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FOIA, questo sconosciuto

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18/04/2017 07:30

Presentate circa 800 richieste ad amministrazioni pubbliche in tutta Italia, il 73% delle quali non ha avuto risposta

Nel dicembre scorso, con il decreto attuativo della riforma della pubblica amministrazione, l’Italia ha adottato una legislazione sul modello del Freedom of Information Act, come era stato richiesto con forza da numerose organizzazioni della società civile e da autorevoli esperti.

Con la nuova normativa, i cittadini hanno ora diritto di conoscere dati e documenti in possesso della pubblica amministrazione, anche senza un interesse diretto, come già avveniva in campo ambientale con il decreto legislativo n 195 del 19 agosto 2005, che disciplina l’accesso del pubblico all’informazione ambientale.

L'ONG Diritto Di Sapere, che si occupa di tutela e promozione del diritto di accesso alle informazioni come strumento di democrazia e partecipazione civile, con il coinvolgimento di 56 volontari tra giornalisti, cittadini e attivisti di ONG come Greenpeace, Legambiente, Transparency International, ha svolto il primo monitoraggio sull’applicazione del diritto di accesso generalizzato (Foia).

Il rapporto, a cui è stato dato il significativo titolo "Ignoranza di Stato", è stato realizzato inviando 800 richieste di accesso generalizzato a numerose amministrazioni pubbliche in tutta Italia.

Il primo dato è che nel 73% dei casi i richiedenti non hanno ricevuto alcuna risposta!

Secondo gli organizzatori, poi, uno su tre dei rifiuti che sono stati opposti alle richieste sono illegittimi, perché l’accesso è stato negato per mancanza di motivazione o utilizzando eccezioni non previste dal decreto trasparenza, a riprova che la nuova norma è ancora poco conosciuta e rispettata dalle Pubbliche amministrazioni (PA).

Per quanto allarmante, il quadro che emerge dal monitoraggio dà anche una speranza di miglioramento.

Alcune delle richieste erano infatti state presentate (e rigettate) in una precedente indagine analoga, nel 2013, perché basate sulla legge 241/1990 (che presentava molte più limitazioni).

Quest’anno hanno ottenuto invece risposta positiva, permettendo di ottenere informazioni di indubbio interesse pubblico.

In breve, se applicato meglio e con meno discrezionalità da parte delle amministrazioni, nei prossimi anni il Foia potrebbe davvero contribuire a rendere l’Italia un po’ più trasparente.

Per quanto riguarda il campo ambientale i dati richiesti - essenzialmente da parte di Greenpeace - hanno riguardato incidenti sulle piattaforme petrolifere, uso di fitosanitari in agricoltura, presenza nell’acqua di composti chimici potenzialmente dannosi per la salute umana, rispetto dell’obbligo di installare impianti rinnovabili su edifici di nuova costruzione o sottoposti ad ingenti ristrutturazioni.

Le richieste inoltrate come Greenpeace Italia hanno quasi tutte ricevuto risposta, mentre l’unica istanza a nome di un privato cittadino (riguardante il rispetto dei vincoli di legge relativi a impianti di energia a fonti rinnovabili sui nuovi edifici) non ha ricevuto alcun riscontro.

In generale, secondo l'organizzazione ambientalista, le risposte sono state spesso vaghe e incomplete e rimandavano ad altri enti competenti, dai quali però non hanno ricevuto alcuna risposta.

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