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Benessere equo e sostenibile dei territori

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03/07/2019 07:30

Istat aggiorna gli indicatori riferiti alle province e alle città metropolitane italiane

L’Istat ha aggiornato, come tutti gli anni, il set di indicatori del Benessere equo e sostenibile (Bes) dei territori, ovvero quegli indicatori che sono riferiti alle province e alle città metropolitane italiane e che sono coerenti ed integrati con il sistema adottato a livello nazionale.

A differenza però del rapporto nazionale, che comprende 12 domini, i 56 indicatori “locali” sono suddivisi in 11 domini (Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Innovazione, ricerca e creatività, Qualità dei servizi); manca cioè il Benessere soggettivo, a causa della mancanza di fonti di adeguata qualità statistica.

I dati permettono l’analisi:

  • dei livelli di benessere misurati per i diversi domini all’interno di ciascuna provincia
  • delle differenze territoriali di benessere, viste da vari punti di vista.

Da queste analisi si può cogliere come le province e le città metropolitane di una stessa regione o zona geografica possano anche presentare profili molto diversi: ecco che il Mezzogiorno è solitamente diviso tra aree svantaggiate e aree ultra-svantaggiate ed il Centro-nord, pur in un quadro generale di maggiore benessere, presenta ampie differenze tra province di una stessa area per alcuni domini o per singole determinanti del Bes.

Per quanto riguarda il dominio “Ambiente”, l’indicatore sull’impermeabilizzazione del suolo da copertura artificiale ci racconta che le aree del Nord sono tra le più interessate alla sottrazione di suolo per impermeabilizzazione e il maggiore contributo è in assoluto quello della Lombardia con il 13,4% delle coperture nazionali e una perdita nell’ultimo anno di oltre 3mila chilometri quadrati.

L’incidenza delle coperture artificiali varia tra le province: quelle della Valle d’Aosta, della Liguria, del centro Italia e del Mezzogiorno presentano generalmente valori inferiori al 10%, ad eccezione di Prato (15%), Roma (13,5%), Lecce (14,5%), Ragusa (15,4%) e Napoli (34%). Sono le città metropolitane a presentare i maggiori effetti dell’urbanizzazione e della conseguente diffusione di coperture artificiali. In particolare Napoli e Milano presentano estese superfici artificiali, che coprono rispettivamente il 34% e il 32% del territorio

Un altro indicatore preso in considerazione è l’orientamento verso la produzione di energia rinnovabile: la quota di consumi interni di energia elettrica coperti da fonti rinnovabili (31,2% la media italiana), ha registrato una lieve riduzione complessiva tra il 2016 e il 2017 (circa -2 punti percentuali). Fanno eccezione le province di Caltanissetta che in cinque anni ha aumentato del 127% la propria quota, seguita da Nuoro (+89%). Nel 2017 la produzione ha largamente superato i fabbisogni interni (cioè è superiore al 150%) in 7 province: Sondrio (415,5%), Crotone (290), Aosta (243), Verbano-Cusio-Ossola (234), Foggia (221), Bolzano (169), Grosseto (151). Circa la metà delle province italiane resta però ancora su livelli inferiori al 27%, valore-target definito nell’ambito del “quadro per il clima e l’energia 2030” dell’Unione europea.

Indicatori ambiente Bes dei territori

Per approfondimenti è possibile consultare

  • le tavole che offrono due percorsi di consultazione, per dominio o per territorio, in funzione delle esigenze dell’utente
  • la nota metodologica che descrive la coerenza delle misure con gli indicatori Bes e la loro distribuzione nei domini del benessere
  • il Glossario in cui sono definiti gli indicatori
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