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I risultati analitici per l'incendio nel Comune di Massarosa (LU)

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12/06/2019 11:20

Gli aggiornamenti in merito all’incendio sviluppatosi presso la ditta Marine Service il 24 maggio 2019 in Via del Brentino, zona industriale di Pioppogatto a Massarosa

Il 24 maggio 2019, all’interno della ditta "Marine Service" di via del Brentino, in località Pioppogatto, nel comune di Massarosa (LU), si è sviluppato un incendio che ha interessato le imbarcazioni in vetro resina prodotte dalla Ditta e prontamente circoscritto dai VV.F.. Durante l'incendio si è sviluppata una colonna di fumo che ha raggiunto i 100-200 metri di altezza.

Sulla base della valutazione sulle possibili zone di ricaduta dei fumi prodotte dal Settore 'Modellistica previsionale' dell'Agenzia, ARPAT ha prelevato, già nella stessa giornata, un campione di aria in un punto posto a ca. 440 m nella direzione di sviluppo della nube (vedi mappa) utilizzando una apposita pompa specifica per la raccolta dei microinquinanti organici in aria.

mappa-aria.jpg

Il giorno successivo sono stati inoltre prelevati vegetali a foglia larga (foglie di vite e fico), in due punti ricadenti a diversa distanza nella zona prevista di ricaduta dei possibili inquinanti formatisi nell'incendio (vedi mappa).

mappa-vegetali.jpg

Dalle analisi effettuate sono stati ottenuti i risultati riportati in tabella, da cui si evince che tutti gli inquinanti ricercati rispettano i limiti normativi e/o di fondo naturale.

Campione Benzo[a]Pirene Valori riferimento Benzo[a]Pirene Diossine e Furani Valori riferimento Diossine e Furani
Aria ambiente 0,21 ng/m3 1 ng/m3 (1) 0,052 pg/m3 I-TEQ 0,03 -0,2 pg/m3 I-TEQ (3)
Vegetali: foglie di vite a 200 m 0,036 µg/Kg 0,05–1,4 µg/Kg (2) 0,030 ng/Kg I-TEQ 0,1-0,3 ng/Kg I-TEQ (4)
Vegetali: foglie di fico a 400 m 0,027 µg/Kg 0,05–1,4 µg/Kg (2) 0,040 ng/Kg I-TEQ 0,1- 0,3 ng/Kg I-TEQ (4)
1. D.Lgs. 155/2010
2. Rapporto ISTISAN 03/22
3. Pubblicazione APAT “Diossine Furani e PCB”, Febbraio 2006: per aria urbana
4. Regolamento (CE) N.1881/2006 e smi per alimenti trasformati a base di cerali e alimenti destinati ai lattanti ed ai bambini e Raccomandazione UE n.2014/663/UE per frutta e ortaggi (incluse le erbe aromatiche)

Le analisi mirate alla ricerca degli IPA, ed in particolare del Benzo[a]Pirene, sostanza cancerogena e la più tossica della famiglia degli IPA, confermano la formazione di questi contaminanti, come del resto ipotizzato, vista la tipologia del materiale combusto formato da resine a base di polistirene. Tuttavia i valori riscontrati, sia in aria che sui vegetali, rientrano nei limiti normativi di riferimento e quindi non hanno determinato effetti di natura ambientale.

Dai risultati delle analisi non appare significativa la formazione, e quindi la dispersione nell’ambiente, di Diossine e Furani, in quanto non è stato rivelato alcun segnale strumentale riconducibile a qualche congenere appartenente a queste famiglie. I valori riportati in tabella rappresentano il parametro somma Diossine e Furani (PCDD+PCDF) dei singoli limiti di quantificazione - LOQ (come Upper Bound) espressi come I-TEQ (vedi nota metodologica).


Nota metodologica

Per quanto riguarda l'espressione dei risultati, con particolare riferimento al parametro Diossine, ovvero PCDD+PCDF, essendo questo un "parametro somma" viene utilizzata:

  • Upper bound: si suppone che il contributo alla sommatoria in TEQ di ogni congenere non rilevabile sia pari al rispettivo limite di quantificazione.
  • Lower bound: si suppone che il contributo alla sommatoria in TEQ di ogni congenere non rilevabile sia pari a zero.

 

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Azioni sul documento

Domanda sul punto di massima ricaduta

Inviato da Utente anonimo il 12/06/2019 14:32

Salve, vorrei sapere come si fa ad affermare che il punto di massima ricaduta dei prodotti della nube di fumo è intorno ai 400/500 metri quando la nube stessa ad un certo punto era arrivata a lambire visibilmente la prima collina di Massarosa (2 km direzione NNE) e che sempre alle 17:00, cioè due ore e mezzo dopo lo scoppio dell'incendio, alla rotonda di Montramito sulla Sarzanese (distanza 1,6 km in direzione Est) era chiaramente percepibile puzzo provocato da prodotti combusti di tipo resinoso. Grazie dell'attenzione.

Domanda sul punto di massima ricaduta

Inviato da Marco Talluri il 21/06/2019 09:57
Occorre premettere che, secondo le procedure ufficiali di ARPAT, l'individuazione delle aree maggiormente interessate alle ricadute delle sostanze inquinanti rilasciate nel corso di eventi del genere è soprattutto finalizzata a definire, d'intesa con l'Azienda Sanitaria competente per territorio, l'eventuale necessità di effettuare prelievi di matrici ambientali al fine di valutarne la contaminazione. Nel caso di incendi ciò che maggiormente ed usualmente viene verificato è l'eventuale presenza/diffusione di agenti inquinanti nella catena alimentare, per contaminazioni dirette di alimenti o indirette attraverso il suolo ad uso agricolo o zootecnico: infatti i microinquinanti rilasciati (diossine, furani, idrocarburi policiclici aromatici come Benzo[a]Pirene) presentano rischi maggiori per la salute umana qualora siano assunti per ingestione. Queste sostanze possono raggiungere il suolo, ed entrare nella catena alimentare tramite ad esempio gli ortaggi coltivati nelle aree contermini al luogo dell'evento, mediante deposizione per gravità delle polveri fini sulle quali le stesse sostanze si fissano. E' infatti risaputo che la via prefenziale di esposizione degli animali a questi contaminanti (valuatata ben oltre il 90%) è rappresentata dall'assunzione per via orale.
Le simulazioni condotte, anche in passato, e le numerose esperienze sul campo hanno dimostrato che la deposizione al suolo di tali sostanze può mostrare livelli misurabili (superiori cioé ai livelli di sensibilità dei metodi di misura impiegati per le determinazioni analitiche) entro distanze comprese tra alcune decine e alcune centinaia di metri dal luogo dell'evento. Ciò a maggior ragione se l'emissione - come nel caso dell'incendio avvenuto nel territorio di Massarosa - è collocata "al suolo", cioè a quote pari o poco superiori al piano di campagna.
Un esempio recente e significativo al riguardo è costituito dall'analogo incendio verificatosi nel territorio di Pietrasanta il 3 agosto 2018: i risultati analitici sui campioni prelevati nella zona sono risultati tutti inferiori alle soglie di riferimento, comunque su livelli relativamente più elevati nel caso dei campioni prelevati nell'area indicata da ARPAT (entro 700 m dall'evento) rispetto ad altri prelevati, su proposta delle Autorità locali, molto più lontano e sulle colline più prossime (si vedano i risultati nei punti A, B e C rispetto a quelli nei punti D, E ed F: http://www.arpat.toscana.it[…]ncendio-a-pietrasanta-lucca).
L'osservazione proposta dall'utente ha un suo fondamento nella misura in cui è pacifico che "i fumi" visti e gli odori percepiti derivanti dall'incendio hanno interessato anche altre aree, ma - per effetto della dispersione e della deposizione per gravità - hanno determinato concentrazioni in aria ambiente e soprattutto deposizioni al suolo dei microinquinanti su livelli inferiori rispetto a quelli evidenziati nei punti in in cui è stato effettuato il prelievo da ARPAT.
La Redazione
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