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Italia a fuoco: una iniziativa di cittadini attivi

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05/09/2017 07:30

Mappe e opendata degli incendi verificatisi in Italia dal 2009 ad oggi. Una campagna per coinvolgere i cittadini contro la speculazione sui terreni colpiti dagli incendi

Sono sempre di più i cittadini attivi che si organizzano e promuovono iniziative, specialmente in campo ambientale.

È il caso di "Italia a fuoco", un progetto non profit, organizzato interamente da volontari, nato per condividere informazioni utili e verificate sugli incendi che ogni estate affliggono l’Italia.

Il progetto si pone come scopo quello di aggregare e non disperdere contenuti utili a tutti provenienti da fonti di varia natura (ufficiali e non) e non vuole in alcun modo sostituirsi a fonti istituzionali di informazione a cui i promotori rimandano caldamente per l’attendibilità.

Il progetto è utilizzabile da organizzazioni, associazioni, gruppi informali ed anche pubbliche amministrazioni che avessero bisogno di un servizio per informare su quanto sta avvenendo a seguito degli incendi.

L’idea è di Matteo Tempestini, Matteo Fortini e Andrea Borruso e nasce a seguito di maturata esperienza di hacking civico, ma il sostegno è di chiunque vuole darlo (privati, associazioni, imprese, istituzioni) purché l’iniziativa non sia strumentalizzata per secondi fini e di questo chi ha ideato il progetto cerca di farsi garante.

Su Italiaafuoco.it è possibile consultare i dati (scaricabili in formato open) e la mappa, regione per regione, degli incendi divampati in Italia dal 2009 al 2016. Sono più di 560 le notizie di incendi in Italia raccolte da maggio nella mappa creata da Italia a Fuoco.

I promotori hanno anche lanciato una campagna "No alle speculazioni sui territori se il cittadino si informa e partecipa". Infatti, dopo ogni incendio, si presenta il problema speculazione: i terreni perdono il proprio valore e la loro destinazione urbanistica può cambiare a favore dei costruttori, oppure possono trasformarsi in luoghi di scarico illecito di rifiuti. Solo nel 2016, secondo il rapporto Ecomafia 2017 di Legambiente, sono stati 4.635 gli incendi che hanno mandato in fumo 27mila ettari, 322 persone sono state denunciate, con 14 arresti e 96 sequestri.

Per contrastare questo fenomeno una legge c’è già: la 353/2000, “finalizzata alla conservazione e alla difesa dagli incendi del patrimonio boschivo nazionale quale bene insostituibile per la qualità della vita”. La legge prevede che “le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni.”

Per applicarla però c’è un vincolo: i comuni devono aggiornare il catasto incendi e pubblicarlo nell’albo pretorio. E qui il cittadino può fare la sua parte: sul sito di Italia A Fuoco c’è una sezione specifica per creare facilmente la richiesta di pubblicazione del dataset dei catasti delle terre bruciate del comune di interesse. Questa avrà lo scopo di sensibilizzare le Pubbliche Amministrazioni ad informare correttamente su quali siano gli incendi avvenuti e ad applicare esattamente l’art. 10 comma 2 della Legge 353/2000 chiedendo l’elenco con relative perimetrazioni dei soprassuoli già percorsi dal fuoco nell’ultimo quinquennio.

È un diritto di qualsiasi cittadino e, in questo caso, una fortissima leva contro gli incendi perché ne elimina uno dei principali presupposti alle successive speculazioni. Una semplice richiesta può rappresentare un atto di grande umanità per le comunità, la natura e per l’intero sistema economico sociale”, spiega Giuseppe Ragusa, attivista civico del progetto.

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