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Un Decreto del Ministero della Salute limita l'uso del glifosate

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01/09/2016 08:00

Fra l'altro ne revoca l'impiego nelle aree frequentate dalla popolazione

Nel marzo scorso l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (International Agency for Research on Cancer - IARC) ha dichiarato la probabile cancerogenicità del glifosate, uno dei pesticidi maggiormente utilizzato, in base a studi effettuati sull'esposizione al prodotto di parte della popolazione mondiale e di animali di laboratorio.

In applicazione del principio europeo di precauzione, a seguito della pronuncia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, la Regione Toscana ha vietato l'impiego del Glyphosate in ambito extra-agricolo. Con successiva Delibera della Giunta regionale 821/2015, nel confermare il divieto, è stata introdotta una deroga nei casi in cui le ASL valutino inattuabili e più pericolosi per la popolazione metodi di diserbo alternativi.

A livello europeo si è aperto un ampio dibattito sulla necessità o meno di vietare l'uso di questa sostanza, con pronunciamenti discordanti dei vari soggetti interessati (vedi posizione EFSA Autorità Europea Sicurezza Alimentare).

Alla fine di giugno di quest'anno, la Commissione Europea ha prorogato l'autorizzazione all'uso di questa sostanza per 18 mesi. La risoluzione è stata assunta in attesa dell'espressione dell'E.CH.A. - European Chemicals Agency, l'Agenzia europea per le sostanze chimiche, e per questo si è optato per una proroga di un periodo di tempo limitato anziché i consueti 15 anni che normalmente vengono concessi ai prodotti fitosanitari. L'Italia rientra tra i Paesi che si sono opposti al rinnovo dell'autorizzazione di tale prodotto.

Agli inizi di agosto la Commissione Europea ha poi adottato il regolamento di esecuzione 2016/1313, con il quale sono dettate le condizioni di approvazione della sostanza attiva glifosato. A seguito di questo regolamento, a sua volta il Ministero della Salute il 9 agosto scorso ha emanato un decreto con il quale, a decorrere dal 22 agosto 2016, si adottano disposizioni di modifica delle condizioni d'impiego di prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosate, fra le quali segnaliamo:

  • la revoca dell'impiego nelle aree frequentate dalla popolazione (...) quali: parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all'interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie;
  • revoca dell'impiego in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura;
  • il divieto, ai fini della protezione delle acque sotterranee, dell'uso non agricolo su: suoli contenenti una percentuale di sabbia superiore all'80%; aree vulnerabili e zone di rispetto.

Con l'occasione si ricorda che ARPA Toscana è fra le poche - insieme con le agenzie della Lombardia e del Veneto - che ricerca i residui di glifosate nelle acque (vedi Fitofarmaci nelle acque in Toscana) sviluppando uno specifico metodo analitico accreditato.

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Commento

Inviato da Utente anonimo il 05/09/2016 20:34

"in base a studi effettuati sull'esposizione al prodotto di parte della popolazione mondiale e di animali di laboratorio" La decisione del IARC è stata presa sulla base di diversi studi epidemiologici in alcuni paesi che hanno dato risultati variabili con una associazione positiva con i linfomi NH. La stessa IARC definisce come limitata l'evidenza sull'uomo "There is limited evidence in humans for the carcinogenicity of glyphosate. A positive association has been observed for non-Hodgkin lymphoma." pag.78 In studi sperimentali su animali da laboratorio e cellule batteriche e/o di mammifero, sono emersi elementi tali da ritenere il glifosate come 2a "Glyphosate is probably carcinogenic to humans (Group 2A)". Nessuno ha fatto studi su parte della popolazione mondiale e comunque tali studi come tutti gli studi epidemiologici hanno dato risultati discordanti. Ritengo utile sottolineare che la IARC non esprime un giudizio autorizzativo e quindi rilascia una stima del rischio in merito alle condizioni di esposizione, ma una valutazione parziale basata solo sugli studi pubblici della possibile/probabile/certa azione cancerogena. Per dare una idea delle sostanze presenti nel gruppo 2A ci sono tra gli altri: la lavorazione del bitume (2013) la malaria (2013) il virus HPV ceppo 68 (2012) la lavorazione del vetro la combustione di biomasse in casa (2010) il lavoro del parrucchiere (2010) il friggere (2010) lavori che comportano disturbi al ritmo circadiano (2010) la carne rossa il consumo di bevande sopra 65° C etc etc Speriamo che anche su queste intervenga con la stessa celerità la Regione ed il Ministero ....

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