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ARPAT segnala l’incremento della presenza di fitofarmaci nelle acque

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28/05/2014 15:00

Chiesta attenzione ai gestori dei servizi idrici ed alle ASL

Nei giorni scorsi ARPAT ha trasmesso a tutti i soggetti interessati (Regione, ASL, Comuni, Gestori dei servizi idrici) una relazione sulla presenza di fitofarmaci nelle acque superficiali e sotterranee destinate alla produzione di acque potabili.

Dal monitoraggio che l’Agenzia ha svolto nel 2013 è emerso, soprattutto per le acque superficiali, un deciso incremento di casi positivi, cioè di analisi che hanno rilevato la presenza di residui di queste sostanze in quantità superiore ai limiti di determinazione analitica, alcuni dei quali caratterizzati da valori di concentrazione superiore al valore limite per le acque potabili stabilito dalla legge (0,10 μg/L).

I risultati si riferiscono ad analisi condotte sulle acque “grezze”, che normalmente sono sottoposte a specifici trattamenti di potabilizzazione prima della loro immissione nella rete acquedottistica. (vedi rapporto sul monitoraggio 2013 delle acque destinate alla potabilizzazione)

Tenuto conto che non è scontata né l’efficacia dei trattamenti ordinari di potabilizzazione nell’abbattimento dei prodotti riscontrati, né la loro ricerca nelle analisi di routine di verifica dell’acqua immessa in condotta, si è ritenuto opportuno portare tale problematica all’attenzione della Regione Toscana, per valutare azioni preventive e correttive a tutela dei corpi idrici interessati, dei Gestori del Servizio Idrico Integrato e delle Aziende Sanitarie Locali, che, a diverso titolo, sono i soggetti deputati a garantire la verifica del rispetto dei limiti di legge delle acque destinate al consumo umano.

L’Agenzia ha inoltre ritenuto ragionevole tenere informati quei Comuni nel cui territorio si sono registrati i casi nei quali si è superata la soglia limite per le acque potabili.

I risultati ottenuti dal monitoraggio ripropongono il tema della disciplina delle aree di salvaguardia delle acque sotterranee e superficiali destinate al consumo umano, nelle quali l’uso di prodotti fitosanitari sarebbe vietato o, quanto meno, sarebbe da disciplinare secondo specifici piani di utilizzo.
Particolare preoccupazione destano laghi ed invasi, soprattutto di ridotte dimensioni e di scarso ricambio di acqua, che sembrano i corpi idrici più esposti ad un fenomeno di accumulo di sostanze attive persistenti alla degradazione.

punti di prelievo per il monitoraggio della presenza di fitofarmaci nelle acque della Toscana

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