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Open data: secondo il PoliMi in Italia non decollano

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30/10/2018 07:30

Presentati i risultati di due ricerche

A fine settembre 2018, nell'ambito del convegno “Open data: a che punto siamo? Conoscere i numeri, comprendere il valore, dare vita a buone pratiche” (disponibili anche le presentazioni), sono stati presentati i risultati di due ricerche condotte dall’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net) sulle Pubbliche Amministrazioni locali e da Unioncamere sulle imprese italiane.

Dai risultati delle ricerche presentate, sembra che, nonostante una legislazione all’avanguardia che invita tutte le Pubbliche Amministrazioni a rilasciare i dati per essere liberamente usati, riutilizzati e ridistribuiti da chiunque ne abbia interesse, in Italia gli open data stentino ancora a decollare.

Tra i Comuni - che detengono una parte consistente dei dati di interesse pubblico, come quelli su trasporto pubblico, turismo, cultura e attività produttive - solo uno su tre pubblica dati in formato open. E quando avviene, questo è percepito dagli enti più come un obbligo normativo che un’opportunità, anche perché si fatica a comprenderne la reale utilità: i dati sono di bassa qualità, poco accessibili, non uniformi per un utilizzo a livello nazionale. E così, l’80% dei Comuni non riscontra alcun impatto positivo dalla pubblicazione di open data e il 55% li ritiene addirittura inutili o poco utili per la crescita del tessuto imprenditoriale.

Dall’altro lato, ben il 77% delle imprese manifatturiere considera strategico l’uso dei dati per il business, ma l’utilizzo di open data da fonte PA è riservato ancora a pochi pionieri, appena il 4% del totale, anche se il 45% vorrebbe conoscerli meglio. Perché possano essere utilizzati, i dati devono essere di qualità, aggiornati e corretti, con la ragionevole certezza di poter contare sulla loro disponibilità anche in futuro, ma le imprese devono anche acquisire più consapevolezza delle grandi potenzialità legate al loro utilizzo e maggiore conoscenza sulle figure professionali necessarie per il data management (sconosciute al 68% del totale).

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