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Ozono troposferico e ozono stratosferico

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10/12/2018 07:30

Due relazioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ci raccontano i passi fatti a livello mondiale per combattere l’uno e proteggere l’altro

Le normative sulla qualità dell'aria e le misure antinquinamento in Europa e Nord America hanno avuto effetti molto positivi sulla qualità dell'aria. Dal 2000, le concentrazioni medie e massime di ozono superficiale si sono stabilizzate in questi due continenti e hanno persino iniziato a diminuire in alcune località, dopo essere aumentate per tutto il ventesimo secolo.

Al contrario, le poche stazioni di monitoraggio disponibili in Asia orientale hanno misurato un continuo aumento dei livelli di ozono a partire dal 2000. Inoltre, a causa del trasporto atmosferico a lunga distanza dell'ozono e dei suoi precursori chimici, alcuni siti sulla costa occidentale del Nord America mostrano un aumento continuo, secondo gli ultimi dati del Bollettino dei gas reattivi dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO).

Mentre gli effetti gravi dell'ozono sulla salute e sulla vegetazione sono diventati meno frequenti in molte regioni del mondo, gli effetti a lungo termine, causati dalla concentrazione di ozono di fondo, rimangono un problema.

L'identificazione dei cambiamenti nei livelli di concentrazione di fondo richiede misurazioni sistematiche a lungo termine in luoghi non direttamente influenzati dalle emissioni locali. Il bollettino sottolinea quindi la necessità di osservazioni superficiali più diffuse, così da permettere una migliore valutazione scientifica degli impatti dell'ozono: se infatti in Europa e Nord America a partire dagli anni '70 sono iniziate le osservazioni sistematiche della concentrazione di ozono superficiale, la stessa cosa non è avvenuta in molte parti del mondo, dove tali osservazioni sono ancora rare o del tutto carenti.

Questo tipo di attività è in aggiunta al monitoraggio urbano dei precursori dell'ozono, necessario per studiare gli episodi di alti livelli di ozono e per verificare la conformità alle normative sulla qualità dell'aria.

Il Bollettino sottolinea inoltre come, anche in luoghi che hanno visto una chiara tendenza al ribasso nelle concentrazioni di ozono, continuino comunque a verificarsi livelli elevati di ozono. In Europa, ad esempio, ci sono stati episodi estremi di ozono nel 2003 e nel 2006, a seguito di ondate di calore che hanno colpito il continente in quegli anni, con un aumento della mortalità derivante sia dallo stress da caldo che dall'inquinamento da ozono. Anche i livelli di ozono nel 2018 sono stati elevati, ma i dati devono ancora essere completamente analizzati e validati.

Se fino a qui abbiamo parlato dell’ozono in quanto inquinante, altro discorso va fatto per l’ozono stratosferico, che costituisce una barriera protettiva rispetto alla radiazione ultravioletta del Sole mitigando il passaggio di raggi solari di lunghezza d’onda tali da risultare potenzialmente pericolosi per la salute umana e per l’ambiente. A questo proposito un’analisi aggiornata rispetto al così detto buco dell’ozono, ovvero la riduzione dello strato di ozono nella stratosfera, viene sempre dall’Organizzazione meteorologica mondiale, che insieme al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, Noaa, Nasa e Commissione europea ha pubblicato il rapporto Scientic Assessment of Ozone Depletion: 2018.

Secondo quest’ultimo, le azioni intraprese nell'ambito del protocollo di Montreal avrebbero portato ad una diminuzione a lungo termine dell'abbondanza atmosferica delle sostanze che riducono lo strato di ozono e ad un continuo recupero dell'ozono stratosferico.

Lo strato di ozono in alcune parti della stratosfera si è infatti riformato ad un ritmo dell'1-3% per decennio a partire dal 2000. Secondo le proiezioni, l'ozono dell'emisfero settentrionale e delle latitudini medie potrebbe rigenerarsi completamente entro il 2030, nell’emisfero australe nel 2050 e nelle regioni polari entro il 2060.

Queste previsioni forniscono una prova importante del successo del protocollo, che sta entrando nel suo quarto decennio. Ricordiamo che il Protocollo di Montreal è entrato in vigore nel 1989 con l’obiettivo di proteggere lo strato di ozono eliminando gradualmente la produzione di sostanze che lo riducono. Il protocollo, che copre oltre 200 singole sostanze con un alto potenziale di riduzione dell'ozono, è stato modificato per regolare gli idrofluorocarburi (HFC) nell'ottobre 2016, quando sia i paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo hanno assunto impegni obbligatori per ridurne la produzione e il consumo nei prossimi trent'anni.

Testo di Maddalena Bavazzano

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