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I finalisti del concorso storie di economia circolare

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08/10/2018 07:45

Diversi progetti toscani tra i finalisti del concorso storie di economia circolare

A marzo di quest'anno abbiamo parlato del concorso giornalistico storie di economia circolare, un contest di storie virtuose di economia circolare da raccontare con i diversi linguaggi: video, foto, radio, scrittura.

Dopo la chiusura delle votazioni on line, il concorso è entrato nella fase finale, a novembre si conosceranno i vincitori, che verranno premiati l'11 dicembre p.v.

Per ora sappiamo quali sono i progetti più votati, tra questi anche alcune esperienze nate nella nostra regione, come Una zuppa contro lo spreco, La SPA dei lombrichi e Rifò.

Una zuppa contro lo spreco è un progetto che nasce a Firenze nel 2017 grazie a SenzaSpreco e dis.forme per sensibilizzare contro gli sprechi alimentari. Per questo gli organizzatori raccolgono gli alimenti invenduti, donati dagli esercizi commerciali dell’area interessata dall'iniziativa, definiscono insieme ai partecipanti il menù, cucinano le diverse pietanze ed allestiscono il pranzo, offrendolo  gratuitamente a tutti gli avventori.

La SPA dei lombrichi invece è un progetto nato a Migliarino in provincia di Pisa con lo scopo di trasformare un rifiuto speciale, come il letame dei cavalli, in un fertilizzante.

Grazie alla collaborazione dell’Università di Pisa, il team di Bioxplosion ha sviluppato un sistema meccanizzato che crea un ambiente ideale per la vita dei lombrichi, che svolgendo il lavoro di “spazzini della terra”, ingeriscono il letame, lo digeriscono, lo purificano e trasformano in vermicompost.

Rifò è un progetto impegnato a combattere la sovrapproduzione di rifiuti tessili, l'azienda pratese, infatti, si rifà alla tecnica tradizionale della rigenerazione: parte dal riciclo degli scarti di tessuti già prodotti, mette in produzione solo dietro ordinazione e s’impegna sul fronte dell’inquinamento non utilizzando coloranti in quanto seleziona per colore gli scarti di lana e cashmere da rigenerare.

Testo di Stefania Calleri

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