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Studiato in 17 città francesi l’impatto del PM10 sulla salute dei cittadini

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21/01/2015 08:00

Anche a livelli bassi di esposizione, le particelle fini aumenterebbero il rischio di morte a breve termine

Nell’articolo “Short-term impacts of particulate matter (PM10) on mortality in 17 French cities, 2007-2010”, apparso il 6 gennaio 2015 sul Bollettino epidemiologico settimanale (BEH) dell’Istituto di sorveglianza sanitaria francese (InVS), sono stati presentati i risultati della ricerca che ha preso in esame le associazioni, a breve termine, tra PM10 e mortalità giornaliera valutando cause, fasce d'età e stagioni in 17 città francesi metropolitane, tra il 2007 1 il 2010.
Secondo gli studiosi, il PM10, prodotto dai gas di scarico dei veicoli, dall'attività industriale o impianti di riscaldamento, colpisce il sistema respiratorio e il cuore in maniera tale che episodi quali ictus, attacco cardiaco, embolia polmonare, ecc. possono verificarsi entro cinque giorni dopo l'esposizione portando a concludere che anche a livelli relativamente bassi di esposizione, le particelle fini aumentano il rischio di morte a breve termine.

Per gli studiosi, ogniqualvolta che il PM10 aumenta di 10 microgrammi per metro cubo (µg/m3), il rischio di morte cresce dello 0,5%, con un aumento del rischio di 1,04% per gli over 75.
La ricerca ha coinvolto 15,3 milioni di cittadini abitanti in 17 città fra cui Parigi e dintorni (43% del campione), Bordeaux, Lione, Lille, Le Havre, Marsiglia, Rouen, Strasburgo, Montpellier.
Il valore di 40 µg/m3 di PM10 imposto dalla normativa europea non è stato superato in alcuna delle città campione; ma è la sola Digione a rispettare il limite consigliato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), di 20 µg/m3.

Marsiglia è la città dove l'aria è più inquinata da polveri sottili, seguita da Lille, Lione, Nizza, Grenoble e Lens-Douai e dalla capitale Parigi.

In un precedente studio del 2012, condotto sempre dall’InVS su 9 città, si evidenziava come il rispetto del valore 20 µg/m3 caldeggiato dall’OMS avrebbe potuto evitare ogni anno 250 morti e circa 1.000 ricoveri e che elevati livelli di PM2.5 erano, a lungo termine, responsabili di oltre 2.900 morti premature.

Anche se i picchi di inquinamento si verificano durante l'inverno, il rischio di morte a breve termine a causa dell'inquinamento è significativamente più elevato durante l'estate, soprattutto per motivi cardiovascolari (3%) perché i cittadini trascorrono più tempo all'aperto e aprono più spesso le finestre delle abitazioni, e la maggiore temperatura dell'aria aggrava i meccanismi fisiologici che permettono al corpo di regolare la propria temperatura indebolendo il corpo e rendendolo più sensibile all'inquinamento.

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