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Cianobatteri lacustri al centro di uno studio internazionale

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22/05/2015 08:00

La loro massiccia fioritura dovuta ad azoto, fosforo e aumento delle temperature

Sulla rivista scientifica Ecology Letters è apparso recentemente uno studio riguardante la fioritura di cianobatteri lacustri condotto da un team internazionale composto esperti di paleo e neo-limnologia provenienti da Francia, Spagna, Regno Unito, Malesia, Canada e Italia - che ha partecipato con i ricercatori dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi del CNR.
Questi batteri fotosintetici producono una schiuma maleodorante blu-verde sulla superficie di stagni e laghi durante i mesi estivi e possono sprigionare tossine potenzialmente tossiche per gli animali e l’uomo. I sintomi più comuni di esposizione acuta a fioriture algali nocive sono rash cutaneo o irritazione, gastroenterite e problemi respiratori, mentre esposizioni a basse dosi nel corso della vita possono provocare tumori al fegato o alterazioni del sistema endocrino.

Lo studio è stato condotto in Nord America e Europa utilizzando carote di sedimento rappresentative degli ultimo 200 anni e appartenenti a 108 laghi e su analisi limnologiche a lungo termine di altri 18 casi. L’innovazione nella conduzione dell’indagine è stata quella di utilizzare, come tracciante della presenza di cianobatteri, dei pigmenti fotosintetici depositati nelle carote lacustri rappresentativi dei diversi gruppi algali e batterici dei laghi.
Questo metodo ha consentito la ricostruzione l’evoluzione della presenza dei gruppi algali nel tempo, dimostrando come le fioriture siano notevolmente aumentate a partire dal 1945 con ulteriori accelerazioni nel 1973 e 1985. Il fenomeno, secondo gli esperti, sarebbe da mettere in relazione con l’utilizzo massiccio di fertilizzanti industriali e con la rapida crescita delle città.
Il letteratura, le fioriture dei cianobatteri sono state associate a condizioni di acque relativamente calde e ricche in nutrienti algali, principalmente fosforo e azoto. Nell’articolo si dimostra come il ruolo principale sia da attribuire ai nutrienti, e principalmente all’azoto di origine atmosferica, soprattutto in molti ambienti alpini dove, nei 5 anni precedenti il campionamento, da aprile a ottobre, si sarebbe registrata una temperatura media dell’aria superiore a 10.5 °C.

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