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Riciclare gli scarti di pulper di cartiera

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07/12/2017 07:30

Dagli scarti di pulper a nuovi pallet di plastica: obiettivo del progetto Life Eco Pulplast

In Toscana è presente il distretto cartario di Lucca (il più grande d'Europa), che conta 120 stabilimenti produttivi. La produzione totale di questo distretto arriva a circa 1.2 milioni di tonnellate di carta tissue e 950,000 tonnellate di carta ad uso industriale, che equivalgono rispettivamente al 75% e al 40% della produzione totale italiana.

Gran parte della materia prima dell'industria cartaria proviene da carta e cartone recuperati, principalmente dalla produzione di carta ad uso industriale. Sebbene la catena di trasformazione della carta recuperata sia altamente ottimizzata, la carta recuperata contiene una parte di materiali che non possono essere riutilizzati e vengono scartati. Questo scarto costituisce il pulper, un rifiuto composto in gran parte di materie plastiche miste. Il solo distretto lucchese produce 100.000 tonnellate l'anno di pulper, che viene spedito in discarica o in inceneritori.

Il Progetto LIFE ECO-PULPLAST, avviato nel 2015 e tuttora in corso proprio nel distretto cartario lucchese, vuole dimostrare che riciclare lo scarto di pulper prodotto dalla cartiere è possibile. L’obiettivo principale del progetto è infatti quello di realizzare euro-pallet in plastica ecosostenibili da utilizzare nello stesso distretto che genera il materiale di scarto.

Un’iniziativa che si inserisce a pieno nel circuito di un’economia circolare, ma che intende anche ridurre l'impatto ambientale dovuto all'attuale trasporto degli scarti di pulper verso inceneritori e discariche e i relativi costi di smaltimento.

Ad oggi è stato sviluppato e collaudato un prototipo e sono state svolte prove industriali di separazione e avvio al riciclo dei materiali dello scarto di pulper ed in particolare della frazione di plastiche miste utilizzate per la fase di stampaggio. Le prove hanno avuto l’obiettivo di recuperare metalli, acqua e fibre di cellulosa attualmente scartate dalle cartiere. Specifiche analisi di laboratorio hanno poi consentito di valutare il livello di pulizia delle frazioni di materiali ottenuti.

Il progetto è stato presentato, alla fine del mese di ottobre 2017, come esempio virtuoso di economia circolare nell’ambito dell’incontro nazionale dei comuni e delle comunità che hanno adottato la strategia Rifiuti Zero, evento che ha visto raccolti sia amministratori che comunità locali ed ancora realtà economiche proprio come quelle coinvolte intorno al Progetto Life Eco Pulplast sostenuto da importanti gruppi industriali oltre che da Zero Waste Europe.

ARPAT segue con attenzione la sperimentazione in corso che, qualora confermasse le aspettative, consentirebbe uno sbocco degli scarti di pulper, alternativo allo smaltimento, certamente più aderente ai criteri di priorità nella gestione dei rifiuti, dettati dalla normativa ambientale e comunitaria.

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da Tirreno 22 12 2017_

Inviato da Utente anonimo il 30/12/2017 09:14

Da Il Tirreno: 22/12/2017 Tonnellate di fanghi dalla Piana alla Basilicata Per l’accusa finivano inceneriti (come il pulper) anche se non erano idonei A rischiare il processo sono i vertici delle cartiere Lucart e Pieretti di Luca Cinotti 22 dicembre 2017 LUCCA. Decine di migliaia di tonnellate di rifiuti di cartiera, caricati su camion e destinati a fabbriche di laterizi in Basilicata o a inceneritori e discariche fra Toscana e Umbria. Una rete per lo smaltimento abusivo di materiali pericolosi “camuffati” da rifiuti ordinari, buoni per costruire mattoni e per essere utilizzati come riempimento. Il panorama accusatorio disegnato da Giulio Monferini, sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia di Firenze e condensato nell’avviso di conclusione delle indagini sul traffico illecito di rifiuti in Toscana è pesante e chiama in casa i vertici di due importanti cartiere della lucchesia, Lucart e Pieretti, oltre a varie decine di altri indagati. Il filone lucano. Questa parte dell’inchiesta riguarda la Lucart di Porcari. Secondo l’accusa della Dda, a partire dal 2014 i fanghi prodotti dalla cartiera della Piana e da quella di Diecimo sarebbero stati portati in due fabbriche di laterizi in Basilicata, entrambe riferibili a Michele Scianatico: si tratta della Scianatico laterizi di Genzano di Lucania (Potenza) e dell’Ila laterizi di Borgo Venusio (Matera). Qui venivano bruciati contravvenendo alle autorizzazioni ambientali rilasciate dalla Regione Basilicata. Secondo l’accusa, sono complessivamente 21 le persone coinvolte in questo filone, e che ora rischiano il processo. A monte di tutto ci sono i produttori dei rifiuti. Sono quindi indagati i vertici della Lucart: l’amministratore delegato Massimo Pasquini, i componenti del cda Massimo Innocenti, Sandro Pasquini, Alessandro Pasquini, Guido Carissimo, il direttore commerciale Guido Pasquini, il responsabile dello stabilimento incaricato della gestione dei rifiuti Paolo Luigi Romanini, il direttore industriale Italia Daniele Nori, i direttori dello stabilimento di Porcari Maurizio Giordano e Pierluigi Della Monica e quello della fabbrica di Diecimo Roberto Benzi. A questi vanno aggiunti Ermanno Biemmi e Federico Ansaldi del Consorzio Torrente Pescia, che avrebbe anch’esso fornito fanghi da depurazione da smaltire in maniera illecita. Secondo l’accusa, i responsabili di Lucart avrebbero anche attestato falsamente la correttezza della classificazione del rifiuto. Intermediari in tutto questo sarebbero stati Domenico e Matteo del Carlo, titolari della Dc Recycling di Lucca, il faccendiere Tommaso Faccilongo (intermediario tra i Del Carlo e i produttori del rifiuto) e i trasportatori della ditta Ve.Ca. Sud: Lazzaro, Mario e Pietro Ventrone. Infine, indagati anche il già citato Michele Scianatico e i direttori dei due impianti lucani, Vincenzo Pugliese e Michele Di Stasi. Fra gli “illeciti profitti” contestati, i risparmi di Lucart per il trattamento dei fanghi che venivano smaltiti per una cifra definita «irrisoria», fra i 6 e i 10 euro a tonnellata. Le accuse sono di traffico illecito di rifiuti e attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Con l’aggravante, per i Del Carlo, Faccilongo, e i Ventrone, di aver agevolato il clan camorristico dei Casalesi, visto che la società di trasporti Ve.Ca. Sud sarebbe impresa riferibile proprio al clan casertano. Fra Toscana e Umbria. C’è un altro rifiuto tipico della cartiera, il pulper. Che - secondo il sostituto Monferini - veniva in realtà utilizzato per nascondere un’accozzaglia di plastiche, polistirolo, fanghi di disinchiostrazione della carta, morchie e farle finire o in inceneritori oppure nelle discariche per essere utilizzate come materiali di riempimento. Si tratta di decine di migliaia di tonnellate a partire dal 2013, che hanno fruttato milioni di ricavi sia per gli intermediari che per gli smaltitori finali. Oltre, ovviamente, a un risparmio nei costi di smaltimento delle cartiere. Coinvolta, oltre alla Lucart, è anche la Pieretti. Per questo, insieme agli amministratori e ai dirigenti della Lucart, sono stati indagati anche Luisiano Pieretti (titolare fino al settembre 2016 dell’industria cartaria), il presidente del cda Graziano Pieretti e gli ad Tiziano e Carmelina Pieretti. Il ruolo di intermediario sarebbe toccato in questo caso alla ditta 3F Ecologia: indagati sono i titolari Giulia, Mariano e Martino Fornaciari. Identici rispetto alla Basilicata i trasportatori, cioè i tre Ventrone della Ve.Ca. Sud. Variegata, invece, la platea dei destinatari: la discarica Rea Impianti a Rosignano (indagata l’ad Lilia Benini), l’inceneritore di Acea a Terni, gestito da Aria srl, un altro impianto sempre a Terni (quello di Terni biomasse) e le discariche di Pistoia Ambiente ed Ecofor, oltre all’impianto Css di Gallicano e gli inceneritori di Brescia. Oltre ai reati ambientali per la gestione e lo smaltimento illegale dei rifiuti, ci sono anche le contestazioni di truffa ai danni della Regione per il mancato pagamento dell’ecotassa. Di questo sono accusati i rappresentanti di 3F, Lucart e Pieretti. Per tutti, poi, c’è l’accusa di aver falsificato i certificati di analisi, utilizzando campioni di pulper non rappresentativi del rifiuto per farli apparire come rispettosi dei parametri di legge. Infine, per i tre Fornaciari, è confermata la pesantissima accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti, alla truffa e al falso con l’aggravante di aver agevolato i clan dei Casalesi tramite la Ve.Ca. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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