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L'Istituto Superiore di Sanità pubblica delle linee guida per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano

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20/02/2015 07:00

I "Water Safety Plans" dell’Organizzazione Mondiale della Sanità come modello di riferimento

La qualità dell’acqua e il suo utilizzo è sempre stata al centro delle politiche europee e, forse non a caso, anche l’unica proposta di legge di iniziativa popolare "Right2water" riguarda la possibilità di garantire l’accesso all’acqua potabile a tutti cittadini europei, e ha condotto la Commissione Europea ad esortare gli Stati membri a intensificare gli sforzi per garantire la fornitura di acqua sempre migliore conformemente alle indicazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
L’attuale normativa europea, da cui discende quella italiana, prescrive il rispetto di valori minimi in quanto a salubrità e qualità nel punto in cui l’acqua è disponibile per il consumo. A corollario vi sono una serie di misure che riguardano la sicurezza e l’efficienza di tutta la filiera che va dalla captazione della risorsa idrica, fino al rubinetto dei consumatori finali. Trasversalmente si innesta la sorveglianza e il monitoraggio delle caratteristiche delle acque nei vari segmenti della filiera, messa in atto dalle autorità sanitarie e dai gestori idrici.

In Italia la qualità dell’acqua, come dimostrano i monitoraggi condotti sistematicamente, è generalmente buona e si riscontra un ridotto numero di eccezioni in aree circoscritte del territorio, ma per mantenere un buon livello è necessario che le strategie di controllo si aggiornino continuamente allo stato delle conoscenze circa l’analisi dei rischi.conformità della qualità dell'acqua al consumo agli obiettivi per la tutela della salute umana
L’OMS nelle sue linee guida sulla qualità delle acque potabili afferma che il sistema più efficace per garantire la sicurezza del sistema idrico sia quello di utilizzare un approccio di valutazione e gestione del rischio globale che comprenda tutte le fasi della filiera idrica. Questo tipo di approccio, denominato Water Safety Plans (WPS, in italiano Piani di Sicurezza dell’Acqua - PSA) è stato già recepito a livello legislativo da alcuni Stati membri quali l’Irlanda, il Portogallo, la Germania, e il Regno Unito.

Il concetto base è quello di passare da un sistema di sorveglianza di segmenti circoscritti verso un sistema globale di valutazione e gestione del rischio che consenta anche un certa flessibilità di fronte a nuovi scenari di vulnerabilità (es. insorgenza di contaminanti)
Le “Linee guida per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello dei Water Safety Plans”, pubblicate dall’ISS ed elaborate da un ampio gruppo di lavoro coordinato dall’ISS, dal Ministero della salute e ARPA Piemonte, cercano di sistematizzare e organizzare criteri, metodologie e pratiche, molte delle quali già in essere, garantendone la sicurezza secondo il modello proposto dall’OMS di consolidata evidenza scientifica. Al gruppo di lavoro, proprio all’insegna di un approccio globale, hanno collaborato alcune ARPA, USL, Università, Enti locali e gestori di servizi.
I primi destinatari sono i gestori del servizio idrico, le autorità sanitarie e ambientali preposte alla tutela della salute, ma anche i consumatori o stakeholders che vogliono approfondire le proprie conoscenza sulla sicurezza igienico-sanotaria delle acque destinate al consumo umano.

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