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La noce di mare sul litorale Toscano

Hanno contribuito: Area Mare ARPAT
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23/08/2011 07:10

In questi ultimi tempi ci sono state varie segnalazioni della presenza nel mare toscano di una specie di ctenoforo tentacolato, la cosiddetta noce di mare (Mnemiopsis leidyi), che assomiglia alle comuni meduse, ma che non è urticante.

La noce di mare sul litorale Toscano

foto di noce di mare

In questi ultimi tempi ci sono state varie segnalazioni della presenza nel mare toscano di una specie di ctenoforo tentacolato, la cosiddetta noce di mare (Mnemiopsis leidyi), che assomiglia alle comune meduse, ma che non è urticante.
 
La noce di Mare (Mnemiopsis leidyi) è una specie di ctenoforo tentacolato, originario delle acque costiere dell'Atlantico occidentale introdotto in Mediterraneo probabilmente trasportato nelle acque di zavorra delle navi. Il corpo è lobato e di forma ovale e trasparente, con quattro file di ciglia che corrono lungo il lato verticale emettendo luce blu-verde quando sono disturbati. A differenza degli cnidari (meduse), gli ctenofori (Mnemiopsis) non pungono. Il loro corpo contiene acqua al 97% sono piccoli animali, di lunghezza massima di circa 7-12 centimetri e un diametro di 2,5 centimetri. E’ euriecio cioè tollera un vasto range di salinità (2-38 psu) e di temperatura (2-32 °C). questi organismi marini sono ermafroditi e la fecondazione avviene all’esterno.
 
Mnemiopsis è carnivoro e consuma zooplancton, compresi crostacei, soprattutto uova e larve dei pesci, a volte mangia piccoli individui della propria specie. Ha anche molti predatori come gli organismi dello zooplancton (Beroe e Scyphozoa), vertebrati, ecc.
 
La grande tolleranza di questa specie ai diversi fattori ambientali lo rende capace di adattarsi a tutte le condizioni presenti in Mediterraneo. Può esserci preoccupazione in relazione alla sua capacità di compromettere gli stock ittici, sia attraverso una competizione per le risorse, sia a causa della dieta costituita, come detto, prevalentemente da uova e larve di pesce. In tal senso Mnemiopsis leidyi è in grado di condizionare interi ecosistemi e ridurre drasticamente l’ittiofauna delle aree che riesce a colonizzare, naturalmente se ciò avviene in grandi quantità.
 
Ecco perché questa specie è da tempo sorvegliata e le sue segnalazioni sono molto importanti. ARPAT nell’ambito del suo lavoro di monitoraggio dell’ambiente marino, registra anche questi fenomeni che trasmette al Prof Ferdinando Boero dell’università del Salento che coordina, a livello internazionale, il progetto sulle meduse e affini del Mediterraneo.
 
Mnemiopsis leidyi è stato introdotto incidentalmente per la prima volta nel Mar Nero nel 1980 tramite le acque di zavorra delle navi. Nel 1989, la popolazione di questo ctenoforo nel Mar Nero aveva raggiunto il livello più alto, con circa 400 esemplari per m³ di acqua (> 10 animali / metro cubo). Ciò ha causato un drastico calo delle popolazioni ittiche, in particolare l’acciuga (Engraulis encrasicholus) ha conosciuto un declino che ancora oggi non è stata in grado di recuperare. Questo ha determinato grossi problemi all’economia della pesca di molti Paesi del Mar Nero.
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