno sortito gli effetti positivi auspicati. Il recepimento del pacchetto di direttive sull'economia circolare non dovrà portare allo stesso risultato a proposito dei sistemi consortili. Da tempo si paventa un'ulteriore apertura al mercato di alcune filiere di gestione dei rifiuti per aumentare le​ performance del sistema. I dati delle precedenti esperienze in questo senso (dalle pile ai rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) dimostrano che la concorrenza porta i sistemi consortili a privilegiare i rifiuti più semplici da raccogliere e quindi con costi minori, sfavorendo evidentemente le aree più difficili da raggiungere. L'Italia non deve più ripetere lo stesso errore.

4. Tariffa puntuale obbligatoria per ridurre e prevenire la produzione dei rifiuti

Le statistiche sul ciclo dei rifiuti in Italia confermano da tempo che solo con i sistemi di tariffazione puntuale, che fanno pagare meno le utenze, domestiche e non, si producono minori quantità di rifiuti. Serve approvare una norma che obblighi i Comuni italiani ad abbandonare il sistema di tariffazione normalizzata passando a quella puntuale basato su sistemi di raccolta domiciliare, sul modello di quanto già fatto con legge regionale in Emilia Romagna o Lazio.

5. Una nuova ecotassa in discarica sui quantitativi pro capite di secco residuo smaltito

Per penalizzare economicamente chi smaltisce di più e per premiare i più virtuosi in modo davvero efficace, serve approvare una norma che modifichi il tributo speciale per il conferimento in discarica. Con il collegato ambientale approvato alla fine del 2015 sono previsti sconti progressivi per le amministrazioni locali che superano la soglia minima del 65% di raccolta differenziata ma tutto questo non è più sufficiente. Le Regioni devono essere obbligate a modulare il tributo attraverso premialità in funzione del secco residuo procapite avviato a smaltimento (come previsto dalla legge sull'economia circolare della Regione Emilia Romagna) con l’obiettivo di ridurre il rifiuto indifferenziato in favore di riciclo, prevenzione e riuso dei materiali.

6. Appalti più verdi

Secondo i dati dell’Osservatorio sugli appalti verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi su un campione di 1048 comuni italiani, solo il 27,5% adotta i Criteri ambientali minimi (Cam) nelle gare d’appalto per la gestione dei rifiuti, il 24,4%  nella carta, il 18,5% nell’illuminazione, il 18,4% nelle pulizie e il 15,9% nelle mense.

A fronte di regioni virtuose come la Sardegna e il Trentino Alto Adige  e Comuni eccellenti (l’unica città capoluogo di provincia ad adottarli sempre per tutte le spese è Bergamo) il 29,4% di quelli campionati non adotta mai i Cam. Serve mettere in campo una taskforce per controllare e obbligare tutte le stazioni appaltanti al rispetto dell'uso dei Cam nelle gare al fine di promuovere il Green public procurement e creare un mercato interno dei prodotti realizzati dal riciclo dei rifiuti, anche per fronteggiare l’emergenza causata dalla chiusura delle frontiere cinesi alle importazioni di rifiuti.

7. Approvare i disegni di legge 'Salvamare' e sul ‘fishing for litter’

Occorre approvare nel prossimo Consiglio dei ministri il disegno di legge “Salvamare” sulla plastica monouso predisposto dal ministro Sergio Costa, unificando nei contenuti con il progetto di legge sul “Fishing for litter” presentato alla Camera dei deputati da Rossella Muroni per permettere ai pescatori di fare gli spazzini del mare.

È fondamentale approvare definitivamente le due leggi prima della prossima estate per mantenere la leadership normativa dell’Italia nel contrastare il marine litter che soffoca i mari, fiumi e laghi, anticipando l’approvazione della direttiva europea sui prodotti di plastica monouso. Anche alla luce della nostra leadership internazionale sulla raccolta dei rifiuti organici e sul loro compostaggio, l’Italia dovrà ribadire nella sua normativa l’importanza dell’uso delle bioplastiche nello sviluppo dell’economia circolare, contrariamente a quanto scritto nella direttiva europea sulle plastiche monouso la cui approvazione definitiva è prevista a breve.

8. Meno plastica monouso per l’ortofrutta nei supermercati

Serve emanare una circolare del ministero della Salute per sbloccare l'uso delle retine riutilizzabili per l'acquisto dell'ortofrutta nei supermercati, così come avviene già in diversi Paesi europei e come già fanno due aziende in Italia (tra queste Ecor NaturaSì).

Non ci sono normative igienico-alimentari europee che obbligano l’uso dei sacchetti monouso e che vietano l’uso dei sacchetti riutilizzabili.

9. Più controlli per combattere la concorrenza sleale

Serve garantire un sistema efficace di controlli lungo tutta la filiera dei rifiuti, urbani e speciali, per contrastare mercati e traffici illeciti (ad esempio per quanto riguarda gli smaltimenti illegali degli pneumatici fuori uso è fondamentale contrastare la vendita in nero di quelli nuovi).

Per combattere la concorrenza sleale va messa in campo un'operazione diffusa di controlli a tappeto sul territorio nazionale ad esempio per contrastare la vendita dei sacchetti fuori legge, garantire il rispetto del bando dei cotton fioc non compostabili, valutare la regolarità delle fideiussioni degli impianti di gestione dei rifiuti.

Per superare il problema cronico del Paese con controlli ambientali a macchia di leopardo, è decisivo che il ministero dell’Ambiente concluda il lavoro iniziato con l’approvazione trasversale in Parlamento della legge 132. Se vogliamo tutelare l’ambiente, la salute dei cittadini, le attività delle imprese rispettose della legge che subiscono la concorrenza sleale da parte di quelle che scaricano sulla collettività i costi ambientali delle loro produzioni, serve rendere capillare, adeguato e omogeneo sul territorio nazionale il sistema dei controlli pubblici sull’ambiente. Serve arrivare subito all’approvazione dei decreti attuativi della legge 132.

Un sistema efficace di controlli favorirebbe anche l’aumento della fiducia dei cittadini rispetto alla necessaria costruzione degli impianti per l’economia circolare italiana.

10. Promuovere l’innovazione di prodotto e processo

Si deve costruire un sistema premiante per l’innovazione di processo per rendere più convenienti le nuove tecnologie di riciclo di materiali oggi difficilmente riciclabili e per l’innovazione di prodotto per ridurre fortemente la vendita sul mercato di prodotti performanti ma che possono essere avviati solo a recupero energetico o in discarica.

Per incentivare ad esempio il riciclo delle plastiche più costose da avviare a recupero di materia è fondamentale prevedere agevolazioni fiscali per aziende e prodotti che utilizzano una quota minima di polimeri riciclati, come da proposta del Tavolo per il riciclo di qualità, istituito da Federazione Gomma-Plastica e di cui fanno parte anche IPPR ( Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo), Conai, Corepla, ISPRA, ENEA e Legambiente.

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