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Le problematiche connesse con il perdurare della presenza di manufatti contenenti amianto

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09/08/2011 07:00

Pubblicato su Epidemiologia e prevenzione un interessante articolo che fa il punto sulla situazione, a diciannove anni dal varo della normativa che ha messo al bando l’escavazione, l’importazione, la fabbricazione e il commercio di nuovi manufatti contenenti amianto (MCA), ma non l’uso di quelli esistenti.

Questo intervento, di Stefano Silvestri, dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica toscano, propone alcune riflessioni sul significato della diffusa presenza di manufatti, sia in ambito civile sia industriale, e valuta concretamente se il perdurare della presenza provochi ricadute negative per la salute della popolazione generale e di quella lavorativa.
 

Da questa breve analisi della situazione attuale l’autore rileva che:

  • a 18 anni dalla messa al bando dell’introduzione di nuovo amianto sul mercato è necessario ripensare al processo di fuoriuscita per “morte naturale” e prendere in seria considerazione la possibilità di imprimere un’accelerazione al pro-cesso di dismissione dell’uso, anche mediante un provvedimento normativo nazionale;
  • la legge di messa al bando, anche se si è dimostrata efficace nel divieto di nuove utilizzazioni, non ha completamente interrotto il rischio derivante dalle esposizioni residue e incontrollate che sono emerse con chiarezza dal 1992 a oggi, dimostrando che l’efficace prevenzione primaria possa raggiungersi soltanto con l’eliminazione totale di tutto l’amianto ancora in opera;
  • è necessario uno stretto dialogo e una forte collaborazione tra sanità e ambiente, in particolare tra i Ministeri e i rispettivi Assessorati regionali per studiare le forme più efficaci di raggiungimento di obiettivi intermedi e strategici di lungo termine;
  • la chiave di volta per l’accelerazione del processo di fuoriuscita, rappresentata dalla disponibilità di siti in cui mettere a dimora queste ingenti quantità di materiali, si è dimostrata in questi anni l’anello più debole dell’intera catena.

La rivista Epidemiologia & Prevenzione


 

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